Le mamme mediocri
12/04/2010

Oggi voglio parlare di un articolo che  mi è stato segnalato da un utente di questo blog, Elora.

“Nel 1998 il ministro della Sanità Bernard Kouchner aveva firmato un decreto che proibiva di rimborsare il latte in polvere alle puerpere. Mi è sembrato un cambio di linea sulla maternità. Volevano a ogni costo incoraggiare, forzare moralmente le donne ad allattare… E a causa di questa politica di pressioni e colpevolizzazioni, ho constatato un rovesciamento dei valori, che minacciava la libertà delle donne”.
[Elisabeth Badinter]

Questo è l’incipt che ha dato il via per una riflessione della scrittrice e che ha portato alla pubblicazione del suo ultimo libro “La donna e la madre”, un atto d’accusa alla retorica familista imperante che vuole porporre modelli di mamma perfetta e che porta la donna ad avere sensi di colpa dovuti all’inadeguatezza (spesso sottolineate da persone di contorno come madri, suocere, amici ecc ecc). La riflessione tuttavia riguarda anche la presa d’atto del fatto che la conciliazione tra lavoro e famiglie è nella stragrande maggioranza dei casi una favola. La grande rivoluzione femminista degli anni 60 è stata un enorme fallimento in quanto ha portato le donne ad essere stressate, isteriche e infelici con la casa, i bambini, il proprio lavoro, la famiglia da gestire in una giostra che avrebbe potuto funzionare solo sé:

1) La cultura maschile si fosse resa più responsabile nella divisione del peso delle incombenze familiari (e l’errore fu il non pensare che i maschi di allora erano cresciuti da madri che avevano una diversa  e più antica ottica di famiglia)

2) Se la società e nello specifico il mondo del lavoro si fossero evoluti davvero nelle pari opportunità (mentre ancora oggi esiste discriminazione economica tra i sessi)

3) Se non ci fosse un conflitto di interessi tra i modelli consumistici che ci presentano una donna  bella, in carriera e performante e la realtà di un modello di donna mamma che ovviamente non riscuote lo stesso successo.

4) Se le donne per avere pari opportunità degli uomini avessero cercato un modello alternativo invece che scimmiottare quello già esistente e criticato maschile (ed ecco apparire donne negli anni 60 che fumano, dicono parolacce, che si conformano al modello che stavano combattendo)

Senza creare una digressione troppo accentuata sul femminismo che non è l’argomento di oggi, c’è da sottolineare come la Badinter punti il dito assegnando colpe a psicologi infantili che scoraggiano le donne lavoratrici, i militanti della Lega Latte e le neofemministe.

A proposito del tornare ad usare i pannolini di stoffa la giovane mamma Cécile Duflot, segretaria dei Verdi Francese disse convinta che: «li laveranno gli uomini». Finché ci saranno donne come questa, con interi camion di prosicutti sugli occhi, a dipingere queste irrealtà, dubito che possa mai nascere un dibattito costruttivo e reale sulla condizione delle mamme di oggi.

Su tutto dovrebbe imperare la libertà di scelta. Ma anche la consapevolezza delle responsabilità delle proprie scelte.

Avere figli deve essere una gioia, non un sacrificio. E non è nemmeno uno status symbol. Le rinunce connesse alla maternità devono essere valutate e accettate. E’ un compito difficile, ma ricco di soddisfazioni.

Non esiste la madre perfetta e i modelli che ci vengono presentati possono anche essere valutati e successivamente scartati. Soprattutto nell’ottica che questi modelli vengono spesso creati per motivi economici che nulla hanno a che fare con il nostro benessere.

Ergo, se la suocera vi critica perché non siete una buona madre (perché volete uscire la sera, volete lavorare, volete farvi un viaggio senza figli, usate gli omogenizzati e non bollite e frullate verdure, andate in palestra ecc ecc ) pensate solo che è cresciuta con un modello familiare completamente diverso dal vostro e che sta ragionando in maniera coerente con la propria esperienza di vita. Mandatela diplomaticamente a quel paese e non ascoltatela!

Detto ciò….siamo proprio sicuri che il vecchio modello fosse così terribile? Sono più felici le donne di oggi o quelle di 70 anni fa?

Eroi e società
09/02/2010

Brad Pitt interpreta Achille in una scena del Film Troy

L’eroe, il modello, il mito…essi rispondono ad una necessità umana.
L’uomo ha bisogno di modelli riconosciuti come tali per validare, raccontare, sottolineare tutti quegli elementi che costituiscono il patrimonio sociale, morale e intellettuale di una cultura.
Il modello ha lo scopo di indirizzare l’operato degli uomini sui binari scelti dalla società a cui appartiene.
In un certo senso la figura del mito e dell’eroe si condensa proprio attraverso tutte queste valenze culturali. La società in sintesi, sceglie i propri eroi.

Il mito dell’eroe guerriero dell’antichità greca incarna le necessità di emulazione di quella società. Nel medioevo il Cavaliere diviene tenutario non solo dei valori legati alla guerra (la forza, il coraggio, il sacrificio) ma anche di valori morali (il giusto, la difesa del debole, l’amor cortese ecc ecc).
Nella società contemporanea il mito rivive nelle produzioni dell’industria culturale che mettono in atto una continua rigenerazione dell’eroe. I nuovi media rielaborano questi concetti, queste nuove valenze simboliche, per presentare modelli ad un pubblico che ha bisogno di interpretare la realtà in cui vive. Ieri come oggi.

Un giovane Maradona

Ovviamente, oggi, i modelli seguiti sono diversi da quelli prodotti dalla cultura antica. Lo sportivo, il cantante, l’attore di successo…I loro comportamenti sono stati osservati e ripetuti, e sul loro esempio si sono cimentati all’emulazione i  giovani in cerca di un’identità. Essi sono e sono stati nell’immaginario collettivo importanti quanto gli antichi eroi, hanno creato dei modelli di comportamento, dei nuovi stili di vita.

Ed ecco la riflessione di oggi:
Se diamo per assunto che l’eroe è prodotto della società, sulla base delle necessità della stessa di creare modelli da seguire ed emulare, per dare forza alle basi culturali su cui essa stessa si poggia; è possibile capire quali siano i valori della nostra cultura semplicemente osservando quali siano gli eroi riconosciuti oggi come tali.
Cosa ci rivelano, quindi, eroi moderni come Che Guevara, Maradona, Freddy Mercury, l’Uomo Ragno, Ghandi?

Vi lascio con una leggendaria parodia del cantante idolo Elvis fatta da Val Kilmer nel film “Top Secret”: