Summer Wars
01/10/2010

Summer Wars (サマーウォーズ) è un film anime fantascientifico del 2009 prodotto dallo studio giapponese Madhouse e diretto da Mamoru Hosoda (“la ragazza che saltava nel tempo”).

Il film è uscito nelle sale giapponesi il 29 luglio 2009. Ha ottenuto la nomina al Golden Leopard al Locarno International Film Festival del 2009, ed è stato premiato come migliore film d’animazione al Mainichi Film Concours ed ai Japanese Academy Awards del 2010.

La trama parte da un contesto abbastanza realistico:
OZ,  social network di enormi proporzioni con oltre 1 miliardo di iscritti.
Da questo mondo virtuale è possibile fare qualsiasi tipo di operazione nel mondo reale. Al suo interno si può fare qualsiasi cosa, dal passatempo al lavoro professionale, tanto che si può dire che la vita di tutti i giorni dipenda dai meccanismi di quello che è più di una semplice proeizione futura di Facebook.

La storia verte sullo studente delle superiori Kenji Koiso, un mago in matematica, con problemi di socializzazione. Spende la maggior parte del suo tempo nella realtà virtuale. All’inizio delle vacanze estive gli viene offerto un lavoro da Natsuki, la ragazza più popolare della scuola; quest’ultima infatti, spiega che vorrebbe una mano a celebrare il novantesimo compleanno della nonna. Sebbene Kenji non conosca esattamente i dettagli del piano, accetta la proposta e parte con la compagna.

Senza approfondire esageratamente la storia e finire a fare spoiler, si può dire che l’opera è fondamentalmente corale. Il vero protagonista è l’insieme dei personaggi che compongo l’enorme famiglia di Natsuki e le relazioni che tra essi esistono. Individui diversi che mantengono un legame profondo con la propria identità familiare rappresentata dalla “Matrona” nonna.

La scopertà di questa potente identità familiare porterà Kenji ad uscire dal suo contesto solitario e a scendere in campo contro il “pericolo” che sta sorgendo su OZ.

Ma al di là delle implicazioni familiari e di quel sentimento di appartenenza che il regista vuole sottolineare, c’è anche una profonda riflessione sulla realtà virtuale e sui social network. Vengono mostrate entrambe le facce di un sistema tanto stupefacente quanto pericoloso (probabile futura evoluzione dei sistemi oggi esistenti). Uno strumento tanto potente che  innegabilmente può presentare dei possibili risvolti negativi.

Il vero messaggio di Summer Wars sta qui, ossia nella doppia anima della tecnologia, in grado di realizzare prodigi favolosi, come anche di essere temibile se sfruttata male.

Una tecnologia che, priva di scrupoli e controllo, può produrre eventi disastrosi; ma che se calata in un contesto di regole morali, impegno sociale, responsabilità e saggezza, non può che far emergere tutte le sue positive qualità.

E’ possibile trovarlo in streaming su Megaupload o su torrent.

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La ragazza che saltava nel tempo (Toki wo kakeru shōjo)
10/06/2010

La ragazza che saltava nel tempo è un film d’animazione giapponese prodotto nel 2006  dalla MADHOUSE, diretto da Mamoru Hosoda e basato sul racconto di Yasutaka Tsutsui, di cui l’anime rappresenta una continuazione.

Una trama semplice quanto lineare che tuttavia sa trovare spunti di riflessione e qualche colpo di scena.
Il tema del viaggio nel tempo e dei suoi paradossi viene sviscerato attraverso la freschezza della protagonista Makoto che scopre per l’appunto di poter utlizzare questo potere per risolvere i propri conflitti adolescenziali interiori.
Ecco quindi che emerge non tanto la volontà di non accettare il futuro e volerlo cambiare, quanto il non voler vedere finire un presente di felicità e privo di responsabilità e doveri tipico di un’età
.

Makoto si troverà quindi a cercare di fermare ciò che non è possibile fermare: il crescere e divenire donna.
Nel fare questo si sconterà con i risultati delle sue alterazioni temporali toccando con mano la difficoltà di dover fare scelte mature e assumersi la responabilità piena delle proprie azioni.

Il tema grande potere = grande responsabilità (tipico dei super eroi di stampo americano) è quindi solo un espediente per scavare nel profondo dei sentimenti umani, o più specificatamente adolescenziali. E già la massima che compare spesso, invadendo un po’ dappertutto lavagne e televisori, indica molto su quale sia il tema dell’opera: Time waits for no one.
Nulla possono i vari viaggi nel tempo, se non rallentare, posticipare, modificare ma non evitare la fine di una stagione che la protagonista con molta lungimiranza vede come irripetibile e alla quale, proprio per ciò, è attaccatissima.

Esperimento Milgram
07/04/2010

Nel 1960 iniziava il processo a Adolf Eichmann, militare tedesco delle SS a cui furono imputati ruoli chiave nelle deportazioni degli ebrei. Due anni dopo venne giustiziato per impiccagione.

La linea difensiva fu impostata nel dipingere l’imputato Eichmann come un impotente burocrate, mero esecutore di ordini inappellabili, negando quindi ogni diretta responsabilità; egli negò di odiare gli ebrei e riconobbe soltanto “la responsabilità di aver eseguito ordini come qualunque soldato avrebbe dovuto fare durante una guerra”. Hannah Arendt (storica tedesca di orgine ebraica) lo descrisse, con una frase poi passata alla storia, come “l’incarnazione dell’assoluta banalità del male“.

Tre mesi dopo l’inizio del processo, lo psicologo Stanley Milgram, affascinato dalla tesi portata dalla difesa, iniziò un esperimento il cui scopo era cercare di dare una risposta alla domanda: “È possibile che Eichmann e i suoi milioni di complici stessero semplicemente eseguendo degli ordini?

I partecipanti alla ricerca furono reclutati tramite un annuncio su un giornale locale . Il campione risultò composto da persone fra i 20 e i 50 anni, maschi, di varia estrazione sociale. Fu loro comunicato che avrebbero collaborato, dietro ricompensa, a un esperimento sulla memoria e sugli effetti dell’apprendimento.

Nella fase iniziale della prova, lo sperimentatore, assieme a un complice, assegnava con un sorteggio truccato i ruoli di “allievo” e di “insegnante”: il soggetto ignaro era sempre sorteggiato come insegnante e il complice come allievo. I due soggetti venivano poi condotti nelle stanze predisposte per l’esperimento. L’insegnante (soggetto ignaro) era posto di fronte al quadro di controllo di un generatore di corrente elettrica, composto da 30 interruttori a leva posti in fila orizzontale, sotto ognuno dei quali era scritto il voltaggio, dai 15 V del primo ai 450 V dell’ultimo.
Sotto ogni gruppo di 4 interruttori apparivano le seguenti scritte:

(1-4) scossa leggera
(5-8) scossa media
(9-12) scossa forte
(13-16) scossa molto forte
(17-20) scossa intensa
(21-24) scossa molto intensa
(25-28) attenzione: scossa molto pericolosa
(29-30) XXX

All’insegnante era fatta percepire la scossa relativa alla terza leva (45 V) in modo che si rendesse personalmente conto che non vi erano finzioni e gli venivano precisati i suoi compiti come segue:

1. Leggere all’allievo coppie di parole, per esempio: “scatola azzurra”, “giornata serena”;
2. ripetere la seconda parola di ogni coppia accompagnata da quattro associazioni alternative, per esempio: “azzurra – auto, acqua, scatola, lampada”;
3. decidere se la risposta fornita dall’allievo era corretta;
4. in caso fosse sbagliata, infliggere una punizione, aumentando l’intensità della scossa a ogni errore dell’allievo.

Quest’ultimo veniva legato ad una specie di sedia elettrica e gli era applicato un elettrodo al polso, collegato al generatore di corrente posto nella stanza accanto. Doveva rispondere alle domande, e fingere una reazione con implorazioni e grida al progredire dell’intensità delle scosse (che in realtà non percepiva), fino a che, raggiunti i 330 V, non emetteva più alcun lamento, simulando di essere svenuto per le scosse precedenti. Ovviamente, in quanto svenuto, l’allievo non rispondeva più alle domande, il che era considerata una risposta sbagliata e pertanto punibile con una scossa di maggiore intensità

Lo sperimentatore aveva il compito, durante la prova, di esortare in modo pressante l’insegnante: “l’esperimento richiede che lei continui“, “è assolutamente indispensabile che lei continui“, “non ha altra scelta, deve proseguire“. Il grado di obbedienza fu misurato in base al numero dell’ultimo interruttore premuto da ogni soggetto prima di interrompere la prova. Al termine dell’esperimento i soggetti furono informati che la vittima non aveva subito alcun tipo di scossa, che il loro comportamento era stato del tutto normale, che anche tutti gli altri partecipanti avevano reagito in modo simile.

Il risultato

Contrariamente alle aspettative, nonostante i 40 soggetti dell’esperimento mostrassero sintomi di tensione e protestassero verbalmente, una percentuale considerevole di questi, obbedì pedissequamente allo sperimentatore. Questo stupefacente grado di obbedienza, che ha indotto i partecipanti a violare i propri principi morali, è stato spiegato in rapporto ad alcuni elementi, quali l’obbedienza indotta da una figura autoritaria considerata legittima, la cui autorità induce uno stato eteronomico, caratterizzato dal fatto che il soggetto non si considera più libero di intraprendere condotte autonome, ma strumento per eseguire ordini. I soggetti dell’esperimento non si sono perciò sentiti moralmente responsabili delle loro azioni, ma esecutori dei voleri di un potere esterno.

Milgram fece un sondaggio ad un team di 40 psicologi chiedendo loro di ipotizzare la percentuale di persone che sarebbero arrivate alla fine dell’esperimento utilizzando la scossa più violenta.

Questi disserò che era presumibile che solo l’1% avrebbe somministrato l’ultima scossa ad una persona già svenuta e impotente e che, alla scossa da 180 volt, aveva chiesto ufficialmente di interrompere l’esperimento in quanto il dolore era insopportabile.

Il risultato dell’esperimento di Milgram fu che, nonostante molti polemizzassero con quanto stava accadendo, il 62% diede la scossa più forte.

Questo non deve ovviamente portarci a pensare che tutti noi  siamo dei potenziali “mostri”. I dati di Milgram non devono essere letti come giusitifcativi di chi si rende il braccio armato di una mente assassina.
Infatti esistono delle variabili ambientali notevoli:

L’ambiente , l’autorità scientifica, la presenza del professore che spingeva ad eseguire gli ordini, la mancanza di un tempo per poter interiorizzare l’accaduto e confrontarlo con calma con la propria etica, il non poter confrontarsi con altri insegnanti ecc ecc.

Certamente però bisogna considerare questi dati.

Una curiosità: Milmgram eseguì l’esperimento anche con l’assenza del professore in cabina ad incitare l’insegnante. A parte una diminuizone del dato significativa (da 62% a 25%) c’è da notare che vi furono diversi individui che bararono.
In particolare, inviarono scariche di un’intensità inferiore a quella che avrebbero dovuto inviare – e non andarono a raccontare allo sperimentatore che avevano deviato dalla procedura corretta. Quest’ultimo dato, io credo, rappresenta un tentativo da parte di alcuni individui di corrispondere alle richieste della legittima autorità e, nello stesso tempo, di minimizzare il dolore che infliggevano ad altri.
Lo spettatore «non coinvolto», come conformista

[Di seguito due video relativi ad una rivisitazione dell’esperimento fatto da una tv inglese]