La Dignità del Giocoliere
06/06/2013

il-giocoliere

 

 

 

Da qualche mese, ogni mattina andando al lavoro, incrocio al semaforo un giocoliere che diletta le macchine in attesa del verde con un piccolo spettacolo con i birilli. E abbastanza bravo, mi pare, ma di tanto in tanto mi è capitato di coglierlo in errore e di vedere cadere in terra uno dei suoi bianchi birilli.

Non si arrabbia con se stesso,
Non scarica la colpa su altri,
Non cerca di rattoppare la sua prestazione facendo finta che fosse programmato,
Non fa finta di niente,

Si ferma, chiede scusa agli spettatori, fa un inchino e si ritira.
La performance non è degna di essere continuata, ovvero di essere remunerata.

Non chiede nulla e attende il prossimo rosso, con quella dignità che nel lavoro è quasi scomparsa.
E mi chiedo quanti lo hanno notato (pochi direi a vedere quanti abbassano il finestrino per dargli una moneta o una parola buona), quanti riconoscono un qualche valore in ciò che fa, quanti vedono l’impegno e la passione che mette. La fatica di un lavoro di strada, che tanti vedono come un chiedere l’elemosina, in maniera leggermente più creativa.

Ma queste riflessioni non lo toccano, non lo preoccupano, non lo infastidiscono.
Arriva il rosso e lui ha un lavoro serio da portare avanti: stupire e far nascere un sorriso.

 

 

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Rosa Parks – l’espressione individuale di una bramosia infinita di dignità umana e libertà
29/03/2011

“Mettendosi a sedere, lei si alzò per difendere i diritti di tutti e la dignità dell’America” [Bill Clinton durante la consegna della Medaglia d’oro al Merito del Congresso]

Il Fatto
Il primo dicembre 1955 Rosa Louise MaCauly sposata Parks, dopo una giornata di lavoro particolamente pesante, era lavorante sarta in un grande magazzino di Montgomery, la capitale dell’Alabama, e dopo una lunga attesa alla fermata dell’autobus e al freddo, salì sull’autobus, ed essendo esausta si mise a sedere in una delle file di mezzo (per i neri era riservata solamente la parte di dietro degli autobus). L’autobus continuò a caricare passeggeri finchè non fu pieno. Il conduttore del mezzo, vedendo un bianco in piedi, pretese che lei si alzasse e gli cedesse il posto. Rosa Parks si rifiutò e venne arrestata. Così cominciò la battaglia non violenta contro l’ingiustizia e la segregazione razziale.

Il Contesto Storico
Negli stati del Sud degli USA, come l’Alabama, vigevano le leggi di “Jim Crow” che imponevano una violenta segregazione alla popolazione “di colore”. I negroes, come venivano chiamati con disprezzo gli afroamericani, non potevano accedere ai luoghi frequentati dai bianchi. “White only” era il cartello che appariva dappertutto, fuori dai ristoranti, dalle scuole, sui treni. I negroes avevano il loro bagni pubblici, i loro ospedali, scuole, negozi.
Eppure nel 1863 il presidente Abramo Lincoln aveva combattuto e vinto la guerra di secessione contro gli stati del Sud dominati dai proprietari delle grandi piantagioni di cotone e tabacco e alleati con la Corona britannica e aveva abolito la schiavitù. Ma lentamente e soprattutto dall’inizio del 1900 il razzismo e il potere delle oligarchie divennero nuovamente dominanti. Gli incapucciati del KKK con le loro croci infuocate controllavano il territorio e picchiavano selvaggiamente e uccidevano chi non “stava al suo posto”.

 

La Rivolta
Quella notte, cinquanta leader della comunità afro-americana, guidati dall’allora sconosciuto pastore protestante Martin Luther King si riunirono per decidere le azioni da intraprendere per reagire all’accaduto, mentre c’erano già state le prime reazioni violente: il giorno successivo incominciò il boicottaggio dei mezzi pubblici di Montgomery, protesta che durò per 381 giorni; dozzine di pullman rimasero fermi per mesi finché non fu rimossa la legge che legalizzava la segregazione. Questi eventi diedero inizio a numerose altre proteste in molte parti del paese.

 

 

Rosa Parks e Martin Luther King

Lo stesso King scrisse sull’episodio descrivendolo come:

 

Rimase seduta a quel posto in nome dei soprusi accumulati giorno dopo giorno e della sconfinata aspirazione delle generazioni future.

 

Nel 1956 il caso della signora Parks arrivò alla Corte Suprema degli Stati Uniti d’America, che decretò, all’unanimità, incostituzionale la segregazione sui pullman pubblici dell’Alabama. Da quel momento, la Parks divenne un’icona del movimento per i diritti civili.

 

 

L’autobus ora esposto all’Henry Ford Museum

 

Un Lungo Percorso
Sebbene non fosse una dei leader del movimento per i diritti civili che si stava sviluppando nell’ultima parte degli anni cinquanta, la figura di Rosa rimaneva un simbolo importantissimo per gli attivisti, ed era quindi mal vista dagli ambienti contrari alla protesta nera. Ricevette numerose minacce di morte e non riuscì a trovare più lavoro, quindi si trasferì a Detroit, nel Michigan, all’inizio degli anni sessanta, dove ricominciò a lavorare come sarta . Dal 1965 al 1988 lavorò come segretaria per il membro del Congresso John Conyers.

Nel febbraio del 1987 Parks fondò il Rosa and Raymond Parks Institute for Self Development insieme a Elaine Eason Steele in onore del marito Raymond Parks. Nel 1999 ha ottenuto la medaglia d’oro al merito del Congresso.

È morta a Detroit per cause naturali il 24 ottobre del 2005.

 

Fonti:

http://www.ultrasapiens.it
http://it.wikipedia.org/wiki/Rosa_Parks
http://www.movisol.org/ulse319.htm
http://www.rosaparks.org/

“The Road”
05/07/2010

Mi capita raramente di recensire Film di “largo consumo”. E’ più probabile infatti trovare “chicche” in prodotti di nicchia. Tuttavia il film che ho visto un paio di sere fa “The Road” ha stimolato qualche rilfessione che mi piacerebbe condividere con voi.

Il film del regista John Hillcoat è tratto dal libro “The Road” di Cormac McCarthy e racconta di un futuro post apocalittico e del viaggio di un padre e di suo figlio in una Terra ormai morta.

Il tema, a prima vista, non pare certo originale. Tuttavia è interessante notare che non venga affatto spiegato quale sia il cataclisma che ha estinto vita animale e vegetale e relegato il mondo ad un eterno inverno di neve e cenere. Questo ci fa subito capire che l’autore vuole sottolineare qualcos’altro.

In film di diverso spessore come i vari “Mad Max” o “Io sono Leggenda” o “L’ombra dello Scorpione” o “L’uomo del giorno Dopo” o “Waterworld” (gli ultimi due considerati due flop dell’attore Kevin Kostner) si vede la fine della nostra civiltà, ma non la fine dell’umanità.  Dopo l’immancabile disastro si riformano comunità, l’uomo si riorganizza. Le trame sono pervase dalla speranza di un nuovo inizio.

In questo film no.
Il regista vuole presentarci un mondo privo di speranza: gli alberi cadono, privi di nutrimento, gli animali si sono estinti, il mare ha esaurito il suo blu, l’essere umano uccide senza pietà e divora i suoi simili. L’uomo può solo sopravvivere con l’ottica presto o tardi di dover morire.
In viaggio verso sud, il genitore racconta al bambino la sua vita a colori, piena di musica e della dolcezza bionda di sua madre, inghiottita dalla notte e dalla paura di sopravvivere.

Ed ecco la grande riflessione che traspare nell’opera:
La Speranza è un diritto di tutti, del migliore e peggior uomo, del più felice e del più disperato. Non si può vivere senza speranza, quasi ossimoricamente non si può. The Road ha lo straordinario coraggio di farci credere che, al contrario, ce la si può fare. [Oh Dae-soo – Filmscoop.it]

Un’esplorazione profonda nel buio dell’anima umana, un pessimismo assoluto dove il peggiore dei mondi possibili diventa concretamente reale.
In quale mondo un padre deve insegnare al figlio come suicidarsi? Vale la pena vivere in un mondo simile? Interminabile cammino su strade di disperazione da percorrere con animale istinto di sopravvivenza: ecco l’aspettativa dei protagonisti di questo film.

Questo Film non ci racconta la fine del mondo (ecco la vera originalità), ma la fine dell’umanità. Un cataclisma ha distrutto la civiltà.  La fame, la disperazione e la mancanza di un futuro hanno ucciso l’uomo e la sua anima.

Tuttavia ciò che il film ci regala è un messaggio di vita e dignità.
Perché lottare, sfuggire ai “cattivi”, gioire per aver trovato provviste quando la vita si presenta come un “Miglio Verde” lungo migliaia di Kilometri e decine di anni? Nel lungo viaggio senza fine traspare un chiaro processo educativo nei confronti del ragazzo. Un processo che lo porterà, non senza fatica, a discernere il bene dal male e a non perdere quella dignità che ci identifica come esseri umani.

Questo perché, anche senza un futuro, è un diritto dell’uomo morire come tale. Avendo cioè acquisito quella maturità che ci permetterà di accettare l’inevitabile.

Il Film si può vederlo anche in Streming su Megavideo, basta fare una ricerca su Google.