Gli Status molesti su Facebook
04/05/2014

Cos’è uno status molesto?
Uno status molesto normalmente è viziato da una o più di queste cinque motivazioni:

1) Costruzione dell’immagine. L’autore vuole plasmare l’idea che le persone hanno di lui.

2) Narcisismo. Tutto ciò che conta sono i pensieri, le opinioni e la filosofia di vita dell’autore. L’autore ritiene che la sua persona e la sua vita siano interessanti di per sé.

3) Bisogno d’attenzione. L’autore vuole attenzione.

4) Induzione all’invidia. L’autore vuole che gli altri siano invidiosi di lui o della sua vita.

5) Solitudine. L’autore si sente solo e cerca conforto in Facebook. Questa è la meno odiosa delle cinque motivazioni, ma vedere una persona che riversa la sua solitudine in Facebook mi rattrista, come rattrista chiunque. Sostanzialmente quella persona non fa altro che diffondere la sua tristezza, il che è decisamente sgradevole, perciò la motivazione rientra nella lista.

Facebook è infestato da queste cinque motivazioni: a parte qualche santo individuo, la maggior parte delle persone che conosco, incluso me, si macchiano saltuariamente di questi assurdi comportamenti. È un’epidemia. Per chiarire quali sono i tipi di molestie più comuni:

7 modi per rendersi insopportabili su Facebook:

1) Vanteria

La vanteria è l’ingrediente principale dei comportamenti inopportuni in Facebook, tanto che dev’essere suddiviso in tre sottosezioni:

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1a) La vanteria del tipo “Ho una vita meravigliosa”

Descrizione: Un post che fa sembrare favolosa la tua vita, sia a un macrolivello (hai ottenuto il lavoro dei tuoi sogni, ti sei laureato, adori il tuo nuovo appartamento) o a un microlivello (stai partendo per un viaggio da sogno, ti si prospetta un fine settimana fantastico, hai in programma una bella serata con gli amici, sei reduce da una giornata grandiosa).

Esempi:

Indovinate chi ha appena ottenuto la borsa di studio!!! Hawaii!

Panino nel parcheggio, partita dei Giants, serata con Dave, Matt, Paul e Andy. Adoro il sabato!

Motivazioni principali del post: Costruzione dell’immagine (Ho successo; sono felice; ho una vita sociale molto intensa); Induzione all’invidia.

Quindi, nel migliore dei casi, sei semplicemente entusiasta della tua vita e hai bisogno di dirlo a tutti; nel peggiore dei casi speri di indurre gli altri a deprecare la propria vita e invidiare la tua. Nella via di mezzo, la formulazione delle tue parole è studiata e rientra in una smaccata campagna egotistica per indurre gli altri a vederti in un certo modo.

Concedendoti il beneficio del dubbio, ammettiamo che tu sia semplicemente entusiasta e abbia bisogno di sbandierarlo. Anche in questo caso, le uniche persone a cui potresti esprimere la tua soddisfazione in modo inoffensivo sono gli amici intimi, i familiari e altre figure importanti; e per questo esistono le e-mail, i messaggi, le telefonate e le conversazioni dal vivo.

Il tuo minuto di autocompiacimento è profondamente molesto per le persone che non ti sono poi così vicine, che sono la stragrande maggioranza di quelle che hanno accesso al tuo status.

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1b) La vanteria dissimulata

Descrizione: È simile alla vanteria smaccata di cui sopra ma è leggermente più sottile. Include manifestazioni di falsa modestia, vanteria indiretta, vanteria mascherata da lamentela, eccetera.

Esempi:

A quanto pare ora danno il PhD a ciarlatani e alcolizzati. In che tempi viviamo!
Quest’estate starò un po’ in giro; se qualcuno cerca un appartamento in subaffitto a Soho per luglio e agosto…

Mentre camminavo per tornare a casa, mi hanno fischiato dietro due volte, due macchine mi hanno suonato il clacson e un automobilista ha quasi causato un incidente perché ha rallentato per guardarmi. A volte arrivo proprio a detestarli, gli uomini.

Motivazioni principali del post: Costruzione dell’immagine; Induzione all’invidia.

Da un lato queste persone hanno un livello di consapevolezza che li induce perlomeno a camuffare la vanteria dietro qualcosa. Dall’altro, hanno esattamente le stesse motivazioni dei vanagloriosi più sfacciati, e leggendo questi esempi il primo gruppo risulta quasi simpatico al confronto.

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1c) La vanteria del tipo “Ho una relazione fantastica”

Descrizione: Una declamazione pubblica dei sentimenti estremamente positivi che provi per la persona in questione o un aneddoto che esprime la perfezione del vostro rapporto.

Esempi:
Un viaggio a sorpresa nel Vermont per due notti in baita. Posso dire solo caspita, che fidanzato meraviglioso!

Grazie, Rachel, per avermi regalato l’anno più bello della mia vita.
Entusiasta della domenica di pioggia a base di pizza, giochi e film con mia moglie.
Motivazioni principali del post: Costruzione dell’immagine (Per vostra informazione, ho un fidanzato; ho una relazione fantastica); Induzione all’invidia.

In questo caso, la costruzione dell’immagine e l’induzione all’invidia sono motivazioni evidenti. L’unico intento meno deprecabile potrebbe essere la volontà di rafforzare la relazione mostrando l’intensità dei tuoi sentimenti in modo più eloquente, invece di limitarti a comunicarli in privato. Ma davvero? Vuoi trascinare ottocento persone in queste smancerie perché non trovi un modo più creativo per superare i tuoi limiti nell’esprimerti?

L’unica alternativa divertente si verifica quando a postare è un tizio che deve farsi perdonare per qualcosa, oppure se il fidanzato dell’amica della sua fidanzata a un certo punto se n’è uscito con qualche smanceria del genere, e da quando è successo la sua fidanzata è pazza di quel tipo al 10 per cento, così lui deve ingoiare il boccone amaro e fare altrettanto.

La verità è che non ci sono scusanti per questo comportamento, perché se senti il bisogno di tappezzare Facebook con la tua relazione, hai a disposizione un sacco di modi socialmente accettabili per farlo: puoi sbizzarrirti con le fotografie di coppia sul vostro profilo, puoi goderti tre diversi momenti di espressione di gradimento e tripudio quando cambi il tuo status indicando “in una relazione”, poi “fidanzato” e poi “sposato”.

2) La rivelazione criptica

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Cos’è che ha dieci dita delle mani, dieci dita dei piedi, e ama l’attenzione
Descrizione: Un post che rivela che nella tua vita sta accadendo qualcosa di positivo o negativo senza chiarire alcun dettaglio.

Esempi:

Basta. Ho CHIUSO con i ragazzi. Oggi potrebbe essere una giornata grandiosaaaa…
Momenti come questo danno un senso a tutti gli sforzi e a tutta la sofferenzai. Uhhhhhhhhh

Motivazioni principali del post: Bisogno d’attenzione.

La cosa divertente in questi casi è leggere gli inevitabili commenti e poi osservare il modo in cui l’autore risponde, sempre che risponda. Questo processo inserisce l’autore in una di queste quattro sottocategorie:

• La celebrità: L’autore rimane in silenzio, trattando i commentatori come fossero fans scalmanati.

• La fidanzata isterica di ottocento persone: Nei suoi commenti l’autore spiega tutto per filo e per segno, il che significa che voleva parlarne pubblicamente, ma non voleva solo parlarne: voleva che gli altri gli chiedessero di farlo.

• Il protagonista tormentato: È qualcosa di terribile. L’autore risponde ma mantiene il mistero; è una cosa che lo rende infelice ma “non se la sente di parlarne”.

• La principessina adorata da tutti: È qualcosa di inebriante. L’autore risponde ma mantiene il mistero; è una cosa meravigliosa, non può “dire nulla adesso ma lo scoprirete presto!”. Ora sì che sarete galvanizzati mentre aspettate la grande notizia con il fiato sospeso! L’autore è un caso speciale perché amalgama Narcisismo, Induzione alla gelosia e Costruzione dell’immagine. Bella persona da avere come amico!

3) L’aggiornamento letterale

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Devo ricordarmi di dire a tutti di questa banana. Descrizione: Il letterale aggiornamento su ogni banale attività.

Esempi:

Vado in palestra, poi al corso. Torta di mele! Finalmente ho finito la presentazione!

Motivazioni principali del post: Solitudine; Narcisismo; Convinzione che aggiornare lo status significhi letteralmente aggiornare tutti sulle proprie attività.

Vorrei presentare questo grafico:

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Finalmente ho finito la presentazione! Bene… e quindi? Cosa ti aspetti in questa sede? Sterili congratulazioni da un gruppo di persone che non sono emotivamente coinvolte nella tua impresa? Aver finito la presentazione rientra nella zona verde del grafico qui sopra, oppure, se ci hai lavorato per due mesi, potrebbe spostarsi verso i margini della zona arancione. Per più del 90 per cento delle persone che leggeranno il tuo status, non si avvicina neanche alla zona rossa, che è l’unica parte verso cui nutrono qualche interesse.

Vado in palestra, poi al corso. Ah, davvero passi così la serata? Ma a chi lo stai dicendo esattamente? Voglio approfondire la questione. A un certo punto, tra l’uscita dal lavoro e l’arrivo in palestra, hai avvertito l’impulso di tirare fuori il telefono e digitare questo status. Dopodiché hai messo via il telefono. Dimmi che beneficio ne hai tratto.

Stiamo parlando di una zona assolutamente blu, il che significa che persino tua madre se ne infischia. Parecchi status molesti sono lontani anni luce dalla zona rossa; sono utili solo all’autore, ed è questo il motivo per cui vengono scritti.

Eppure, informare tutti delle tue attività quotidiane non aiuta granché a plasmare la tua immagine e non suscita alcuna invidia, perciò sembra proprio che la motivazione sia la cugina triste del Bisogno di attenzione: la Solitudine. Suppongo sia apprezzabile che Facebook dia a una persona sola la possibilità di raccontare la sua giornata a qualcuno, e questi status non sarebbero nella lista delle molestie se non avessero l’effetto collaterale di ricordare a tutti che la vita è priva di senso e che tutti, prima o poi, dovremo morire.

L’altra motivazione possibile è una grave forma di narcisismo, come se in qualche modo, solo perché sei tu, anche i minimi dettagli della tua vita fossero interessanti per gli altri. Un aspetto particolare della vita delle grandi celebrità è che gli altri sono ossessionati da tutto ciò che fanno, persino da ciò che rientra nella zona blu. Tu non sei una grande celebrità e dunque non hai questo problema, te lo garantisco.

4) Il messaggio privato inspiegabilmente espresso in pubblico

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Descrizione: Il post pubblico di un messaggio privato che non c’è motivo di rendere pubblico.Esempi:

Mi manchi! Quando ci vediamo? Che bel fine settimana con Julie Epstein e Emily Rothchild. Adoro le mie ragazze!Ti ricordi quella volta che…?

Motivazioni principali del post: Costruzione dell’immagine; Induzione all’invidia; Narcisismo; Hai più di ottant’anni e non capisci la differenza tra un post pubblico e un messaggio privato.

Lasciando stare la nonna, non c’è mai un motivo valido per farlo. “Valido” è la parola chiave. I motivi deprecabili sono parecchi. Eccoli:

– Per farti bello agli occhi degli altri e dare l’impressione di avere una vita sociale intensa e inebriante

– Per mostrare a tutti che tu e il tuo destinatario siete amiconi

– Per suscitare invidia negli altri o farli sentire degli sfigati

– Perché ti comporti come se fossi al liceo e pensi di essere uno dei ganzi della scuola, quindi ogni aspetto della tua vita sociale è importante per tutti

– L’unica possibilità che mi piace è se il messaggio mira a suscitare invidia o gelosia in una persona specifica che probabilmente lo leggerà, e che può essere una vecchia fiamma o un contatto che i due interlocutori detestano. Questo tipo di malizia è così estremo che supera ogni confine e diventa sbalorditivo.

5) Il discorso per la premiazione agli Oscar che salta fuori dal nulla

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Descrizione: Un’effusione d’amore per nessun motivo evidente, diretta a nessuna persona in particolare.

Esempio: Volevo solo dire quanto sono grata per avere tutti voi nella mia vita. Il vostro sostegno è tutto per me e senza di voi non sarei riuscita a fare quasi nulla di tutto quel che ho fatto quest’anno.

Motivazioni principali del post: Bisogno d’attenzione.

Mi rifiuto di credere che senti veramente un’esplosione d’amore per tutti i tuoi 800 contatti in Facebook. E se all’improvviso avvertissi un’ondata d’affetto per i tuoi migliori amici e la tua famiglia, davvero lo esprimeresti con uno status pubblico? Non contatteresti quelle poche persone via mail, o con un messaggio molto più personale e sincero? Non è rilevante, perché non è questo il caso che ci riguarda.

Il caso che ci riguarda si riduce sostanzialmente a questo: “Ehi, voi tutti! Sono qui! Abbracciatemi!”. Sai che l’inevitabile risposta a questi status, chiunque tu sia, saranno decine e decine di abbracci e strizzate di braccia virtuali. E questo non rivela forse un tuo bisogno? Non stai esprimendo amore quando scrivi questo post: stai esprimendo il bisogno di sentirti amato.

L’unica circostanza in cui una cosa del genere è accettabile è quando rientra in un grande abbraccio collettivo, come a Natale o nel giorno del Ringraziamento. Se apri Facebook a Natale, sarai sommerso da una valanga di Discorsi per la premiazione agli Oscar che saltano fuori dal nulla. (Io li eviterei anche in queste circostanze, nel caso in cui te lo stia chiedendo).

6) L’opinione incredibilmente ovvia

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Il sole splende

Descrizione: Un post che, in occasione di un grande evento, riecheggia l’opinione che abbiamo già sentito un migliaio di volte.

Esempi:

Sono solidale con gli egiziani che lottano per il loro diritto alla libertà. Tutti hanno diritto alla libertà e prego che riescano a ottenerla.

I miei pensieri e le mie preghiere vanno alle famiglie di Newtown colpite da questa indicibile tragedia. Non ho parole per esprimere il mio dolore per chi ha perso un figlio.

Obama mi ha un po’ deluso nel primo mandato, ma sono contento che sia stato rieletto e nutro molte speranze su ciò che potrò fare nel secondo mandato.

Motivazioni principali del post: Narcisismo; Costruzione dell’immagine (sono il tipo di persona che ha questa particolare opinione o reazione; sono in gamba e riesco a dire cose da adulto).

Questi post sono molesti perché A) non stai dicendo niente che sia minimamente originale o interessante su un evento che ha già inondato l’etere attraverso i media, dov’è stato analizzato da ogni angolazione possibile; e B) stai trasformando un evento immane, e spesso tragico, in qualcosa che ti assegna una parte da protagonista.

La tristezza che avverti per il massacro di quei bambini non è una tessera fondamentale in questo mosaico, e non c’è bisogno di descrivere a tutti come appaiono i fatti attraverso le tue lenti, specialmente se le tue lenti sono semplici pezzi di vetro trasparente; se volessi avere un contorno di narcisismo alla tragedia, mi basterebbe leggere i tweet delle celebrità riguardo all’evento.

7) Il passo verso l’illuminazione

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Descrizione: Una perla di saggezza non richiesta.

Esempi:

“La pace viene da dentro. Non cercarla fuori.” ~Buddha

“Confida nell’Eterno con tutto il tuo cuore e non appoggiarti al tuo intendimento; riconoscilo in tutte le tue vie, ed Egli raddrizzerà i tuoi sentieri.” ~Proverbi 3:5-6

Non capisco tutto questo parlare dell’anno nuovo e le persone che affermano di voler cambiare nell’anno nuovo. Se vuoi migliorarti non importa che giorno dell’anno sia. Io? Domani sarò la stessa persona che sono oggi.

Motivazioni principali del post: Costruzione dell’immagine; Narcisismo.

Da dove cominciamo?

Prima di tutto, chiariamo che i post della categoria Il passo verso l’illuminazione non si tingono di umiltà per il solo fatto che citano le parole di qualcun altro; il messaggio chiaramente paternalistico è sempre “Ah, salve a tutti amici di Facebook. Io sono uno che conosce i segreti della vita. Lasciate che ve li insegni così anche voi potrete raggiungere l’illuminazione.”

In secondo luogo, sai come potresti davvero ispirare le persone? Realizzando qualcosa di incredibile e lasciando che la tua impresa sia un esempio e una fonte di ispirazione per gli altri. Per infondere ispirazione solo a parole dovresti essere un grande oratore che ha qualcosa di veramente originale da dire; ed entrambi sappiamo che non è questo il tuo caso. Perciò, considerarti un ispiratore per il solo fatto che posti citazioni trite e ritrite, beh, è smaccatamente narcisistico. Presumi di essere fonte di ispirazione solo perché sei tu.

Terzo, analizziamo il vero motivo che ti spinge a scrivere questi status: la Costruzione dell’immagine. Vuoi che gli altri vedano quanto sei illuminato e ammirino il tuo percorso spirituale.

* * *

Se vai a guardare sotto un post molesto, trovi solo un paio di mi piace e qualche commento amichevole.

Questo è il motivo per cui i comportamenti insopportabili non spariranno mai da Facebook: non esiste un comando “non mi piace” o “occhi al cielo” o “dito medio alzato” su facebook, e non sta bene mettersi lì a questionare sotto uno status. Perciò gli status molesti ricevono soltanto incoraggiamenti, e gli autori restano ignari del fatto che stanno danneggiando la qualità della vita di tutti.

Il punto principale è che le caratteristiche degli status molesti sono normalissime qualità umane; tutti hanno bisogno di vantarsi ogni tanto, tutti hanno momenti di debolezza in cui hanno un particolare bisogno d’attenzione e si sentono soli, e tutti hanno tratti caratteriali decisamente sgradevoli che prima o poi affiorano.

Ed è qui che intervengono le persone che ti vogliono bene.

Il fatto è che Daniel, come la maggior parte degli altri, non ha capito che, tra i suoi 800 amici in Facebook, solo dieci o quindici gli vogliono bene. Per una persona particolarmente amabile, magari saranno trenta. Tra l’1 e il 4 per cento. Ciò significa che il 96-99 per cento dei tuoi amici in Facebook NON TI VUOLE BENE.

Alle persone che non ti vogliono bene non interessa granché della tua giornata o della tua vita, probabilmente non visitano spesso la tua pagina e di certo non vogliono avere nulla a che fare con gli aspetti peggiori del tuo carattere. E lo spettacolo di te che agisci in base ai tuoi bisogni emotivi o egotistici non dovrebbe apparire sullo schermo del loro computer: dovresti assolutamente evitare di farglielo vedere.

Bene, adesso devo andare. Palestra, poi cena, poi casa, poi letto.

Fonte: http://www.huffingtonpost.it/

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Perché la nostra generazione è infelice
07/01/2014

L’articolo che qui riporto, tradotto in italiano dal blogger che cura “concettodelsolk” , è un’interessante, quanto in realtà superficiale, analisi della generazione di giovani americani definiti GYPSY.
Non è così semplice definire cosa sia la felicità e cosa generi il suo opposto. E’ invece semplicistico presentare l’approccio positivo ad una crisi mondiale che ha tolto speranze, opportunità e prospettive con un banale “lavorate di più, aspettatevi di meno“.

Detto ciò è curioso notare come vi siano naturali differenze di approccio a certe tematiche, soprattutto lavorative, tra americani ed europei e, nello specifico, di noi italiani.

“E siccome il mondo reale (con le dovute eccezioni) considera anzitutto il merito”.
Qui ci può scappare una sonora risata… in Italia il concetto di merito è scomparso da decenni, sostituito prima dal servilismo, poi dal clientelismo.

“La maggiorparte delle persone presenta una inflazionata versione della propria esistenza.”
Questo vale probabilmente per gli americani medi: qui abbiamo professionisti del vittimismo e della lamentela.
Potrebbe andare tutto bene, ma è meglio non farlo notare. Meglio far sempre credere agli altri che i nostri problemi sono reali e più grossi dei loro. Meglio ricevere commiserazione e “poverino” che ammettere che su certi aspetti tutto sommato non potremmo lamentarci per niente. Ma per capire questo bisogna essere italiani.

Ora vi lascio all’articolo:

Perchè la nostra generazione è infelice

Questo articolo del blog waitbutwhy.com non è scritto da me. Io l’ho solamente tradotto.
Mi sembrava interessante renderlo disponibile ad un pubblico di lettori non anglofoni.

 

 

Dì ciao a Lucy.

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Lucy fa parte della Generazione Y, la generazione nata nel periodo compreso tra il fine anni ’70 e la metà degli anni ’90. Fa anche parte della cultura yuppie che costituisce una larga parte della Generazione Y (Gen Y).

(nota del traduttore: Per approfondire, leggi a proposito degli yuppie qui)

Mi piace descrivere gli yuppie della Gen Y con un acronimo — Li chiamo “Gen Y protagonists & special Yuppies”, o GYPSY. Un GYPSY è un sottotipo di yuppie, che pensa di essere il protagonista di una storia molto speciale.

Dunque, Lucy sta vivendo la sua vita GYPSY ed è molto rincuorata per il fatto di essere Lucy. L’unico problema al riguardo è il seguente:

Lucy è infelice.

Per comprendere il perchè di ciò, dobbiamo inanzitutto definire e comprendere cosa renda felice o infelice un individuo. Deriva tutto da una semplice formula.

2013-09-15-Geny2.jpg[FELICITÀ= REALTÀ – ASPETTATIVE]

E’ tutto piuttosto lineare — quando la realtà della vita di un individuo supera le sue aspettative, egli è felice. Quando al contrario risulta inferiore alle aspettative, egli è infelice.

Per ritornare al contesto di cui accennavo, introduciamo nel discorso i genitori di Lucy:

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I genitori di Lucy sono nati negli anni 50. Loro sono i cosiddetti “baby boomer” (n.d.t.: per approfondire qui). Furono cresciuti dai nonni di Lucy, membri della “Grande Generazione”, che è cresciuta durante la Grande Depressione è che ha combattuto la Seconda Guerra Mondiale, e soprattutto non sono assolutamente da definire GYPSY.

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[femminuccie]

I nonni di Lucy erano ossessionati dalla sicurezza economica e accudirono i loro figli insegnando loro i valori della sicurezza nel lavoro, della praticità. Volevano che i propri figli facessero crescere un prato molto più verde e rigoglioso di quello che avevano coltivato loro. Dunque i genitori di Lucy sono cresciuti con la prospettiva di ricercare una prospera e stabile carriera. Qualcosa di simile a questo:

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Gli fu insegnato che niente e nulla poteva fermare il loro progredire professionale, ma al tempo stesso appresero che servivano anni di duro lavoro affinchè il prato rigoglioso potesse essere realizzato.

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[Grafico raffigurante la soddisfazione lavorativa dei baby boomers in funzione degli anni]

Dopo aver vissuto il periodo hippie (che è diverso da Yuppie), i genitori di Lucy intrapresero le loro carriere. Nel periodo a cavallo tra ’70, ’80 e ’90, il mondo ha vissuto una prosperità economica mai vista prima. I genitori di Lucy fecero anche meglio di quanto si aspettavano. Questo li rese gratificati ed ottimisti.

Ciò determinò nei GYPSY una enorme fiducia e speranza per il futuro, al punto che gli obiettivi raggiunti dai genitori riguardo sicurezza economica e prosperità sembravano oltremodo obsoleti. Un prato rigoglioso, per i GYPSY, doveva avere anche i fiori.

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Questo aspetto ci svela un primo ed importante aspetto dei GYPSY:

I GYPSY sono selvaggiamente ambiziosi.

 

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[Penso che potrei diventare Presidente, ma è davvero la politica la mia vera vocazione? No… sarebbe una soluzione troppo definitiva]

I GYPSY hanno bisogno di molto più che un bel giardino di sicurezza e prosperità. Il fatto è che un prato verde e rigoglioso non è adeguatamente eccezionale o sufficientemente unico per un GYPSY. Mentre per i Baby Boomer esisteva il Sogno Americano, i GYPSY desiderano vivere il loro sogno personale.

Cal Newport, in un suo articolo, fa notare che il trending di popolarità della frase “follow your passion” (segui le tue passioni) è aumentato negli ultimi 20 anni, come potete vedere da questo grafico su Google Ngram viewer, uno strumento che mostra quanto sia presente una certa frase nei testi scritti in un ben delineatoperiodo di tempo.
Lo stesso Ngram viewer mostra che la frase  ”a secure career” (una carriera sicura) è andata fuori moda, mentre la frase “a fullfilling career” (una carriera stimolante) è divenuta molto popolare.

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Giusto per esser chiari, i GYPSY vogliono la prosperità economica esattamente come l’hanno voluta i loro genitori — semplicemente essi vogliono anche essere soddisfatti dalla propria carriera in un modo che i loro genitori non hanno neanche preso in considerazione.

Ma accade anche qualcos’altro. Mentre le ambizioni e gli obiettivi di carriera della Gen Y sono diventati sempre più alti ed esigenti, Lucy ha ricevuto anche un secondo messaggio, durante la sua infanzia:

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[tu sei speciale]

Questo suggerisce un secondo aspetto dei GYPSY:

I GYPSY vivono di illusioni.

Lucy si è convinta che “sicuramente tutti vorranno ottenere un futuro soddisfacente, ma io sono particolarmente brillante e, di fatto, la mia vita e la mia carriera saranno ancor più luminose di quelle degli altri”.
Cosi, in un mondo dove tutti sognano il prato rigoglioso coi fiori,ogni singolo GYPSY pensa di essere destinato a qualcosa di ancora più grande –

Un unicorno scintillante al di sopra del prato fiorito.

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[confronto tra aspettative di carriera di Lucy con quella degli altri]

 

Ma perchè si definisce illusione? Perchè questo è quello che tutti i GYPSY pensano, il chè contraddice la definizione stessa di speciale:

spe-cia-le | ‘spe’ʧale |
aggettivo
Relativo ad una specie. Singolare, diverso.

 

Considerata questa definizione, che sul piano emotivo per i GYPSY ha valore di “migliore”, il resto della gente non è da considerarsi speciale — altrimenti “speciale” non vorrebbe dire nulla.

Anche adesso, i lettori GYPSY stanno pensando, “Interessante… ma in realtà io faccio realmente parte di questi pochi speciali” — è qui sta il problema.

Una seconda illusione entra in gioco una volta che i GYPSY entrano nel mercato del lavoro. Mentre i genitori di Lucy erano convinti che tanti anni di duro lavoro e sacrifici avrebbero determinato un successo professionale, Lucy considera il successo di carriera come un fatto dovuto, dato che si tratta di una persona eccezionalmente particolare come lei. Per lei è solo una questione di tempo e di scegliere quale direzione prendere. Le sue aspettative pre-lavorative dunque somigliano ad una cosa del genere:

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[“Aspettiamo che il mondo veda quanto meravigliosa io sia”]

Sfortunatamente, la cosa buffa riguardo la realtà è che essa si rivela essere non cosi semplice. Il fatto strano riguardo la carriera lavorativa è che si rivela essera decisamente difficile e complicata.Grandi successi hanno bisogno di anni di sangue, sudore e lacrime per essere raggiunti — inclusi quelli che non prevedono fiori e unicorni — ed anche le persone di maggior successo difficilmente stanno combinando/hanno combinato qualcosa di grande nel periodo dei loro primi 20-30 anni di vita.

Ma i GYPSY semplicemente non accettano questo fatto.

Paul Harvey, un professore della University of New Hampshire ed esperto dei GYPSY, nel corso di una sua ricerca, e ha affermato che la Gen Y ha “irrealistiche aspettative e si mostrano restii ad accettare dei feedback negativi al riguardo,” e “una inflazionata visione di se stessi.” Harvey dice che “le aspettative non corrisposte, in persone con forte autostima ed autoreferenzialità, sono una grande fonte di frustrazione. Essi fanno riferimento a dei livelli di rispetto e considerazione che non sono in linea con le loro effettive abilità e sacrifici, dunque è probabile che non raggiungano quei premi e riguardi che si aspettano.”

A quelli che assumono nelle proprie aziende dei membri della Gen Y, Harvey suggerisce di fare una domanda durante il colloquio, “Ti senti in genere superiore ai tuoi colleghi/compagni di corso/etc.., e se sì, come mai?” Egli dice che “se il candidato risponde di sì alla prima parte ma rimane interdetto sul ‘perchè’, possibilmente c’è un tendenza all’autoreferenzialità. Questo è dovuto al fatto che le percezioni autoreferenziali sono di solito basate su un senso di superiorità e di merito infondato. Gli han lasciato credere, attraverso esercizi di costruzione di autostima eccessivi durante l’adolescenza, di essere in qualche modo speciali ma allo stesso tempo senza includere una giusta motivazione a questa credenza.”

E siccome il mondo reale (con le dovute eccezioni) considera anzitutto il merito, durante gli anni di college Lucy si trova a vivere questa situazione:

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[Le aspettative di Lucy non corrispondono alla realtà]

L’estrema ambizione di Lucy, accompagnata da un’arroganza che deriva dalle illusioni provocate dall’eccessiva autoreferenzialità, l’ha costretta a vivere il periodo degli studi con una enorme aspettativa. E la realtà, messa a paragone con le sue aspettative, fa risultare l’equazione [felicità= realtà – aspettative] con un valore negativo.

E va sempre peggio. Oltre a questo, i GYPSY hanno un altro problema che si applica a tutto il resto della generazione Y:

I GYPSY si sentono presi in giro e ridicolizzati.

Sicuramente, alcuni coetanei dei genitori di Lucy hanno avuto più successo di quanto essi abbiano avuto. Anche se nel corso degli anni in famiglia di Lucy si parlava della vita di altre persone, per la maggior parte dei casi loro non sapevano realmente che cosa ne fosse stato di tante e tante persone con le loro rispettive carriere.

Lucy, al contrario, si trova costantemente ridicolizzata e rinfacciata da un fenomeno contemporaneo: Facebook Image Crafting (Le vite degli altri raccontate su facebook).

I social network creano un mondo per Lucy dove:

A) Qualsiasi cosa stiano facendo gli altri la fanno alla luce del giorno.
B) la maggiorparte delle persone presenta una inflazionata versione della propria esistenza.
C) Le persone che sottolineano aspetti della loro vita e del loro lavoro sono di fatto quelli a cui il lavoro (o le relazioni) sta procedendo alla grande.

Tutto ciò lascia supporre a Lucy, erroneamente, che tutti quanti stiano facendo grandi progressi, lasciando a lei ulteriore commiserazione:

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[il giardino dei vicini è più alto e più verde]

Ecco il motivo per cui Lucy è infelice, o al limite, un pò frustrata e inadeguata. Infatti, probabilmente la sua carriera può anche essere partita bene, ma su di lei è comunque calato un senso di delusione ed amarezza.

Alcuni consigli per Lucy:

1) Rimani selvaggiamente ambiziosa. Il mondo contemporaneo è pieno di opportunità per cogliere fiori e soddisfazioni. La direzione da prendere può non sempre essere chiara, ma si andrà delineando col tempo — l’importante è buttarsi a capofitto su qualcosa.

2) Basta col pensare di essere speciali. Perchè, di fatto, non sei speciale. Tu sei come tutte le altre giovani persone senza esperienza che non hanno molto da offrire. Potrai diventare davvero speciale quando lavorerai duramente per tanto tempo.

3) Ignora tutti gli altri. Il giardino dei vicini che sembra sempre più verde, è roba vecchia. Eppure nel mondo virtuale cui siamo abituati, il giardino dei vicini sembra un parco glorioso ed immenso. La verità è che tutti gli altri sono indecisi, dubbiosi e frustrati quanto te. Se tu porti a termine i tuoi obiettivi, non avrai altre ragioni per invidiare gli altri.

 

fonte: http://www.waitbutwhy.com/2013/09/why-generation-y-yuppies-are-unhappy.html

Una vita troppo social – 2
04/10/2013

Posto questa bellissima striscia di Zen Pencil come naturale proseguimento del post precedente:

 

social

Una vita troppo social
20/09/2013

Fuori-a-cena

 

 Tante persone, me compreso, amano scambiare informazioni, condividere foto, idee, link, commentare e divulgare, esprimere i propri stati d’animo, raccontare un po di noi e della nostra vita, seguire quello che fanno i nostri amici, parenti e conoscenti. Tramite i social network e gli strumenti che la tecnologia ci ha fornito (smartphone in primis) abbiamo l’opportunità di raggiungere un numero estremamente vasto di persone.

Prima si usciva con tre amici a bere una birra e si commentava un fatto di cronaca, la dichiarazione di un politico, la notizia di un amico che si sposava. Ora facciamo la stessa cosa, ma raggiungiamo magari 1000 persone.

Visto da questo punto di vista sembrerebbe un vantaggio, ma a pensarci bene non lo è poi tanto.
Se dovessimo uscire con 1000 amici ogni settimana, a parte il bere una quantità di birra spropositata, finiremmo per poter dare davvero poca attenzione a ciascuno di loro. Finiremmo per condividere solo qualche minuto, inevitabilmente superficiale. In sintesi, finiremmo per uscire con 1000 conoscenti, ma con nessun amico.

Vivere questa vita social è impegnativo dal punto di vista temporale prima di tutto.

Ciò che desideriamo condividere con il mondo intero, in realtà non riusciamo  più a condividerlo con le persone che ci sono più vicine perché proprio con loro stiamo vivendo i momenti e le esperienze che poi pubblicheremo. E per farlo distogliamo la nostra attenzione da ciò che ci stanno dicendo, sussurrando, confidando, godendo.

“Rischiamo di perdere chi ci vuole bene per dirlo al mondo”

Bisogna a mio avviso sviluppare la maturità per definire un tempo e uno spazio per divertirsi sui social e avere la volontà di spegnere l’Iphone quando si vive. Essere sempre on line significa essere perennemente disponibili, sempre pronti a recepire input che prenderanno la nostra attenzione. Portandola via inevitabilmente a chi ci sta vicino.

 

 

Facebook e il primo amore
28/10/2012

primo amore

Oggi voglio presentare un’interessante riflessione di Lorenzo Pezzato sul suo blog Opinioni da Nordest.
Lorenzo Pezzato, nel suo blog Opinioni da NordEst, scrive una suggestiva riflessione su un aspetto particolarissimo di Facebook: la possibilità di ritrovare amori e amorini del passato.
Scrive Lorenzo: “Probabilmente il primo nome cercato da chi si iscrive ad un social network per la prima volta e con approccio ludico è nella stragrande maggioranza dei casi quello del primo amore dell’adolescenza (o di qualunque altro periodo), in un trionfo di morbosa curiosità, di autoreferenzialità e romanticismo da scaffale dell’ipermarket. Il problema è che spessissimo quella ricerca va a buon fine, e si riaggancia la persona la quale, in preda alle medesime morbosità, accetta di buon grado la richiesta di amicizia. In quell’istante si riapre un ciclo che fino a qualche anno addietro era relegato nello sgabuzzino delle improbabilità”.
Lorenzo si chiede quali conseguenze possano avere queste inedite finestre sul passato sulle relazioni sentimentali del presente.
Io penso che, al netto dell’ovvia variabilità di ciascun caso da un altro, le relazioni passate redivive siano meno pericolose, per la stabilità di un rapporto attuale, delle cyberrelazioni con estranei che si possono instaurare per esempio su una chat .
In quanto appartenenti al già stato, gli incontri digitali con vecchi amori vedono esaurita ed estinta la propria carica “eversiva” in termini relazionali, non connotandosi, per ovvie ragioni, nè per l’ebrezza della novità, nè per la possibilità di essere oggetto di proiezioni fantasmatiche (talvolta irrealistiche) come accade alle cyber- relazioni con estranei.
Inoltre ritrovare un vecchio amore, se di vecchio amore si tratta (in assenza di strascichi sentimentali, di rancori, rivendicazioni e così via) può tradursi semplicemente in un quieto, e tutto sommato innocuo, tentativo di riappropriarsi di un passato condiviso, anche con nostalgia si intende, ma non necessariamente rimpiangendolo o facendosene condizionare.
In generale spesso noto che le persone attribuiscono una connotazione negativa al ricordo, come se ricordare fosse sempre sintomatico dell’insoddisfazione del presente o della paura del futuro. Ricordare può essere invece semplicemente un modo per restituire continuità alla propria esistenza, impedire che interi anni e luoghi e spazi e gesti e persone smettano diesserci state solo perchè non le ricordiamo più. C’è chi conserva vecchi biglietti del treno, dell’autobus, ingressi ai concerti, vecchi quaderni, oggetti di ogni foggia e natura al solo scopo di preservare i ricordi.
Io penso che la gente su Facebook cerca i compagni di scuola e cerca i vecchi amori perchè vuole ricordarseli, ma ricordarseli come erano allora.
La loro attualizzazione nell’oggi è l’ effetto collaterale di questo processo. In fondo in fondo quello che quel vecchio amore è diventato ed è adesso soddisfa un’ovvia e umana curiosità presto sazia.
E’ ciò che quella persona era che interessa davvero, perché ci restituisce un pezzo di noi con lei . Un pezzo che forse abbiamo perduto assieme all’oblio di lei e che troviamo romantico recuperare. Se di questo si tratta, il presente delle relazioni sentimentali non è minacciato dalle nuove potenzialità di facebook più di quanto non lo sia dalla presenza, in un ufficio qualunque, di una segretaria avvenente.
http://psicocafe.blogosfere.it/2008/11/facebook-e-le-vecchie-storie-damore.html


						

Summer Wars
01/10/2010

Summer Wars (サマーウォーズ) è un film anime fantascientifico del 2009 prodotto dallo studio giapponese Madhouse e diretto da Mamoru Hosoda (“la ragazza che saltava nel tempo”).

Il film è uscito nelle sale giapponesi il 29 luglio 2009. Ha ottenuto la nomina al Golden Leopard al Locarno International Film Festival del 2009, ed è stato premiato come migliore film d’animazione al Mainichi Film Concours ed ai Japanese Academy Awards del 2010.

La trama parte da un contesto abbastanza realistico:
OZ,  social network di enormi proporzioni con oltre 1 miliardo di iscritti.
Da questo mondo virtuale è possibile fare qualsiasi tipo di operazione nel mondo reale. Al suo interno si può fare qualsiasi cosa, dal passatempo al lavoro professionale, tanto che si può dire che la vita di tutti i giorni dipenda dai meccanismi di quello che è più di una semplice proeizione futura di Facebook.

La storia verte sullo studente delle superiori Kenji Koiso, un mago in matematica, con problemi di socializzazione. Spende la maggior parte del suo tempo nella realtà virtuale. All’inizio delle vacanze estive gli viene offerto un lavoro da Natsuki, la ragazza più popolare della scuola; quest’ultima infatti, spiega che vorrebbe una mano a celebrare il novantesimo compleanno della nonna. Sebbene Kenji non conosca esattamente i dettagli del piano, accetta la proposta e parte con la compagna.

Senza approfondire esageratamente la storia e finire a fare spoiler, si può dire che l’opera è fondamentalmente corale. Il vero protagonista è l’insieme dei personaggi che compongo l’enorme famiglia di Natsuki e le relazioni che tra essi esistono. Individui diversi che mantengono un legame profondo con la propria identità familiare rappresentata dalla “Matrona” nonna.

La scopertà di questa potente identità familiare porterà Kenji ad uscire dal suo contesto solitario e a scendere in campo contro il “pericolo” che sta sorgendo su OZ.

Ma al di là delle implicazioni familiari e di quel sentimento di appartenenza che il regista vuole sottolineare, c’è anche una profonda riflessione sulla realtà virtuale e sui social network. Vengono mostrate entrambe le facce di un sistema tanto stupefacente quanto pericoloso (probabile futura evoluzione dei sistemi oggi esistenti). Uno strumento tanto potente che  innegabilmente può presentare dei possibili risvolti negativi.

Il vero messaggio di Summer Wars sta qui, ossia nella doppia anima della tecnologia, in grado di realizzare prodigi favolosi, come anche di essere temibile se sfruttata male.

Una tecnologia che, priva di scrupoli e controllo, può produrre eventi disastrosi; ma che se calata in un contesto di regole morali, impegno sociale, responsabilità e saggezza, non può che far emergere tutte le sue positive qualità.

E’ possibile trovarlo in streaming su Megaupload o su torrent.