“The Road”

Mi capita raramente di recensire Film di “largo consumo”. E’ più probabile infatti trovare “chicche” in prodotti di nicchia. Tuttavia il film che ho visto un paio di sere fa “The Road” ha stimolato qualche rilfessione che mi piacerebbe condividere con voi.

Il film del regista John Hillcoat è tratto dal libro “The Road” di Cormac McCarthy e racconta di un futuro post apocalittico e del viaggio di un padre e di suo figlio in una Terra ormai morta.

Il tema, a prima vista, non pare certo originale. Tuttavia è interessante notare che non venga affatto spiegato quale sia il cataclisma che ha estinto vita animale e vegetale e relegato il mondo ad un eterno inverno di neve e cenere. Questo ci fa subito capire che l’autore vuole sottolineare qualcos’altro.

In film di diverso spessore come i vari “Mad Max” o “Io sono Leggenda” o “L’ombra dello Scorpione” o “L’uomo del giorno Dopo” o “Waterworld” (gli ultimi due considerati due flop dell’attore Kevin Kostner) si vede la fine della nostra civiltà, ma non la fine dell’umanità.  Dopo l’immancabile disastro si riformano comunità, l’uomo si riorganizza. Le trame sono pervase dalla speranza di un nuovo inizio.

In questo film no.
Il regista vuole presentarci un mondo privo di speranza: gli alberi cadono, privi di nutrimento, gli animali si sono estinti, il mare ha esaurito il suo blu, l’essere umano uccide senza pietà e divora i suoi simili. L’uomo può solo sopravvivere con l’ottica presto o tardi di dover morire.
In viaggio verso sud, il genitore racconta al bambino la sua vita a colori, piena di musica e della dolcezza bionda di sua madre, inghiottita dalla notte e dalla paura di sopravvivere.

Ed ecco la grande riflessione che traspare nell’opera:
La Speranza è un diritto di tutti, del migliore e peggior uomo, del più felice e del più disperato. Non si può vivere senza speranza, quasi ossimoricamente non si può. The Road ha lo straordinario coraggio di farci credere che, al contrario, ce la si può fare. [Oh Dae-soo – Filmscoop.it]

Un’esplorazione profonda nel buio dell’anima umana, un pessimismo assoluto dove il peggiore dei mondi possibili diventa concretamente reale.
In quale mondo un padre deve insegnare al figlio come suicidarsi? Vale la pena vivere in un mondo simile? Interminabile cammino su strade di disperazione da percorrere con animale istinto di sopravvivenza: ecco l’aspettativa dei protagonisti di questo film.

Questo Film non ci racconta la fine del mondo (ecco la vera originalità), ma la fine dell’umanità. Un cataclisma ha distrutto la civiltà.  La fame, la disperazione e la mancanza di un futuro hanno ucciso l’uomo e la sua anima.

Tuttavia ciò che il film ci regala è un messaggio di vita e dignità.
Perché lottare, sfuggire ai “cattivi”, gioire per aver trovato provviste quando la vita si presenta come un “Miglio Verde” lungo migliaia di Kilometri e decine di anni? Nel lungo viaggio senza fine traspare un chiaro processo educativo nei confronti del ragazzo. Un processo che lo porterà, non senza fatica, a discernere il bene dal male e a non perdere quella dignità che ci identifica come esseri umani.

Questo perché, anche senza un futuro, è un diritto dell’uomo morire come tale. Avendo cioè acquisito quella maturità che ci permetterà di accettare l’inevitabile.

Il Film si può vederlo anche in Streming su Megavideo, basta fare una ricerca su Google.

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