Essere fortunati
06/09/2013

strage di beslan

 

Tra qualche giorno iniziano le scuole. Quando vedo tutti i bambini che entrano a scuola per il primo giorno, con i loro zaini, i loro sorrisi, la loro voglia di fare, giocare, raccontare l’estate appena passata, mi viene sempre da pensare a quanto siano fortunati loro come figli e noi come genitori. Si è vero, ci sono le difficoltà, c’è la crisi, ci sono i 1000 problemi che ciascuno ha che sembrano sempre enormi o quantomeno più grossi degli altri.

Ma non vedo i nostri figli lavorare come schiavi 14 ore al giorno, non li vedo morire di fame, non li vedo malati in un campo profughi senza medicine, non li vedo salire su un barcone della speranza attraverso un mare che potrebbe ucciderli, per arrivare in un paese dove gente che non li conosce li guarderà con odio e li chiamerà “rompicoglioni” perché credono attentino al loro benessere. Non vedo la disperazione dei miei amici mentre piangono su corpi senza vita in seguito ad una bomba arrivata dal cielo o legata alla cintura di un pazzo.
Non vedo una strage scolastica come quella che accadde proprio in questi giorni, nel 2004 a Beslan, nella quale morirono 186 bambini. Per pura follia.

Può sembrare retorica e certamente un po’ lo è.
Ma oggi siamo enormemente fortunati, solo per il fatto di non aver dovuto vivere certi orrori.
Quindi leggete il post di oggi come un invito a riformulare la visione che avete della vostra vita: il non potervi comprare l’ultimo Iphone forse non sarà più un motivo tanto ragionevole per dichiararsi infelici.

 

 

Il Bullismo – Parte Prima
08/09/2011

bullismo

“Il Bullismo è quel fenomeno delle prepotenze perpetrate
da bambini e ragazzi nei confronti dei loro coetanei,
soprattutto in ambito scolastico”

Spesso sottovalutato, questo fenomeno può avere un impatto devastante sulla vita dei nostri ragazzi. Per farsi un’idea di cosa esattamente sia il bullismo e con quali forme possa presentarsi è bene analizzare il fenomeno in maniera scientifica.

Prima di tutto, per essere definito tale, il bullismo deve presentare tre caratteristiche precise:

  1. Intenzionalità
  2. Persistenza nel tempo
  3. Asimmetria nella relazione (si presuppone uno squilibrio di potere tra chi compie l’azione e chi la subisce)

Esistono diversi tipi di bullismo, che si dividono principalmente in bullismo diretto e bullismo indiretto.

Il bullismo diretto è caratterizzato da una relazione diretta tra vittima e bullo e a sua volta può essere catalogato come:

  • bullismo fisico: il bullo colpisce la vittima con colpi, calci, spintoni, sputi o la molesta sessualmente;
  • bullismo verbale: il bullo prende in giro la vittima, dicendole frequentemente cose cattive e spiacevoli o chiamandola con nomi offensivi, sgradevoli o minacciandola, dicendo il più delle volte parolacce e scortesie;
  • bullismo psicologico: il bullo ignora o esclude la vittima completamente dal suo gruppo o mette in giro false voci sul suo conto;
  • cyberbullying o bullismo elettronico: il bullo invia messaggi molesti alla vittima tramite sms o in chat o la fotografa/filma in momenti in cui non desidera essere ripreso e poi invia le sue immagini ad altri per diffamarlo, per minacciarlo o dargli fastidio.

Il bullismo indiretto è meno visibile di quello diretto, ma non meno pericoloso, e tende a danneggiare la vittima nelle sue relazioni con le altre persone, escludendola e isolandola per mezzo soprattutto del bullismo psicologico e quindi con pettegolezzi e calunnie sul suo conto

La vittima
Le vittime sono, per lo più, soggetti sensibili e calmi, anche se al contempo sono ansiosi ed insicuri. Se attaccati, reagiscono chiudendosi in se stessi o, se si tratta di bambini piccoli, piangendo. Talvolta soffrono anche di scarsa autostima ed hanno un’opinione negativa di sé e della propria situazione. Le vittime sono caratterizzate da un modello reattivo ansioso o sottomesso, associato, soprattutto se maschi, ad una debolezza fisica, modello che viene rinforzato negativamente dalle conseguenze dei comportamenti sopraffattori. Tali conseguenze sono sempre a svantaggio della vittima perché non possiede le abilità per affrontare la situazione o, se le possiede, le padroneggia in maniera inefficace. Solitamente le vittime vivono a scuola una condizione di solitudine, di isolamento e di abbandono. Manifestano particolari preoccupazioni riguardo al proprio corpo: hanno paura di farsi male, sono incapaci nelle attività di gioco o sportive, sono abitualmente non aggressivi e non prendono in giro i compagni, ma hanno difficoltà ad affermare se stessi nel gruppo dei coetanei. Queste caratteristiche sono tipiche delle vittime definite passive o sottomesse, che segnalano agli altri l’insicurezza, l’incapacità, l’impossibilità o difficoltà di reagire di fronte agli insulti ricevuti; così le ripetute aggressioni non fanno altro che peggiorare questo quadro di incertezza sulle proprie capacità.

Il Bullo
La caratteristica più evidente del comportamento da bullo è chiaramente quella dell’aggressività rivolta verso i compagni, ma molto spesso anche verso i genitori e gli insegnanti. I bulli hanno un forte bisogno di dominare gli altri e si dimostrano spesso impulsivi. Vantano spesso la loro superiorità, vera o presunta, si arrabbiano facilmente e presentano una bassa tolleranza alla frustrazione. Manifestano grosse difficoltà nel rispettare le regole e nel tollerare le contrarietà e i ritardi. Tentano a volte di trarre vantaggio anche utilizzando l’inganno. Si dimostrano molto abili nelle attività sportive e di gioco e sanno trarsi d’impaccio anche nelle situazioni difficili. Al contrario di ciò che generalmente si pensa, non presentano ansia o insicurezze. Sono caratterizzati quindi da un modello reattivo-aggressivo associato, se maschi, alla forza fisica che, suscitando popolarità, tende ad auto-rinforzarsi negativamente raggiungendo i propri obiettivi. I bulli hanno generalmente un atteggiamento positivo verso l’utilizzo di mezzi violenti per ottenere i propri scopi e mostrano una buona considerazione di se stessi. Il rendimento scolastico è vario ma tende ad abbassarsi con l’aumentare dell’età e, parallelamente a questa, si manifesta un atteggiamento negativo verso la scuola. L’atteggiamento aggressivo prevaricatore di questi giovani sembra essere correlato con una maggiore possibilità, nelle età successive, ad essere coinvolti in altri comportamenti problematici, quali la criminalità o l’abuso da alcool o da sostanze. All’interno del gruppo vi possono essere i cosiddetti bulli passivi, ovvero i seguaci o sobillatori che non partecipano attivamente agli episodi di bullismo. È frequente che questi ragazzi provengano da condizioni familiari educativamente inadeguate, il che potrebbe provocare un certo grado di ostilità verso l’ambiente. Questo fatto spiegherebbe in parte la soddisfazione di vedere soffrire i loro compagni. Questo tipo di atteggiamento è rinforzato spesso da un accresciuto prestigio.

Il consenso
Inoltre è da sottolineare come quasi sempre, in particolare nei casi di ostracismo, l’intera classe tende ad essere coinvolta nel bullismo, attivo o passivo, rivolto verso le vittime del gruppo, tramite meccanismi di consenso, più o meno consapevole, non solo nel timore di diventare nuove vittime dei bulli, o per mettersi in evidenza nei loro confronti, ma perché questi spesso riescono ad esprimere sia pur in negativo, attraverso la designazione della vittima quale capro espiatorio, la cultura identitaria del gruppo. In pratica per sentirsi parte di un gruppo è necessario identificare e sottolineare chi di quel gruppo non deve fare parte in base a parametri di debolezza.

E’ malvagio. Quando uno piange, egli ride. Provoca tutti i più deboli di lui, e quando fa a pugni, s’inferocisce e tira a far male. Non teme nulla, ride in faccia al maestro, ruba quando può, nega con una faccia invetriata, è sempre in lite con qualcheduno. Egli odia la scuola, odia i compagni, odia il maestro”. Il“bullo” Franti nel libro Cuore.

Come prevenire il fenomeno?
Risulta poco utile agire sul disturbo e sulla psicopatologia ormai conclamata. La specificità di un intervento preventivo è quindi rivolto a tutti gli alunni e non direttamente ai “bulli” e alle loro vittime, perché, al fine di un cambiamento stabile e duraturo, risulta maggiormente efficace agire sulla comunità degli spettatori. È importante sottolineare questo punto perché, come indicato in letteratura, è inefficace l’intervento psicologico individuale sul “bullo”. Infatti il “bullo” non è motivato al cambiamento in quanto le sue azioni non sono percepite da lui come un problema, e queste sono un problema soltanto per la vittima, gli insegnanti e il contesto. L’intervento diretto sulla vittima, pur efficace a fini individuali, non lo è per quanto riguarda la riduzione del fenomeno del “bullismo”. Quella vittima cesserà di essere tale e il bullo ne cercherà presto un’altra nel medesimo contesto. Quindi, la prevenzione deve interessare gli alunni, gli insegnanti e i genitori. Questi possono farsi carico dei problemi attivando una programmazione contro le prepotenze e promuovendo interventi tesi a costruire una cultura del rispetto e della solidarietà tra gli alunni e tra alunni ed insegnanti. Si è evidenziato che l’intervento con bambini e ragazzi, deve essere preventivo rispetto a segnali più o meno sommersi del disagio e rispetto alle fisiologiche crisi evolutive. Per questi motivi è necessario attuare un programma di intervento pluriennale di carattere preventivo e diretto al gruppo classe/scuola. Questo intervento rappresenta un’occasione di crescita per il gruppo classe stesso che, attraverso un maggiore dialogo ed una maggiore consapevolezza di pensieri, emozioni ed azioni, diventerà risorsa e sostegno per ciascun membro della classe. È inutile sottolineare che per rendere efficace e duraturo questo tipo di prevenzione, è necessario che gli insegnanti, gli educatori e le famiglie collaborino, come modelli e come soggetti promotori di modalità adeguate di interazione, affinché l’esempio possa essere acquisito e diventare uno stile di vita per i ragazzi.

Fonti:
http://www.iltuopsicologo.it

http://it.wikipedia.org/wiki/Bullismo

http://www.bullismo.com

http://www.stopalbullismo.it/

Piccole donne crescono
29/03/2010

Ieri portando mio figlio a scuola è partito un discorso sulle “fidanzatine”.
Il mio pargolo è partito a sciorinarmi l’elenco di chi era con chi…chi aveva lasciato chi…e di una bimba che aveva ben quattro fidanzati….

Quando gli ho chiesto di chi era innamorato lui, mi ha guardato con quello sguardo di chi deve rispondere ad un’ovvietà “…ma di mamma!”

Arrivati a scuola ho incontrato un amichetto di mio figlio che nel racconto in macchina stava con una certa Gaia. Ecco di seguito il dialogo:

Me:  “…e quindi? mi dicono che hai una ragazza…ma chi è?”
Bimbo Innamorato:  “è Gaia!”
Me:  “Si ma qual’è? indicamela…”

A quel punto una bimba li vicino con fare organizzativo e spigliato si gira verso di me e dice: “Gaia è quella bimba li” prendendola e portandola al nostro cospetto.

Bimba : “Siete findanzati??”
Gaia: “No”
Bimbo Innamorato: “Ma….ti ho detto che mi piaci!”

[Stupendo….secondo lui bastava esprimere il suo sentimento…povero ingenuo maschietto…]

A quel punto la Gaia lo osserva un attimo e dice: “Se ti tagli i capelli, forse, ti amo”

Eccolo. Il seme di ciò che in futuro sarà uno degli atteggiamenti che più gli uomini accusano nei confronti delle donne. La necessità di doverli cambiare! In una bimba di 5 anni!!

Auguri miei piccoli maschietti…