Una vita troppo social
20/09/2013

Fuori-a-cena

 

 Tante persone, me compreso, amano scambiare informazioni, condividere foto, idee, link, commentare e divulgare, esprimere i propri stati d’animo, raccontare un po di noi e della nostra vita, seguire quello che fanno i nostri amici, parenti e conoscenti. Tramite i social network e gli strumenti che la tecnologia ci ha fornito (smartphone in primis) abbiamo l’opportunità di raggiungere un numero estremamente vasto di persone.

Prima si usciva con tre amici a bere una birra e si commentava un fatto di cronaca, la dichiarazione di un politico, la notizia di un amico che si sposava. Ora facciamo la stessa cosa, ma raggiungiamo magari 1000 persone.

Visto da questo punto di vista sembrerebbe un vantaggio, ma a pensarci bene non lo è poi tanto.
Se dovessimo uscire con 1000 amici ogni settimana, a parte il bere una quantità di birra spropositata, finiremmo per poter dare davvero poca attenzione a ciascuno di loro. Finiremmo per condividere solo qualche minuto, inevitabilmente superficiale. In sintesi, finiremmo per uscire con 1000 conoscenti, ma con nessun amico.

Vivere questa vita social è impegnativo dal punto di vista temporale prima di tutto.

Ciò che desideriamo condividere con il mondo intero, in realtà non riusciamo  più a condividerlo con le persone che ci sono più vicine perché proprio con loro stiamo vivendo i momenti e le esperienze che poi pubblicheremo. E per farlo distogliamo la nostra attenzione da ciò che ci stanno dicendo, sussurrando, confidando, godendo.

“Rischiamo di perdere chi ci vuole bene per dirlo al mondo”

Bisogna a mio avviso sviluppare la maturità per definire un tempo e uno spazio per divertirsi sui social e avere la volontà di spegnere l’Iphone quando si vive. Essere sempre on line significa essere perennemente disponibili, sempre pronti a recepire input che prenderanno la nostra attenzione. Portandola via inevitabilmente a chi ci sta vicino.

 

 

Summer Wars
01/10/2010

Summer Wars (サマーウォーズ) è un film anime fantascientifico del 2009 prodotto dallo studio giapponese Madhouse e diretto da Mamoru Hosoda (“la ragazza che saltava nel tempo”).

Il film è uscito nelle sale giapponesi il 29 luglio 2009. Ha ottenuto la nomina al Golden Leopard al Locarno International Film Festival del 2009, ed è stato premiato come migliore film d’animazione al Mainichi Film Concours ed ai Japanese Academy Awards del 2010.

La trama parte da un contesto abbastanza realistico:
OZ,  social network di enormi proporzioni con oltre 1 miliardo di iscritti.
Da questo mondo virtuale è possibile fare qualsiasi tipo di operazione nel mondo reale. Al suo interno si può fare qualsiasi cosa, dal passatempo al lavoro professionale, tanto che si può dire che la vita di tutti i giorni dipenda dai meccanismi di quello che è più di una semplice proeizione futura di Facebook.

La storia verte sullo studente delle superiori Kenji Koiso, un mago in matematica, con problemi di socializzazione. Spende la maggior parte del suo tempo nella realtà virtuale. All’inizio delle vacanze estive gli viene offerto un lavoro da Natsuki, la ragazza più popolare della scuola; quest’ultima infatti, spiega che vorrebbe una mano a celebrare il novantesimo compleanno della nonna. Sebbene Kenji non conosca esattamente i dettagli del piano, accetta la proposta e parte con la compagna.

Senza approfondire esageratamente la storia e finire a fare spoiler, si può dire che l’opera è fondamentalmente corale. Il vero protagonista è l’insieme dei personaggi che compongo l’enorme famiglia di Natsuki e le relazioni che tra essi esistono. Individui diversi che mantengono un legame profondo con la propria identità familiare rappresentata dalla “Matrona” nonna.

La scopertà di questa potente identità familiare porterà Kenji ad uscire dal suo contesto solitario e a scendere in campo contro il “pericolo” che sta sorgendo su OZ.

Ma al di là delle implicazioni familiari e di quel sentimento di appartenenza che il regista vuole sottolineare, c’è anche una profonda riflessione sulla realtà virtuale e sui social network. Vengono mostrate entrambe le facce di un sistema tanto stupefacente quanto pericoloso (probabile futura evoluzione dei sistemi oggi esistenti). Uno strumento tanto potente che  innegabilmente può presentare dei possibili risvolti negativi.

Il vero messaggio di Summer Wars sta qui, ossia nella doppia anima della tecnologia, in grado di realizzare prodigi favolosi, come anche di essere temibile se sfruttata male.

Una tecnologia che, priva di scrupoli e controllo, può produrre eventi disastrosi; ma che se calata in un contesto di regole morali, impegno sociale, responsabilità e saggezza, non può che far emergere tutte le sue positive qualità.

E’ possibile trovarlo in streaming su Megaupload o su torrent.

L’amore ai tempi di Internet
09/09/2010

Viviamo un’epoca di cambiamenti sociali e relazionali, per lo più promossi dalle nuove tecnologie comunicative che hanno aperto scenari e possibilità prima inesistenti. La nostra è una generazione che per sviluppare un rapporto interpersonale di tipo sentimentale usava fondamentalmente la presenza fisica, il telefono e le classiche lettere.
Oggi le cose sono cambiate, i canali sono aumentati: SMS, Email, Blog, Forum, Social Network, chat ecc ecc hanno dato la possibilità alle persone di esprimersi in maniera più variegata e di poter utilizzare lo strumento che più si confà al nostro carattere o alla situazione.

Sono così nate molte relazioni, che potremmo definire da un punto di vista classico, non convenzionali. Ma la riflessione di oggi non è sulla natura, la stabilità o le caratteristiche di queste relazioni, bensì su come queste vengono percepite da chi, come noi, ha vissuto l’evoluzione, ha visto i due mondi e, direttamente o indirettamente, emette un giudizio.

Traci L. Anderson del Dipartimento di Comunicazione della Bryant University nel Rhode Island si è posta scientificamente la domanda, ovvero ha cercato di definire i parametri che definiscono le basi da cui nasce il favore o lo sfavore verso questo genere di relazioni.

a) l’affinità con internet ( il grado con cui una persona si sente “vicina” alla rete,  le attribuisce valore e importanza)

b) il tempo speso su internet (ore per settimana)

c) le credenze romantiche (quel sistema di opinioni e credenze centrato su alcuni  “ideali” di come una relazione intima si instaura e funziona, ad esempio “il grande amore si incontra una sola volta nella vita” oppure “l’amore è eterno”)

d) la percezione di realismo (il grado con cui le persone credono che quello che leggono, vedono o sperimentano in un ambiente mediatico sia rappresentativo della vita reale).

Allo studio hanno partecipanto 177 soggetti mai coinvolti personalmente in una web-relazione di nessun genere.

Cosa è emerso?
E’ apparso subito evidente che tanto più le persone intervistate avevano un’affinità con la rete e tanto più spendevano il loro tempo in relazione ad essa, tanto la loro opinione sulle relazioni web-based risultava positiva.

Per ciò che concerne il terzo parametro (le credenze e la complementarietà agli stereotipi classici della relazione romantica) è stato rilevato che più i soggetti presentavano aderenza a quei modelli, più il loro giudizio appariva sfavorevole. Il motivo è da ricercarsi probabilmente nel fatto che tali individui sono portati a idealizzare forme più “convenzionali” e tradizionali di amore, e a ritenere di assoluta importanza il desiderio sessuale .
La relazione on line risulterebbe per questi soggetti inconcepibile perché contraria a uno standard idealizzato e per la convinzione che un’attrazione sessuale non possa essere esperita con qualcuno che non si è mai conosciuto di persona.

Per ciò che concerne il quarto parametro ci si aspettava che soggetti che credono che ciò che si esprime nella rete (idee, contenuti ecc ecc) siano reali o quantomeno realistici avessero maggior favore ed accettazione nei confronti delle relazioni sentimentali on line. Invece pare non sia così. Non c’è sovrapponibilità tra ciò che è considerato “vero” e ciò che è considerato “buono” (ovvero posso credere che la rete rispecchi perfettamente la realtà ma continuare a non considerare cosa buona le relazioni che nascono tramite essa)

Il risultato finale, a prescindere dai parametri sopracitati, è stato che buona parte dei partecipanti ha giudicato questo tipo di relazioni negativo e sfavorevole.

Paura del nuovo e di ciò che non si conosce? Necessità di aderire agli schemi classici con i quali siamo cresciuti e che ci danno sicurezza? Mass Media che presentano spesso queste relazioni come potenzialmente pericolose? Probabilmente sono molti i fattori che interagiscono per determinare la poca convinzione sulla bontà di queste relazioni. Alle prossime generazioni, l’ardua sentenza!