La Perfezione
15/07/2015

Charles Bukowski

 

«La perfezione mi fa schifo, mi repelle. Tutte quelle donne e quegli uomini che cercano la perfezione negli stereotipi creati della società mi fanno venire il vomito. Fottuti manichini di carne, senza personalità o amore per se stessi. Stessi vestiti, stessa musica, stesse espressioni, stessi cibi, stesse scopate, stesse auto, stesse vite…e alla fine? Stessi suicidi neurali di massa. Perché vivere come un automa è senza ombra di dubbio un suicidio. Quando tutti si è uguali, tutti si è nessuno. La perfezione è un uccellino in gabbia che vive, mangia, caga e muore con il solo scopo d’essere ammirato. Io voglio vivere libero, spiumato, infreddolito, denutrito ma libero».

Charles Bukowski

 

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Perché scrivo in un blog?
17/11/2010

Questa è un’interessante domanda che dovrebbe porsi chiunque gestisce un blog.
Se escludiamo chi lo fa come business e cerca di guadagnare da accessi, click e quant’altro o chi ha una passione specifica e crea magari un blog più o meno di nicchia, rimane un folto gruppo di bloggers che semplicemente scrive per il piacere di comunicare, di essere presente in rete, di essere letto, di passare da lettore passivo a editore.
Ci sarebbe da dire che nonostante la spinta iniziale che chi apre un blog normalmente ha, circa il 90% dei blog chiude dopo 2/6 mesi di vita. Perché?

– Esaurite le idee e stimoli iniziali
– Aspettative non raggiunte (soldi, accessi, feedback,soddisfazione personale….)
– Mancanza di argomentazioni, tempo e più generalmente poca voglia di aggiornare

Queste alcune e forse le più probabili cause.
Tuttavia, lungi da me evitare il quesito:

Perché scrivo in un blog?

Lo faccio per mio figlio.
Esistono tanti canali attraverso i quali un genitore esprime modelli di vita e di pensiero, traccia le linee guida educative sulle quali camminerà il proprio pargolo fino a quando deciderà di farle proprie o di modificare quel percorso verso obbiettivi vicini o lontani, comunque propri. O più semplicemente di abbandonarle in toto.
Ebbene io ho deciso di aggiungere questo luogo tra i tanti canali di comunicazione che ho scelto di usare.
Senza che io gli dica alcunchè, un giorno il mio figliolo scoprirà che il suo babbo scrive su internet…e la curiosità lo porterà a leggere queste pagine. Come quando si scopre un vecchio diario in soffitta o i libri letti da giovane in cantina, queste pagine comunicheranno qualcosa.
Uno dei miei lettori mi ha detto che raramente do la mia opinione sugli argomenti che tratto. E quando questa è espressa lo è in maniera relativa, senza nessun intento di dare verità o assiomi assoluti. Questa è proprio la chiave di lettura del mio blog.

Si parla tanto del bello che è nella certezza; sembra che si ignori la bellezza più sottile che è nel dubbio. Credere è molto monotono, il dubbio è profondamente appassionante. Stare all’erta, ecco la vita; essere cullato nella tranquillità, ecco la morte“. [Oscar Wilde]

Ed è proprio questo che vorrei dare un domani a mio figlio: non una serie di dogmi o di “dovresti pensare a questa cosa nei termini che decido io“, tanto vicini a concetti quali l’indottrinamento o il catechismo (politico, religioso, sociale…). Il mio più grande regalo non vuole essere lasciargli delle risposte. Quelle ci sarà già la società, la religione, la tv, gli amici…è pieno di gente che non vede l’ora di darti risposte! No, io voglio lasciargli delle domande. Soprattutto quelle senza risposta, che sono le più belle. Sono quelle che ci fanno scendere dal piedistallo e ci dicono che siamo piccoli piccoli e che il mondo può essere davvero tanto diverso a seconda degli occhiali che metti per guardarlo. Sono le domande che ti spingono a cercarla quella risposta mancante. Che ti fanno riflettere e che, successivamente, ti fanno confrontare con altre persone.

Il dubbio è la sorgente e lo stimolo incessante del sapere: le certezze assolute cadono, paurosamente, nel baratro del dogmatismo ed addormentano la mente generando il pernicioso sonno della ragione“. [Claudio Cavaliere]

La mia scelta è di cercare di sviluppare in mio figlio la capacità di razionalizzare le proprie risposte e porsi in maniera attiva e non passiva ai dictat che gli arriveranno. Io lo so che è molto più piacevole, molto più rassicurante, essere cullato tra le certezze. E so che il genitore che riversa queste certezze sul proprio figlio lo fa come gesto d’amore. “Ti dico cosa è meglio per te. Fidati dei tuoi genitori. Noi scegliamo ovviamente il meglio per te“. Ma io non riesco a non pensare alla bella poesia di Gibran:

 

“I tuoi figli non sono figli tuoi.
Sono i figli e le figlie della vita stessa.
Tu li metti al mondo ma non li crei.
Sono vicini a te, ma non sono cosa tua.
Puoi dar loro tutto il tuo amore,
ma non le tue idee.
Perche’ loro hanno le proprie idee.
Tu puoi dare dimora al loro corpo,
non alla loro anima.
Perche’ la loro anima abita nella casa dell’avvenire,
dove a te non e’ dato di entrare,
neppure col sogno.
Puoi cercare di somigliare a loro
ma non volere che essi somiglino a te.
Perche’ la vita non ritorna indietro,
e non si ferma a ieri.
Tu sei l’arco che lancia i figli verso il domani. “
(Khalil Gibran)

Ed ecco quindi la mia speranza: che un domani mio figlio, leggendo queste pagine si fermi a riflettere e magari cambi idea su qualcosa. Che non è cosa negativa, ma espressione di evoluzione mentale. Sono sicuro di quanto dico? ovviamente no.

Il dubbio non è piacevole, ma la certezza è ridicola. Solo gli imbecilli son sicuri di ciò che dicono.[Voltaire]

 

 

Il nostro tempo
26/10/2010

“Il paradosso del nostro tempo nella storia e che abbiamo edifici sempre più alti, ma moralità più basse, autostrade sempre più larghe, ma orizzonti più ristretti.

Spendiamo di più, ma abbiamo meno, comperiamo di più, ma godiamo meno.
Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole, più comodità, ma meno tempo.

Abbiamo più istruzione, ma meno buon senso, più conoscenza, ma meno giudizio, più esperti, e ancor più problemi, più medicine, ma meno benessere.

Beviamo troppo, fumiamo troppo, spendiamo senza ritegno, ridiamo troppo poco, guidiamo troppo veloci, ci arrabbiamo troppo, facciamo le ore piccole, ci alziamo stanchi, vediamo troppa TV, e preghiamo di rado.

Abbiamo moltiplicato le nostre proprietà, ma ridotto i nostri valori.
Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.
Abbiamo imparato come guadagnarci da vivere, ma non come vivere.
Abbiamo aggiunto anni alla vita, ma non vita agli anni.
Siamo andati e tornati dalla Luna, ma non riusciamo ad attraversare il pianerottolo per incontrare un nuovo vicino di casa.

Abbiamo conquistato lo spazio esterno, ma non lo spazio interno.
Abbiamo creato cose più grandi, ma non migliori.
Abbiamo pulito l’aria, ma inquinato l’anima.
Abbiamo dominato l’atomo, ma non i pregiudizi.
Scriviamo di più, ma impariamo meno.
Pianifichiamo di più, ma realizziamo meno.
Abbiamo imparato a sbrigarci, ma non ad aspettare.
Costruiamo computers più grandi per contenere più informazioni,
per produrre più copie che mai, ma comunichiamo sempre meno.

Questi sono i tempi del fast food e della digestione lenta, grandi uomini e piccoli caratteri, ricchi profitti e povere relazioni.
Questi sono i tempi di due redditi e più divorzi, case più belle ma famiglie distrutte.

Questi sono i tempi dei viaggi veloci, dei pannolini usa e getta, della moralità a perdere, delle relazioni di una notte, dei corpi sovrappeso, e delle pillole che possono farti fare di tutto, dal rallegrarti, al calmarti, all’ucciderti.

È un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
Un tempo in cui la tecnologia può farti arrivare questa lettera, e in cui puoi scegliere di condividere queste considerazioni con altri, o di cancellarle”.

 

Questo bellissimo testo di George Carlin mette così tanta carne al fuoco da poterci scrivere un libro di riflessioni…

Voglio però concentrarmi su un passaggio che mi fa pensare molto in quanto mi da l’impressione di esserci imprigionato, ovvero di non avere una vera e propria via d’uscita.

Spendiamo di più, ma abbiamo meno, comperiamo di più, ma godiamo meno. Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole, più comodità, ma meno tempo.

Il modello sociale nel quale siamo calati ci dona indubbi vantaggi. Eppure quel malessere di fondo che proviamo un po’ tutti, chi più chi meno, è una sorta di intuizione sul come il concetto di benessere acquisito sia effettivamente basato su un metro di giudizio costruito apposta per farci valutare positivamente questo progresso sociale. Una sorta di vizio del giudizio che ci porta a pervenire ad un risultato logicamente corretto (viviamo in un epoca e in una società migliore rispetto al passato che ci garantisce maggiori possiiblità di sopravvivenza e maggior qualità di vita), ma che di fatto non ci soddisfa veramente e pienamente, facendo emergere dei dubbi.

E’ infatti indubbio che abbiamo meno tempo nella nostra frenetica vita e che godiamo meno dei piaceri della vita. La soluzione ovviamente non è rigettare in toto un modello. Ma cercare di portarlo a considerare i nostri reali bisogni, renderlo in qualche modo ergonomico alla nostra esistenza. Come fare? Lascio sempre a voi la personale riflessione.

 

 

 

Eroi e società
09/02/2010

Brad Pitt interpreta Achille in una scena del Film Troy

L’eroe, il modello, il mito…essi rispondono ad una necessità umana.
L’uomo ha bisogno di modelli riconosciuti come tali per validare, raccontare, sottolineare tutti quegli elementi che costituiscono il patrimonio sociale, morale e intellettuale di una cultura.
Il modello ha lo scopo di indirizzare l’operato degli uomini sui binari scelti dalla società a cui appartiene.
In un certo senso la figura del mito e dell’eroe si condensa proprio attraverso tutte queste valenze culturali. La società in sintesi, sceglie i propri eroi.

Il mito dell’eroe guerriero dell’antichità greca incarna le necessità di emulazione di quella società. Nel medioevo il Cavaliere diviene tenutario non solo dei valori legati alla guerra (la forza, il coraggio, il sacrificio) ma anche di valori morali (il giusto, la difesa del debole, l’amor cortese ecc ecc).
Nella società contemporanea il mito rivive nelle produzioni dell’industria culturale che mettono in atto una continua rigenerazione dell’eroe. I nuovi media rielaborano questi concetti, queste nuove valenze simboliche, per presentare modelli ad un pubblico che ha bisogno di interpretare la realtà in cui vive. Ieri come oggi.

Un giovane Maradona

Ovviamente, oggi, i modelli seguiti sono diversi da quelli prodotti dalla cultura antica. Lo sportivo, il cantante, l’attore di successo…I loro comportamenti sono stati osservati e ripetuti, e sul loro esempio si sono cimentati all’emulazione i  giovani in cerca di un’identità. Essi sono e sono stati nell’immaginario collettivo importanti quanto gli antichi eroi, hanno creato dei modelli di comportamento, dei nuovi stili di vita.

Ed ecco la riflessione di oggi:
Se diamo per assunto che l’eroe è prodotto della società, sulla base delle necessità della stessa di creare modelli da seguire ed emulare, per dare forza alle basi culturali su cui essa stessa si poggia; è possibile capire quali siano i valori della nostra cultura semplicemente osservando quali siano gli eroi riconosciuti oggi come tali.
Cosa ci rivelano, quindi, eroi moderni come Che Guevara, Maradona, Freddy Mercury, l’Uomo Ragno, Ghandi?

Vi lascio con una leggendaria parodia del cantante idolo Elvis fatta da Val Kilmer nel film “Top Secret”:

Un falso “buon” sentimento
26/01/2010

Oggi voglio parlare di quei buoni sentimenti che tutti noi abbiamo, ma che in realtà, forse, non sono buoni affatto.
Esiste un processo naturale, fondamentalmente egoistico, che ci porta a fare azioni per noi stessi anche se, apparentemente, sembrano azioni assolutamente generose, altruistiche e disinteressate.
Voglio precisare che non c’è critica del giudizio in questo. Nel momento in cui osservo che una persona ha fatto un gesto altruistico e noto che in realtà l’ha fatto per soddisfare il proprio bisogno di sentirsi una buona persona, un buon cristiano, un buon cittadino…non è mia intenzione puntare il dito ed etichettare come giusto o sbagliato.
Lo scopo è come sempre spingere me stesso e spero anche voi a riflettere sui nostri atteggiamenti di vita quotidiana e su quelli di chi ci circonda. Provare a spostare il nostro punto di osservazione per vedere aspetti della realtà che forse non sono sempre così visibili.

Trovo calzante a tal proposito un testo tratto da “Oltre le Frontiere della mente” di Osho

“Non cercare di essere umile. Di nuovo sarà una maschera dell’ego.
Nessuno può darsi da fare per essere umile; e nessuno lo può diventare attraverso lo sforzo. Quando l’ego non c’è più, in te nasce l’umiltà. Non è una creazione: è l’ombra del vero centro.

Un uomo davvero umile, non è né umile né egoista.
E’ unicamente semplice.
Non è neppure consapevole di esser umile.
Se si è consapevoli di essere umili, l’ego esiste ancora.

Guarda le persone umili… ce ne sono a milioni che credono di esserlo.
Si inchinano molto profondamente, ma osservali: sono gli egoisti più elusivi.
Ora si nutrono alla fonte dell’umiltà. Dicono: “Sono umile”, e poi ti guardano e aspettano la tua approvazione.

“Come sei umile!” vorrebbero sentirti dire. “Sei davvero l’uomo più umile del mondo; nessuno è umile come te.”
E osserva il sorriso che compare sui loro volti.
Che cos’è l’ego? L’ego è una gerarchia che si fonda sull’idea: ” Nessuno è come me”,
e che può benissimo alimentarsi con l’umiltà.
“Nessuno è come me, sono il più umile di tutti gli uomini!”

Siamo quindi definitivamente e senz’appello degli egoisti? degli inconsci aridi calcolatori? Nessuna buona azione è realmente disinteressata?
Alcuni studi, come quello di Daniel J. Rankin e Franziska Eggimann pubblicato sui «Proceedings of the Royal Society B» indicano a grandi linee che :
La reputazione, in una collettività, è molto importante. La fiducia, concessa solo a chi si comporta tenacemente bene, porta benefici per tutti. Tale sistema stimola la cooperazione e dunque migliora la società. Il vivere in gruppo, perciò, con i suoi meccanismi, ci stimola a mostrarci altruisti. In sintesi c’è una spinta evoluttiva, dettata dalle maggiori probabilità di sopravvivenza, a compiere buone azioni.

E voi? che ne pensate?

La mente che mente
24/01/2010

La nostra mente è una fucina eccezionale di pensieri, idee riflessioni ragionamenti.
Ha la capacità di razionalizzare in maniera perfetta utilizzando gli schemi mentali che possiede e costruendo ipotesi e proiezioni sul futuro.

E’ la nostra migliore amica ma anche la nostra peggiore nemica.

Ieri sera ho eseguito un piccolo esperimento.
Mio figlio Luciano ha fatto un bellissimo classico disegno: un paesaggio con il prato, alberi, la casa, delle montagne, mamma, papà e se stesso.
E ovviamente il classico Sole con occhi naso e sorriso.

Ho deciso di appendermelo in ufficio, ma prima l’ho analizzato un po’ con lui.
“Come mai hai fatto il Sole con la faccia?” ho chiesto.
“Perché è più bello” è stato la risposta.
“E perché è più bello?” ho chiesto io
Dopo averci pensato un po’ Luciano mi ha risposto: “Perché il Sole è più bello se è una persona!”
Una bella risposta, ho pensato io. Un Sole umanizzato è rassicurante. Là in alto nel cielo, ci sorride, ci tranquillizza. Cosa c’è di meglio?

Tuttavia non soddisfatto ho posto un ulteriore domanda.
“Perché il Sole è più bello con la faccia e il resto no? potevi fare anche una faccia all’albero, al prato, alla casa….”
La prima difesa di Luciano è stata cercare di smontare la mia affermazione “La casa ha una faccia! ci sono le finestra che sono gli occhi e la porta che è la bocca….”
Ma io ho insistito “e il cielo? e le nuvole? e le montagne? a loro non l’hai fatta la faccia…perché?”

Ed ecco che la mente di Luciano si ritrova in difficoltà.
Ho scoperto un punto oscuro. Lui ha fatto qualcosa…e non sa il perché.
Il motivo per cui ha fatto il Sole con la faccia è che lo ha sempre visto disegnare così, dagli altri bambini, la maestra, la nonna (e probabilmente l’ha visto in quel terrificante programma…i teletubbies….brrr). Ma messo di fronte al fatto che non c’è un motivo frutto di un ragionamento o di una scelta la sua mente si trova in difficoltà e cerca delle scappatoie. Quando non le trova è disposta ad affermare qualsiasi cosa. Anche il falso. E a convincerci di esso.

Alla fine Luciano ha risposto così: “volevo fare la faccia anche alle altre cose ma me ne sono dimenticato…” piuttosto che ammettere il fallimento la sua mente propone un elegante via d’uscita da questo faro inquisitore puntato su di lei.

Questo schema protettivo di se stessa che la mente applica è esattamente lo stesso nei bambini come negli adulti.
L’agire inconsapevolemente porta a questo.

A tal proposito mi pare interessante citare un tratto del libro  “Veronika decide di morire” di Paulo Coelho:

“La normalità è solo una questione di consenso. Ossia, se molta gente pensa che una cosa sia giusta, quella cosa lo diventa“.

“Ogni essere umano è unico, con le proprie qualità, i propri istinti, le proprie forme di piacere, il proprio spirito d’avventura. Ma la società finisce per imporre una maniera collettiva di agire: nessuno si ferma mai a domandarsi perché sia necessario comportansi in quel modo. Ci si limita all’accettazione. Nel corso della tua esistenza hai mai conosciuto qualcuno che si sia domandato perché le lancette dell’orologio si muovono in una direzione, e non in quella opposta?”

“Se qualcuno lo domandasse, probabilmente si sentirebbe rispondere ‘ma tu sei matto!’ Se insistesse nella domanda, dapprima le persone tenterebbero di trovare una ragione, poi cambierebbero argomento, perché non può esistere alcun motivo valido.”

“Tu sei una persona diversa, che vuole essere uguale. E questo, dal mio punto di vista, è considerato una malattia grave.”

“È grave sforzarsi di essere uguale. È grave voler essere uguale, perché questo significherebbe andare contro le leggi di Dio che, in tutti i boschi e le foreste del mondo, non ha creato una sola foglia identica a un’altra”.

PS
Ho cercato su Yahoo Answers se qualcuno avesse domandato questa cosa del senso degli orologi.
Una risposta interessante è questa:

Le lancette ripropongono il verso di rotazione dell’ombra nelle antiche meridiane. Il tutto, ovviamente, connesso al fatto che le meridiane e glli orologi sono stati sviluppati nell’emisfero settentrionale, altrimenti avremmo avuto probabilmente le lancette che girano al contrario.