la Macchina da Scrivere va in pensione

macchina da scrivere

Giuseppe Ravizza (Novara, 1811 – Livorno, 1885) fu l’inventore della macchina da scrivere.

Nel 1837 iniziò a costruire il primo prototipo del cembalo scrivano, così chiamato per via della forma dei tasti, simili a quelli dello strumento musicale. Utilizzò infatti i tasti di un pianoforte. Nel 1855 brevettò la sua invenzione migliorata e dotata di 32 tasti, e nel 1856 ne presentò una versione ormai definitiva all’Esposizione Industriale di Torino e ad una mostra analoga a Novara dedicate alle “Arti e alla Tecnica”, dove fu premiato con la medaglia d’oro.

« Chiamare la meccanica in aiuto all’estesa e importante operazione dello scrivere, sostituire nell’uso generale della mano che traccia le lettere, l’azione d’un meccanismo, in cui le lettere sono già formate perfette e uniformi, invece che operare con una sola mano, operare con ciascuna delle dieci dita, ecco il problema che io mi sono proposto e alla cui soluzione attendo da 19 anni. »
(Giuseppe Ravizza)

Oggi, anno 2011, in India chiude l’ultima fabbrica di macchine da scrivere. La Godrej & Boyce si è dovuta arrendere alle dure leggi del mercato e dell’innovazione e ha mandato questo strumento in soffitta. Milind Dukle, amministratore delegato della compagnia, ha dichiarato al giornale indiano Business Standard: “Non abbiamo più ordini”. All’inizio degli anni 90 si vendevano 50 mila pezzi all’anno, poi nel 2010 le ordinazioni erano precipitate a 800 unità. Decisamente poche per sostenere i costi della fabbrica. La Godrej & Boyce aveva iniziato la produzione nel 1950. L’allora primo ministro Jawaharlal Nehru definì la macchina da scrivere “simbolo di indipendenza e industrializzazione emergente dell’India postcoloniale”.

Giuseppe_Ravizza

In Italia sono più di dieci anni che sono scomparse dalla nostra quotidianità e dagli uffici di enti pubblici, ma molti la ricordano, soprattutto i più attempati tra di noi. Viene da ricordarla, ora, con una certa nostalgia; ma la realtà è che l’avvento dei computer è stato salutato da tutti con un gran respiro di sollievo. I tasti erano faticosi da pigiare, gli errori si correggevano con il bianchetto o la scolorina (con risultati sempre poco soddisfacenti).

Eppure essa rappresenta un epoca: mia madre aveva fatto un corso appena ventenne ed era entrata a lavorare in FIAT, mio padre, ancora oggi, se deve scrivere una lettera tira fuori la sua Olivetti dall’armadio. Ricordo che l’anno scorso si lamentò del fatto che era divenuto impossibile trovare le bobine di ricambio…

E’ davvero così difficile staccarsi da qualcosa di evidentemente obsoleto ma che ha fatto parte della nostra storia personale?

FONTI

http://www.rai.tv/dl/tg3/articoli/ContentItem-02ccc522-ee6f-43f7-929a-6fb2a9f2ac41.html

http://blog.libero.it/massimocoppa/commenti.php?msgid=10158281&id=61845

http://it.wikipedia.org/wiki/Macchina_per_scrivere

http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Ravizza

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Una Risposta

  1. […] Fontehttp://uskebasi.wordpress.com/2011/04/29/macchina_da_scrivere/ […]

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