Il Cane che guarda le stelle
03/01/2016

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Il cane che guarda le stelle è una storia che ci narra del rapporto tra uomo e cane. Anche se l’argomento è sicuramente poco originale, lo scenario emotivo nel quale il racconto è collocato sottolinea con forza quel legame atavico, assoluto e indissolubile che accompagna il percorso di vita di entrambi i protagonisti. Una storia semplice ma non per questo banale, capace di emozionare.

Il volume è diviso in due parti, dove la prima, per quanto assolutamente autoconclusiva, fa da proemio per la seconda. Ma ciò che lega i due racconti, distinti ma complementari, è la presenza di un amico a quattro zampe che prende il ruolo di musa ispiratrice. Ora del valore dei sentimenti e del godersi le piccole cose, del trovare la felicità a prescindere dai propri fallimenti, ora di focus per i sensi di colpa, per l’amore che si poteva dare e che ci pare non sia stato abbastanza. In entrambi i casi una figura salvifica che risolve il conflitto interiore e porta a morire o a vivere finalmente in pace con se stessi.

L’unica pecca dell’opera sono i disegni, che pur risultando funzionali, talvolta risultano frettolosi e abbozzati, specialmente nelle figure umane. Ed è un peccato in quanto immagino quanto spessore avrebbero potuto trasmettere se curati in maniera diversa.
Per concludere, un manga sicuramente da leggere, in grado di darci qualche spunto di riflessione e farci commuovere. Promosso!

 

 

Una vita troppo social – 3
31/08/2014

Interessante cortometraggio sulla distorsione dei social rispetto alla vita reale.

 

 

Guarda anche:

Una vita troppo Social

Una vita troppo Social – 2

Vita di PI
04/07/2014

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Vita di PI” non è semplicemente un film da vedere. E’ una riflessione profonda sulla vita, su Dio e sulla fede.
Il regista Ang Lee, che già avevo apprezzato per il film “Lussuria” del 2007, affronta argomenti estremamente difficili, escatologici e metafisici con un linguaggio che sia comprensibile ai più. Un campo di battaglia dal quale solo i grandi sono usciti vincitori: basti citare “2001 Odissea nello spazio”  di Kubrick o “The Tree of life” di Terrence Malick (che definisce il paradigma di morale e di natura con il suo concetto di Grazia) passando anche per il trascendentale  “The Fountain” di Aronofsky.

Ma Ang Lee riesce nell’impresa di far passare un messaggio (che poi è una domanda: “Dio esiste?”) con una storia semplice, lineare e di fatto poco originale: il libro di Yann Martel, da cui è tratto il film, racconta una storia molto simile ad un altro libro “Piccola guida per naufraghi con giaguaro e senza sestante” di Moacyr Scliar, pubblicato nel 1981. Il film d’altronde presenta alcuni caratteri tipici di un certo genere di filmografia commerciale. Abbiamo infatti una storia di difficoltà con lieto fine, un ragazzino come protagonista, la presenza di animali, un comparto grafico eccezionale. Banalmente, l’elenco di componenti essenziali del classico film Disney di successo.

Questo fa si che “Vita di PI” sia una bella scatola ma, sorpresa, con un contenuto ben più prezioso. Un film metaforico la cui morale di fondo non ha un’unica interpretazione e che pertanto si fa specchio dell’anima rispetto allo spettatore che potrà tradurlo attraverso la propria individualità, le proprie credenze, la propria storia.

La storia, senza fare troppo spoiler, è quella di un naufragio e della forzata convivenza sulla stessa scialuppa di salvataggio di un ragazzo e di una tigre che dovranno trovare un equilibrio per poter sopravvivere entrambi. La potenza simbolica del film invece, costruita efficacemente lungo tutto il percorso, esplode nel finale quando due dipendenti della società di assicurazioni chiedono una deposizione di quanto accaduto. Alla storia raccontata durante l’opera e ritenuta poco credibile dai due se ne affianca un’altra, più cruda e realistica, dove le metafore scompaiono.

Il successo del Film è tutto qui: non c’è espressione di un giudizio, non si fa una critica alla morale, non si parla né di etica né di valori religiosi. Si presenta semplicemente l’uomo e la sua dualità. Le regole e i principi della società civile, contrapposti all’istinto bestiale che emerge nella necessità di sopravvivenza.

Ma la storia è anche quella di un’esperienza mistica: l’uomo lasciato solo, immerso nella Natura che lo circonda e in quella umana che lo contraddistingue, si ripiega su se stesso alla ricerca profonda del suo Io divino. In quell’oceano piatto e sconfinato, sotto un cielo di stelle Pi comprende l’uomo e analizza la sua fede. Ed è proprio nel fare questo che emerge la seconda intuizione interpretativa: Pi è in realtà Dio.

Estraneo al contesto (la sua zattera), porta sulla piccola scialuppa etica e regole che non sempre riescono ad essere recepite. Ciò nonostante non nega il suo amore neanche alla più famelica delle bestie, la Tigre/Uomo. Gli salverà più volte la vita, si occuperà di nutrirlo ed accudirlo. Il rapporto tra la tigre e Pi sembra quello intercorrente tra l’uomo e Dio, l’incapacità umana di vedere la divinità è emblematica nella scena finale dove la tigre abbandona Pi senza degnarlo nemmeno di uno sguardo. La sua natura gli impedisce di capire l’amore ricevuto senza il quale non sarebbe mai riuscito a conseguire la salvezza.

In questa chiave di lettura la dualità metaforica della storia si arricchisce di un valore profondo: nella prima si racconta di un rapporto difficile ma di un amore assoluto, nella seconda della bestialità intrinseca e nella Natura letta e raccontata senza la presenza del Divino.

A ciascuno individuo la scelta di “come” raccontare la propria storia.

 

 

I cinque principali rimpianti in punto di morte
12/04/2014

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I cinque principali rimpianti in punto di morte. Non è un argomento di conversazione “leggera”, ma è un tema discusso in rete, da quando il Guardian ha scoperto il blog e il libro di Bronnie Ware. La donna, australiana,  racconta sul suo blog e nel libro The top five regrets of the dying di essere un’infermiera che ha lavorato a lungo in un reparto di cure palliative per uomini e donne in punto di morte. Impressionata dalla grande lucidità che accompagna gli ultimi giorni di vita di questi pazienti, perfettamente consapevoli di essere ala fine delle loro esistenze, Ware ha cercato di rivolgere a tutti la stessa domanda: qual è il più grosso rimpianto della tua vita?

Sorprendentemente, i temi ricorrenti sono piuttosto frequenti, le la donna li ha ordinati in una specie di graduatoria del rimpianto.

1) Vorrei aver  avuto il coraggio di vivere la mia vita, non quella che gli altri si aspettavano da me

Secondo Ware questo è il rimpianto più comune di tutti. Quando le persone capiscono che la loro vita sta finendo, capiscono anche che non hanno realizzato moltissimi dei loro sogni, di solito nemmeno la metà delle cose che avrebbero voluto veder realizzate.

2) Vorrei non aver lavorato tanto

“Questo” dice Ware “lo sostengono tutti i pazienti che ho assistito. Avrebbero voluto godersi l’infanzia dei loro figli, l’affetto dei loro cari. Specialmente gli uomini, rimpiangono di aver combattuto tutta la vita contro i mulini a vento della vita lavorativa”.

3) Vorrei aver avuto il coraggio di esprimere i miei sentimenti

“Molti mettono da parte i propri sentimenti, per manenere apparenti buoni rapporti con gli altri. Il risultato è che spesso si trascinano in esistenze mediocri senza mai avere il coraggio di cambiarle. Molti somatizzano fino a sviluppare malattie legate alle amarezze e al risentimento”.

4) Avrei voluto rimanere in contatto con i miei amici

“Spesso gli uomini non realizzano l’importanza di un vecchio amico fino alla fine della loro esistenza. Tutti rimpiangono i loro amici, quando sono in punto di morte, e rimpiangono di essersi fatti scivolare via l’opportunità di rimanere legati nel corso degli anni”.

5) Avrei voluto essere più felice

“Questo è sorprendente. Molti non realizzano fino alla fine che la felicità è sempre una possibilità concreta, nella vita. Preferiscono restare chiusi nelle loro vite e nelle loro vecchie abitudini. La paura del cambiamento li costringe a non vivere con pienezza quei momenti che possono dare vera felicità”.

La vita come nei Film
25/06/2013

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“Ma perché non funziona tutto come nei film? Perché gli estranei in metropolitana, invece che limitarsi a guardarti, non attaccano bottone dicendoti che hai un sorriso bellissimo? Perché dopo trent’anni, in un caffé del centro, non rincontri mai la persona per cui hai lottato? Perché le madri fanno fatica a capire i propri figli e i padri ad accettarli? Perché la frase giusta arriva sempre durante il momento sbagliato? Perché non ti capita mai di correre sotto la pioggia, di arrivare davanti al portone di qualcuno, farlo scendere, scusarti e iniziare a parlare a vanvera per poi trovarti labbra a labbra e sentirti dire: ‘non importa, l’importante è che sei qui’? Perché non vieni mai svegliato durante la notte da una voce al telefono che ti dice: ‘non ti ho mai dimenticato’? Se fossimo più coraggiosi, più irrazionali, più combattivi, più estrosi, più sicuri e se fossimo meno orgogliosi, meno vergognosi, meno fragili, sono sicura che non dovremmo pagare nessun biglietto del cinema per vedere persone che fanno e dicono ciò che non abbiamo il coraggio di esternare, per vedere persone che amano come noi non riusciamo, per vedere persone che ci rappresentano, per vedere persone che, fingendo, riescono ad essere più sincere di noi.”

-Laura Ortolani-

La vita è un gioco di centimetri
27/04/2012

Ogni maledetta Domenica

Non so cosa dirvi davvero
Tre minuti.. . .alla nostra più difficile sfida professionale.
Tutto si decide oggi.
Ora, noi o risorgiamo ….come squadra. . .. . .o cederemo
Un centimetro alla volta, uno schema dopo l’altro, fino alla disfatta.
Siamo all’inferno adesso, signori miei.
Credetemi.
E possiamo rimanerci,farci prendere a schiaffi . .oppure
. . aprirci la strada lottando verso la luce.
Possiamo scalare le pareti dell’inferno.
. . .un centimetro alla volta.
Io Però, non posso farlo per voi.
Sono troppo vecchio.
Mi guardo intorno , vedo i vostri giovani volti e penso. . .
. . .certo che ho commesso tutti gli erroi che un uomo di mezz’età può fare.
si perchè io …..ho sperperato tutti i miei soldi, che ci crediate o no.
Ho cacciato via ….tutti quelliche mi volevano bene.
E da qualche anno mi da anche fastidio la faccia che vedo nello specchio.
Sapete, col tempo, con I’età, tante cose ci vengono tolte.
Ma questo fa .. fa parte della vita.
Però tu lo impari solo quando le cominci a perdere .
E scopri che la vita è un gioco di centimetri.
E così è il football.
Perché in entrambi questi giochi,la vita e il football. . .
. . .il margine di errore è ridottissimo.
Capitelo
Mezzo passo fatto un pò in anticipo o in ritardo e voi non c’e la fate
Mezzo secondo troppo veloci o troppo lenti e mancate la presa.
Ma i centimetri che ci servono sono dappertutto sono intorno a noi.
Ce ne sono in ogni break della partita, ad ogni minuto, ad ogni secondo.
In questa squadra si combatte per un centimetro.
In questa squadra, massacriamo di fatica noi stessi . .
. . .e tutti quelli intorno a noi, per un centimetro.
Ci difendiamo con le unghie e con i denti per un centimetro….
. . .perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri. . .
. . .il totale allora farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta!
la differernza fra vivere e morire
E voglio dirvi una cosa. In ogni scontro. . .
. . .è colui il quale è disposto a morire che guadagnerà un centimetro.
E io so che se potrò avere una esistenza . .appagante
sarà perchè sono disposto ancora a battermi e a morire per quel centimetro.
La nostra vita è tutto lì, in questo consiste
è in quei dieci centimetri davanti alla faccia!
Ma io non posso obbligarvi a lottare!
Dovete Guardare il compagno che avete accanto!
guardarlo negli negli occhi!
Io scommetto che ci vedrete un uomo determinato a guadagnare terreno con voi!
che ci Vedrete un uomo. . .che si sacriferà volentieri per questa squadra
cosapevole del fatto che quando sarà il momento … voi farete lo stesso per lui
.
Questo è essere una squadra, signori miei
perciò o noi risorgiamo adesso, come collettivo. . .
. . .o saremo annientati individualmente.
è il football, ragazzi.
È tutto qui.
Allora. . . che cosa volete fare???

Tokio Magnitude 8.0
13/08/2011

tokio magnitude

Una trama lineare: due bambini rimangono vittime del più devastante terremoto che abbia mai colpito Tokyo e rimangono isolati dalla propria famiglia. Provvidenziale è l’incontro con una donna adulta, Mari, la quale deve tornare a casa ad ogni costo perché ha lasciato lì la madre e la figlia piccola. Dato che devono fare la stessa strada s’incamminano attraverso Tokyo.
Non ci sono mirabolanti salvataggi, scene di sangue, atti di incredibile eroismo. Non troveremo i classici personaggi cliché ma una variegata e realistica fauna metropolitana.

protagonisti

Cosa rende questo anime degno di essere recensito e soprattutto caldamente consigliato? Ciò che viene raccontato tra le righe.

La lunga strada verso casa non è solo  un percorso fisico, bensì anche racconto di formazione, di autoanalisi forzata dalla tragedia appena avvenuta; è proprio nei momenti in cui esse ci vengono portate via che ci rendiamo realmente conto dell’importanza delle cose che abbiamo intorno, e sarà quindi proprio la giovane protagonista Mirai a subire l’evoluzione più consistente e suo malgrado forzata, pentendosi e rendendosi conto dei suoi errori nel rapportarsi coi propri genitori e col proprio fratellino, nonché della vacuità della sua esistenza fino a quel momento.

Nell’ultimo quarto di serie, invece, vien fuori la parte migliore di questo anime: la parte psicologica, la parte drammatica.
Un finale struggente, che rende prepotentemente protagonista la grandezza dei sentimenti umani, che fa riflettere sulla vita e sulla difficoltà di accettare determinate realtà ed avvenimenti. In breve, la rivelazione dell’annata 2009, un’opera carica di sentimenti e commozione, paragonabile per intensità a “Una tomba per le lucciole“.

Per chi desidera vedere le 11 puntate:
http://animemangalegend.forumcommunity.net/?t=46211707

Le Persone della nostra vita
26/07/2011

 

Spesso, il mondo non si accorge di quanto dolore possa recare un ricordo.

Parole e pensieri non vengono condivisi, e vivi momenti in cui nessuno sembra capirti. Nemmeno chi ti è vicino da sempre.
Quando pensi che niente possa farti superare quella perdita e metà della tua vita è ..è volata via con lui!
Quando quel brivido che ti corre lungo tutta la schiena e lo stomanco si chiude come un fiore a cui viene negata la luce, Perchè sai che tutti sono pronti a metterti in difficoltà, a giudicarti, come se sapessero tutto di te. E invece non sanno niente.

Ed è proprio nel momento in cui ci sentiamo ….più soli, che ci accorgiamo di quanto è importante avere un amico al nostro fianco. Con cui poter condividere i nostri pensieri, le nostre sofferenze. Persone che ci danno la forza di andare avanti, che ci accompagnano nei momenti più difficili e in quelli più belli.

Con loro riusciamo a dimenticare la nostra età, lasciamo libero sfogo alle nostre idee più assurde ed insensate, mentre magari tutto il resto del mondo dorme e non si accorge di noi.

Con loro ogni attimo del giorno si può trasformare in un gran divertimento. Perchè quando siamo insieme per ridere ci basta poco. Veramente poco. E non ci importa se la gente ci crede un pò… strani? Quando ci sentiamo spacciati e tutti i riflettori sono rivolti verso di noi, loro sono disposti a rischiare, per aiutarci, anche se spesso non va proprio come avevamo immaginato.

Quando uniti dalla stessa passione, mettiamo il cuore nelle cose in cui crediamo. E con loro non importa se stiamo lottando per la partita della vita o per una semplice sfida. L’importante è farlo insieme.

Insieme a quelle persone che riescono a sorprenderci. Ogni giorno. In modo diverso. Che non si aspettano nulla in cambio. Che si accontentano di un nostro sorriso. Forse non esiste un modo per ringraziarli o forse l’insieme dei nostri sentimenti è racchiuso dentro una semplice frase: Ti voglio bene.

Rainbow – Nisha rokubou no shichinin
16/06/2011

RAINBOW Nisha Rokubou no Shichinin - OP

Rainbow: Nisha Rokubō no Shichinin è un anime prodotto dalla Madhouse, diretto da Hiroshi Koujina e ispirato all’omonimo manga seinen scritto da George Abe e illustrato da Masasumi Kakizaki.

RAINBOW Nisha Rokubou no Shichinin

È un’opera cruda che va vissuta, come metafora delle difficoltà della vita, piena di messaggi che l’azzeccata regia riesce a infondere perfettamente nell’anima: valori come l’amicizia, la determinazione, il coraggio, la solidarietà di cui con fatica i personaggi si fanno portatori ispirati.

L’opera narra delle vicissitudini di un gruppo di ragazzi che finisce in un riformatorio minorile nel dopo guerra giapponese. Un’affresco purtroppo non sviluppato come avrebbe meritato ma che fa da palco all’approfondimento caratteriale dei personaggi, alla loro evoluzione. La ricerca della felicità come diritto umano a cui anelare, questo è il vero motore di questo anime. Ricerca che passa attraverso il caparbio raggiungimento degli obbiettivi che ciascuno dei protagonisti si prefissa nella vita. Al costo di sopportare qualsiasi dolore, qualsiasi privazione, qualunque prevaricazione.

26 Episodi dove nulla è scontato. Dove in parecchi frangenti non sono i buoni sentimenti a vincere e dove i malvagi e gli approfittatori possono avere la meglio, come nella vita vera. I personaggi imparano a suon di insuccessi che non tutto va sempre come desideri. Ma con fatica, aiutandosi l’un l’altro, cercano di conquistare un centimetro alla volta il diritto alla loro felicità.

Rainbow

Per vedere l’anime in streaming clicca qui.

La 25° ora
06/06/2011

La 25° ora è quell’ora che non esiste.
E’  quell’ora che tutti noi vorremmo vivere per riscattarci, per fare ciò che non abbiamo fatto nelle 24 ore precedenti. E’ il risultato delle nostre riflessioni, dei più e dei meno. E’ la risposta alla complessiva valutazione della nostra esistenza. La 25° ora è il rammarico per ciò che poteva essere e non è stato. E’ la sintesi degli errori ma anche la speranza che ci sia ancora del tempo per correggerli. La 25° ora è un sogno. Un sogno triste e malinconico che puzza di fallimento. Non c’è rivalsa nella 25° ora, perchè non esiste.

Ma la 25° ora è anche risveglio: questa è la realtà nuda e cruda e la si deve accettare così com’è . . . la 25° ora rimane, e rimarrà, per sempre soltanto la proiezione immaginaria di una vita possibile.

Abbiamo solo 24 ore a disposizione. Viviamole. Il capolavoro è arrivare alla fine e non avere bisogno dell’illusione di viverne una in più.