Rainbow – Nisha rokubou no shichinin
16/06/2011

RAINBOW Nisha Rokubou no Shichinin - OP

Rainbow: Nisha Rokubō no Shichinin è un anime prodotto dalla Madhouse, diretto da Hiroshi Koujina e ispirato all’omonimo manga seinen scritto da George Abe e illustrato da Masasumi Kakizaki.

RAINBOW Nisha Rokubou no Shichinin

È un’opera cruda che va vissuta, come metafora delle difficoltà della vita, piena di messaggi che l’azzeccata regia riesce a infondere perfettamente nell’anima: valori come l’amicizia, la determinazione, il coraggio, la solidarietà di cui con fatica i personaggi si fanno portatori ispirati.

L’opera narra delle vicissitudini di un gruppo di ragazzi che finisce in un riformatorio minorile nel dopo guerra giapponese. Un’affresco purtroppo non sviluppato come avrebbe meritato ma che fa da palco all’approfondimento caratteriale dei personaggi, alla loro evoluzione. La ricerca della felicità come diritto umano a cui anelare, questo è il vero motore di questo anime. Ricerca che passa attraverso il caparbio raggiungimento degli obbiettivi che ciascuno dei protagonisti si prefissa nella vita. Al costo di sopportare qualsiasi dolore, qualsiasi privazione, qualunque prevaricazione.

26 Episodi dove nulla è scontato. Dove in parecchi frangenti non sono i buoni sentimenti a vincere e dove i malvagi e gli approfittatori possono avere la meglio, come nella vita vera. I personaggi imparano a suon di insuccessi che non tutto va sempre come desideri. Ma con fatica, aiutandosi l’un l’altro, cercano di conquistare un centimetro alla volta il diritto alla loro felicità.

Rainbow

Per vedere l’anime in streaming clicca qui.

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Summer Wars
01/10/2010

Summer Wars (サマーウォーズ) è un film anime fantascientifico del 2009 prodotto dallo studio giapponese Madhouse e diretto da Mamoru Hosoda (“la ragazza che saltava nel tempo”).

Il film è uscito nelle sale giapponesi il 29 luglio 2009. Ha ottenuto la nomina al Golden Leopard al Locarno International Film Festival del 2009, ed è stato premiato come migliore film d’animazione al Mainichi Film Concours ed ai Japanese Academy Awards del 2010.

La trama parte da un contesto abbastanza realistico:
OZ,  social network di enormi proporzioni con oltre 1 miliardo di iscritti.
Da questo mondo virtuale è possibile fare qualsiasi tipo di operazione nel mondo reale. Al suo interno si può fare qualsiasi cosa, dal passatempo al lavoro professionale, tanto che si può dire che la vita di tutti i giorni dipenda dai meccanismi di quello che è più di una semplice proeizione futura di Facebook.

La storia verte sullo studente delle superiori Kenji Koiso, un mago in matematica, con problemi di socializzazione. Spende la maggior parte del suo tempo nella realtà virtuale. All’inizio delle vacanze estive gli viene offerto un lavoro da Natsuki, la ragazza più popolare della scuola; quest’ultima infatti, spiega che vorrebbe una mano a celebrare il novantesimo compleanno della nonna. Sebbene Kenji non conosca esattamente i dettagli del piano, accetta la proposta e parte con la compagna.

Senza approfondire esageratamente la storia e finire a fare spoiler, si può dire che l’opera è fondamentalmente corale. Il vero protagonista è l’insieme dei personaggi che compongo l’enorme famiglia di Natsuki e le relazioni che tra essi esistono. Individui diversi che mantengono un legame profondo con la propria identità familiare rappresentata dalla “Matrona” nonna.

La scopertà di questa potente identità familiare porterà Kenji ad uscire dal suo contesto solitario e a scendere in campo contro il “pericolo” che sta sorgendo su OZ.

Ma al di là delle implicazioni familiari e di quel sentimento di appartenenza che il regista vuole sottolineare, c’è anche una profonda riflessione sulla realtà virtuale e sui social network. Vengono mostrate entrambe le facce di un sistema tanto stupefacente quanto pericoloso (probabile futura evoluzione dei sistemi oggi esistenti). Uno strumento tanto potente che  innegabilmente può presentare dei possibili risvolti negativi.

Il vero messaggio di Summer Wars sta qui, ossia nella doppia anima della tecnologia, in grado di realizzare prodigi favolosi, come anche di essere temibile se sfruttata male.

Una tecnologia che, priva di scrupoli e controllo, può produrre eventi disastrosi; ma che se calata in un contesto di regole morali, impegno sociale, responsabilità e saggezza, non può che far emergere tutte le sue positive qualità.

E’ possibile trovarlo in streaming su Megaupload o su torrent.

La ragazza che saltava nel tempo (Toki wo kakeru shōjo)
10/06/2010

La ragazza che saltava nel tempo è un film d’animazione giapponese prodotto nel 2006  dalla MADHOUSE, diretto da Mamoru Hosoda e basato sul racconto di Yasutaka Tsutsui, di cui l’anime rappresenta una continuazione.

Una trama semplice quanto lineare che tuttavia sa trovare spunti di riflessione e qualche colpo di scena.
Il tema del viaggio nel tempo e dei suoi paradossi viene sviscerato attraverso la freschezza della protagonista Makoto che scopre per l’appunto di poter utlizzare questo potere per risolvere i propri conflitti adolescenziali interiori.
Ecco quindi che emerge non tanto la volontà di non accettare il futuro e volerlo cambiare, quanto il non voler vedere finire un presente di felicità e privo di responsabilità e doveri tipico di un’età
.

Makoto si troverà quindi a cercare di fermare ciò che non è possibile fermare: il crescere e divenire donna.
Nel fare questo si sconterà con i risultati delle sue alterazioni temporali toccando con mano la difficoltà di dover fare scelte mature e assumersi la responabilità piena delle proprie azioni.

Il tema grande potere = grande responsabilità (tipico dei super eroi di stampo americano) è quindi solo un espediente per scavare nel profondo dei sentimenti umani, o più specificatamente adolescenziali. E già la massima che compare spesso, invadendo un po’ dappertutto lavagne e televisori, indica molto su quale sia il tema dell’opera: Time waits for no one.
Nulla possono i vari viaggi nel tempo, se non rallentare, posticipare, modificare ma non evitare la fine di una stagione che la protagonista con molta lungimiranza vede come irripetibile e alla quale, proprio per ciò, è attaccatissima.