Non Lasciarmi

Non Lasciarmi

Ecco un altro film interessante che mi trovo a recensire per il messaggio che porta con sé.
Tratto dal libro “Non lasciarmi” di Kazuo Ishiguro, ci racconta di una ucronia, ovvero una realtà storica diversa dalla nostra.
Una realtà dove esseri umani vengono clonati e cresciuti per essere usati come donatori di organi. Una storia drammatica che attraverso i sentimenti, l’amore, la gelosia, l’amicizia, la speranza, la ricerca di un senso della vita ci porta verso una riflessione esistenziale profonda.

In questo film  il clone non è altro che l’immagine speculare delle nostre esistenze. Proprio come loro infatti, anche noi tendiamo a non sottrarci a quello che è il nostro destino, il nostro percorso, lo accettiamo passivamente.L’infanzia finisce quando scopri che un giorno morirai“. Credo che questa frase, presa in prestito da IL CORVO, accosti l’immagine dei tre protagonisti con il nostro percorso esistenziale. I tre protagonisti hanno un vissuto alle proprie spalle che sa di incompiuto, infatti tra amori non confessati, tra incertezze e paura dell’abbandono e della solitudine, questi personaggi, giunti alla fine del proprio ciclo, non potranno far altro che rimpiangere, come tutti, le occasioni mancate. Vorrebbero poter avere altro tempo, vorrebbero poter recuperare ciò di cui loro stessi si sono depredati. Ma è troppo tardi. E’ il ciclo della vita, crudele e cinica questa prospettiva è l’unica realtà alla quale purtroppo ognuno di noi non potrà sottrarsi.

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Siamo una barca arenata nella sabbia in prossimità del mare, e purtroppo della nostra incompletezza, della nostra mancata realizzazione riusciremo a rendercene conto quando la sabbia avrà esaurito i suoi granelli nella clessidra del tempo.
[Da un commento su filmscoop]

La rassegnazione ed il senso di inesorabilità che trasmette l’intera vicenda non sono supportati da nessun elemento che li renda credibili ed accettabili. Ed è proprio questa la forza del messaggio presente nel film.

Nessuna fuga ha senso, o è possibile, perché non si fugge alla condizione umana.

Il nostro disappunto nella visione è in realtà la trasposizione della nostra vita, priva di reale libertà, inellutabile e per questo inaccettabile. E neppure il vivere il più grande dei sentimenti umani, l’amore può essere lasciapassare per la salvezza e/o chiave di comprensione della vita. Come nella stupenda riflessione del romanzo “un amore” di Dino Buzzati, L’amore non è in grado di distruggere un destino segnato dall’uomo.

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Si arriva all’epilogo smezzati, atterriti e arrabbiati. L’urlo straziante di Tommy è forse banale ma puntualissimo. Fortunatamente questa sincronia emozionale non si rompe, al contrario si realizza compiutamente nel finale. Il pensiero che emerge, sapientemente accompagnato dalla bravura del regista Mark Romanek,  trova sfogo nelle ultime parole di Kathy. Una riflessione essenziale e limpida, una chiusura pressoché perfetta: non vi è davvero differenza tra cloni e originali.

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5 Risposte

  1. che dovete vergognarvi tanto lo sapete. Mi moderate perchè siete nel torto e non avete il coraggio di far sapere che le parole ed i pensieri in questo articolo non sono i vostri, ma un semplice clone. Che tristezza.

    • Caro Pierluigi,
      come ti ho spiegato via email per ben tre volte, io non modero i commenti degli utenti quando questi sono educati e costruttivi. I tuoi non lo sono stati e sono finiti quindi giustamente nel cestino. Essere convinti delle proprie posizioni è anche una bella cosa, non dico di no, ma accusare in maniera becera di “fallimento umano”, di “atto privo di moralità e umanità” e gridare (nella netiquette il maiuscolo ha questo significato), per un fatto inconsistente, è qualcosa che in casa mia (e il mio blog lo considero tale) non accetto. Parli di “clone”, ma se leggessi cosa ti scrivo, ovvero se, come dicevano i nonni, ti accorgessi che c’è un motivo per cui hai una sola bocca e due orecchie, potremmo anche discutere in maniera civile delle nostre diverse posizioni al riguardo.
      La mia recensione è sopratuttto uno spunto per una riflessione. Che io inserisca sezioni di altri perchè le considero valide, tratte da commenti liberi su un forum che parla di cinema io non lo vedo come ledere alcune proprietà intellettuale.
      Soprattutto quando dichiaro la fonte di ciò che cito direttamente nell’articolo.
      “I pensieri di un uomo sono una cosa intima” mi scrivi. Ti rispondo che sono intimi finchè rimangono nella tua testa. Quando li esprimi su un blog pubblico, per forza di cose non lo sono più. E se proprio pretendi che non vengano citati altrove non hai che da scrivere un bel libro, iscriverti alla SIAE e coprirli con il Copyright.
      Io sono una persona molto disponibile e te l’ho dimostrato scrivendoti personalmente ogni volta che ho moderato un tuo intervento. Tutto l’articolo è un mettere insieme parti di riflessioni per arrivare ad una riflessione più completa ed esaustiva. Se non ti fossi limitato ad urlare alla “vergona”, avresti potuto cogliere un’occasione per arricchirti dell’evoluzione di questo tu pensiero nell’articolo (ad esempio la parte sull’amore e sul messaggio presente nel libro di Buzzati) e, forse, partendo da quello, avresti potuto scrivere un commento intelligente, un approfondimento di quella riflessione e arricchire me e tutti i lettori del blog.
      Occasione purtroppo persa.

      Per inciso e per evitare fraintendimenti ti avverto già che questo NON è, per mia insindacabile decisione, un luogo dove fare polemica. Ergo, visto che ti ho spiegato in maniera esaustiva il mio punto di vista, non intendo aggiungere altro sulla questione. Se il mio blog non ti piace o non ne condividi la mission o i modus operandi accetto, come è giusto, la tua opinione e ti invito ad andare altrove.
      Concludo scrivendoti che l’epiteto che mi hai rivolto “fazioso traghettatore di pensieri”, se si esclude il fazioso, ovviamente immotivato, è considerabile da me un complimento. Solo una persona boriosa e saccente, in punta di piedi su un podio di autoreferenza, può pensare di esprimere riflessioni che non si poggino su costrutti cognitivi che fanno parte del patrimonio culturale a cui si appartiene. Il poter raccogliere riflessioni, spunti, domande e condividerle (traghettarle) in un contesto di dialogo e di confronto è proprio lo scopo di Uskebasi.

  2. Non voglio continuare a fare polemiche. Che tu possa crederlo o meno non rappresenta il mio modo di approcciarmi alla vita. ‘Ecco un altro film interessante che mi trovo a recensire per il messaggio che porta con sé’….se tu non avessi aperto in questo modo il tuo articolo sicuramente non avrei avuto modo di attaccare il tuo blog. Quel ‘ che mi trovo a recensire’ ha tratto in inganno la mia impulsività. Accetto le mie responsabilità, e ti domando scusa. Ti chiedo però di riflettere su di un’ipotetica inversione dei ruoli. Non è mai facile provare ad indossare i panni, spesso così scomodi, di che sta dall’altra parte; cosa avresti pensato al posto mio?

  3. Sinceramente, e puoi ovviamente non credermi, avrei valutato il blog. Ovvero se fosse un blog il cui scopo fosse fare lucro o copiare in toto articoli di altri blog (cosa che non è) con il solo scopo di fare “visite” per acquisire potere commerciale avrei potuto provare disappunto, ma, ti ripeto, avrei colto l’occasione per aggiungere qualcosa, visto che la parte presa dal tuo commento è cmq una percentuale dell’articolo, non certo la totalità (pur riconoscendone il “core”). Bando quindi all’impulsività! Io sono CERTO che se navighi un po’ sul blog troverai spunti interessanti: lascia che ti traghetti le “Domande”…. che di risposte è pieno il mondo di persone che vogliono dartele (o importele). Ciao!

  4. Ti confesso che se mi fossi reso conto che il tuo blog era un collage di punti di vista altrui,sarei stato indubbiamente lusingato di vedere l’apprezzamento che è stato riconosciuto al mio. Specificando però che io, che piaccia o meno agli altri, non cerco l’approvazione di nessuno. Quel commento non è altro che il frutto di una mia prospettiva, l’esposizione di un’insieme di fotogrammi che vanno aldilà di ciò che è visibile nella pellicola stessa. La superficialità non mi piace, è il punto di osservazione migliore questo è indubbio, ma anche il meno appagante. Non voglio criticarti perchè tu ritieni l’arricchimento personale un viaggio all’interno dell’interiorità di chi ti circonda. E’ giusto, trovare spunti nei pensieri altrui, ma a mio modo di vedere ognuno di noi deve avere dei propri input per poi poterli confrontare con l’ambiente esterno. Senza questa prerogativa saremmo tutti dei cloni, tanto per restare in tema. Ognuno ha le sue domande, è vero, ma credo che prima di sentire il mondo circa le eventuali risposte è bene riuscire a trovarle dentro noi stessi. Un saluto anche a te. ps sicuramente non la penseremo mai allo stesso modo, ma il più delle volte una buona comunicazione appiana tutte le divergenze. Ciao

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