L’esperimento di Solomon Asch
23/04/2012

Solomon Asch (Varsavia, 14 settembre 1907 – 20 febbraio 1996) è stato uno psicologo polacco naturalizzato statunitense.

È noto per i suoi importanti contributi teorici e sperimentali alla psicologia sociale, ed in particolare in relazione agli studi sui processi di conformità sociale.

In particolare, nel 1956, Asch realizzò l’esperimento che lo rese noto nell’ambito della psicologia sociale.

L’assunto di base del suo esperimento consisteva nel fatto che l’essere membro di un gruppo è una condizione sufficiente a modificare le azioni e, in una certa misura, anche i giudizi e le percezioni visive di una persona. Il suo esperimento si focalizzava sulla possibilità di influire sulle percezioni e sulle valutazioni di dati oggettivi, senza ricorrere a false informazioni sulla realtà o a distorsioni oggettive palesi.

Il protocollo sperimentale prevedeva che 8 soggetti, di cui 7 complici dello sperimentatore all’insaputa dell’ottavo, si incontrassero in un laboratorio, per quello che veniva presentato come un normale esercizio di discriminazione visiva. Lo sperimentatore presentava loro delle schede con tre linee di diversa lunghezza in ordine decrescente; su un’altra scheda aveva disegnato un’altra linea, di lunghezza uguale alla prima linea della prima scheda. Chiedeva a quel punto ai soggetti, iniziando dai complici, quale fosse la linea corrispondente nelle due schede. Dopo un paio di ripetizioni “normali”, alla terza serie di domande i complici iniziavano a rispondere in maniera concorde e palesemente errata; il vero soggetto sperimentale, che doveva rispondere per ultimo o penultimo, in un’ampia serie di casi iniziava regolarmente a rispondere anche lui in maniera scorretta, conformemente alla risposta sbagliata data dalla maggioranza di persone che aveva risposto prima di lui. in sintesi, pur sapendo soggettivamente quale fosse la “vera” risposta giusta, il soggetto sperimentale decideva, consapevolmente e pur sulla base di un dato oggettivo, di assumere la posizione esplicita della maggioranza (solo una piccola percentuale si sottraeva alla pressione del gruppo, dichiarando ciò che vedeva realmente e non ciò che sentiva di “dover” dire).

Asch

Nell’esperimento originale di Asch, il 25% dei partecipanti non si conformò alla maggioranza, ma il 75% si conformò almeno una volta alla pressione del gruppo (ed il 5% dei soggetti si adeguò ad ogni singola ripetizione della prova).

Successivamente fu introdotto all’interno del gruppo un secondo soggetto ingenuo, eliminando in tal modo l‘isolamento del primo, la prova fornì risultati molto interessanti: il tasso di conformità calò dal 32% al 10,4%, sottolineando così l’importanza della presenza di un “sostegno sociale”.
In un’altra variante, poi, il secondo soggetto era un collaboratore dello sperimentatore, addestrato a dare risposte corrette sugli item visivi; in contrasto con la posizione della maggioranza: si assistette così ad un ulteriore calo del tasso di conformità, che scese fino al 5,5%.

Le ricerche dimostrarono, in un primo momento, che il fattore determinante del calo era proprio la rottura del consenso sociale, così come Asch aveva previsto, più che la presenza effettiva del sostegno. In altre parole, per un soggetto minoritario all’interno di un gruppo, conterebbe maggiormente l’incoerenza della posizione maggioritaria, non più capace di essere compatta nella sua influenza sul singolo.
Successivi approfondimenti, però, dimostrarono che tutto ciò poteva avere permanente validità solo per gli item di tipo oggettivo (percezioni visive e informazioni); mentre per gli item di tipo soggettivo (opinioni) contava molto più la presenza effettiva di un alleato per ridurre drasticamente la conformità [Allen e Levine 1969; Wilder e Allen 1973, cit. in Allen 1975, in Mucchi Faina op. cit., p. 40].

Il lavoro di Asch influenzò Stanley Milgram (che fu allievo di dottorato dello stesso Asch), e le sue successive ricerche.

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La Terza Onda
12/01/2012

«Come hanno potuto, i tedeschi, sostenere di essere stati all’oscuro del massacro degli ebrei? Come hanno potuto, cittadini, ferrovieri, insegnanti, medici sostenere di non avere saputo dei campi di concentramento e dei forni crematori? Come hanno potuto, i vicini di casa e forse anche gli amici dei cittadini ebrei, sostenere di non essere stati lì, mentre tutto questo accadeva?»
[Ron Jones, professore di Storia presso la Cubberley High School, Palo Alto, California]

Fu proprio per rispondere all’incredulità dei suoi allievi che non capivano come si potesse instaurare una dittatura, un pensiero unico imposto; come fosse possibile che l’etica e la capacità di giudizio del singolo individuo fossero a tal punto sopite da accettare l’inaccettabile;  che il professore decise di promuovere un esperimento. Un esperimento il cui obbiettivo era:

Dimostrare agli studenti che le masse sono facilmente manipolabili e che quindi sarebbe ancora  possibile una dittatura

Jones diede vita ad un movimento chiamato “The Third Wave” (“La terza onda”) e convinse i suoi studenti che era necessaria l’eliminazione della democrazia con il motto “Forza attraverso la disciplina, forza attraverso l’unione, forza attraverso l’azione, forza attraverso l’orgoglio”.

Egli scrive che iniziò il primo giorno dell’esperimento con cose semplici come il corretto modo di sedersi, addestrando gli studenti finché questi erano in grado di arrivare dall’esterno della classe fino alle proprie sedie e prendere posizione nel modo corretto in meno di 30 secondi senza fare alcun rumore. Procedette quindi con una ferrea disciplina in classe emergendo come una figura autoritaria.Viene inserito anche un rigido regolamento disciplinare, imponendo ai ragazzi di alzarsi prima di parlare, di rispondere in modo coinciso alle domande e di  chiamarlo “Signor Jones”.
Nel secondo giorno organizzò le cose in modo da mescolare la sua classe di storia in un gruppo con un supremo senso della disciplina e della comunità. Creò un saluto simile a quello del regime nazista e ordinò ai membri della classe di salutarsi vicendevolmente in quel modo anche al di fuori della classe. Ognuno di loro si attenne a questo comando.
A questo punto l’esperimento prese vita per conto suo, con studenti che da un po’ tutta la scuola vi si univano: il terzo giorno la classe si allargò dagli iniziali 30 studenti a 43 partecipanti. Tutti gli studenti mostrarono un drastico miglioramento nelle loro abilità accademiche e una motivazione straordinaria. Jones istruì gli studenti su come fare un’iniziazione ai nuovi membri, e per la fine del giorno il movimento aveva già oltre 200 partecipanti. E nasce una vera e propria dittatura: i dissidenti vengono ostracizzati, i membri del movimento cominciano a spiarsi a vicenda, e gli studenti che si rifiutano di aderire vengono accusati.

È al quarto giorno di esperimento che Jones decide di porre fine al movimento perché ne sta perdendo il controllo. Annunciò così ai partecipanti che il movimento era solo una parte di un movimento a livello nazionale e che nel giorno seguente un candidato presidenziale del movimento ne avrebbe annunciato pubblicamente l’esistenza. Jones ordinò agli studenti di partecipare ad una manifestazione a mezzogiorno del giorno dopo per testimoniare all’annuncio.
Invece di un discorso televisivo del loro leader, agli studenti venne però presentato un canale vuoto. Dopo alcuni minuti di attesa, Jones annunciò che tutti loro avevano preso parte ad un esperimento sul fascismo e che tutti quanti avevano volontariamente creato un senso di superiorità che i cittadini tedeschi avevano nel periodo della Germania nazista. E così l’esperimento finì.

In meno di una settimana Jones era riuscito a manipolare una massa di giovani, portandoli a obbedire ciecamente ai suoi ordini.
Lo stesso Jones dirà “Un’esperienza che non rifarei mai. Mi sono imbattuto in un lato primordiale della psiche umana che potrebbe essere utile conoscere”.

Nonostante l’interessante tema sia per la psicologia sia, in generale, per lo studio del comportamento umano l’esperimento (a causa anche dei limitati dati a disposizione) non trovò grande seguito.

Su questo esperimento è stato scritto un libro e successivamente girato un film intitolato “L’Onda”

Esperimento Milgram
07/04/2010

Nel 1960 iniziava il processo a Adolf Eichmann, militare tedesco delle SS a cui furono imputati ruoli chiave nelle deportazioni degli ebrei. Due anni dopo venne giustiziato per impiccagione.

La linea difensiva fu impostata nel dipingere l’imputato Eichmann come un impotente burocrate, mero esecutore di ordini inappellabili, negando quindi ogni diretta responsabilità; egli negò di odiare gli ebrei e riconobbe soltanto “la responsabilità di aver eseguito ordini come qualunque soldato avrebbe dovuto fare durante una guerra”. Hannah Arendt (storica tedesca di orgine ebraica) lo descrisse, con una frase poi passata alla storia, come “l’incarnazione dell’assoluta banalità del male“.

Tre mesi dopo l’inizio del processo, lo psicologo Stanley Milgram, affascinato dalla tesi portata dalla difesa, iniziò un esperimento il cui scopo era cercare di dare una risposta alla domanda: “È possibile che Eichmann e i suoi milioni di complici stessero semplicemente eseguendo degli ordini?

I partecipanti alla ricerca furono reclutati tramite un annuncio su un giornale locale . Il campione risultò composto da persone fra i 20 e i 50 anni, maschi, di varia estrazione sociale. Fu loro comunicato che avrebbero collaborato, dietro ricompensa, a un esperimento sulla memoria e sugli effetti dell’apprendimento.

Nella fase iniziale della prova, lo sperimentatore, assieme a un complice, assegnava con un sorteggio truccato i ruoli di “allievo” e di “insegnante”: il soggetto ignaro era sempre sorteggiato come insegnante e il complice come allievo. I due soggetti venivano poi condotti nelle stanze predisposte per l’esperimento. L’insegnante (soggetto ignaro) era posto di fronte al quadro di controllo di un generatore di corrente elettrica, composto da 30 interruttori a leva posti in fila orizzontale, sotto ognuno dei quali era scritto il voltaggio, dai 15 V del primo ai 450 V dell’ultimo.
Sotto ogni gruppo di 4 interruttori apparivano le seguenti scritte:

(1-4) scossa leggera
(5-8) scossa media
(9-12) scossa forte
(13-16) scossa molto forte
(17-20) scossa intensa
(21-24) scossa molto intensa
(25-28) attenzione: scossa molto pericolosa
(29-30) XXX

All’insegnante era fatta percepire la scossa relativa alla terza leva (45 V) in modo che si rendesse personalmente conto che non vi erano finzioni e gli venivano precisati i suoi compiti come segue:

1. Leggere all’allievo coppie di parole, per esempio: “scatola azzurra”, “giornata serena”;
2. ripetere la seconda parola di ogni coppia accompagnata da quattro associazioni alternative, per esempio: “azzurra – auto, acqua, scatola, lampada”;
3. decidere se la risposta fornita dall’allievo era corretta;
4. in caso fosse sbagliata, infliggere una punizione, aumentando l’intensità della scossa a ogni errore dell’allievo.

Quest’ultimo veniva legato ad una specie di sedia elettrica e gli era applicato un elettrodo al polso, collegato al generatore di corrente posto nella stanza accanto. Doveva rispondere alle domande, e fingere una reazione con implorazioni e grida al progredire dell’intensità delle scosse (che in realtà non percepiva), fino a che, raggiunti i 330 V, non emetteva più alcun lamento, simulando di essere svenuto per le scosse precedenti. Ovviamente, in quanto svenuto, l’allievo non rispondeva più alle domande, il che era considerata una risposta sbagliata e pertanto punibile con una scossa di maggiore intensità

Lo sperimentatore aveva il compito, durante la prova, di esortare in modo pressante l’insegnante: “l’esperimento richiede che lei continui“, “è assolutamente indispensabile che lei continui“, “non ha altra scelta, deve proseguire“. Il grado di obbedienza fu misurato in base al numero dell’ultimo interruttore premuto da ogni soggetto prima di interrompere la prova. Al termine dell’esperimento i soggetti furono informati che la vittima non aveva subito alcun tipo di scossa, che il loro comportamento era stato del tutto normale, che anche tutti gli altri partecipanti avevano reagito in modo simile.

Il risultato

Contrariamente alle aspettative, nonostante i 40 soggetti dell’esperimento mostrassero sintomi di tensione e protestassero verbalmente, una percentuale considerevole di questi, obbedì pedissequamente allo sperimentatore. Questo stupefacente grado di obbedienza, che ha indotto i partecipanti a violare i propri principi morali, è stato spiegato in rapporto ad alcuni elementi, quali l’obbedienza indotta da una figura autoritaria considerata legittima, la cui autorità induce uno stato eteronomico, caratterizzato dal fatto che il soggetto non si considera più libero di intraprendere condotte autonome, ma strumento per eseguire ordini. I soggetti dell’esperimento non si sono perciò sentiti moralmente responsabili delle loro azioni, ma esecutori dei voleri di un potere esterno.

Milgram fece un sondaggio ad un team di 40 psicologi chiedendo loro di ipotizzare la percentuale di persone che sarebbero arrivate alla fine dell’esperimento utilizzando la scossa più violenta.

Questi disserò che era presumibile che solo l’1% avrebbe somministrato l’ultima scossa ad una persona già svenuta e impotente e che, alla scossa da 180 volt, aveva chiesto ufficialmente di interrompere l’esperimento in quanto il dolore era insopportabile.

Il risultato dell’esperimento di Milgram fu che, nonostante molti polemizzassero con quanto stava accadendo, il 62% diede la scossa più forte.

Questo non deve ovviamente portarci a pensare che tutti noi  siamo dei potenziali “mostri”. I dati di Milgram non devono essere letti come giusitifcativi di chi si rende il braccio armato di una mente assassina.
Infatti esistono delle variabili ambientali notevoli:

L’ambiente , l’autorità scientifica, la presenza del professore che spingeva ad eseguire gli ordini, la mancanza di un tempo per poter interiorizzare l’accaduto e confrontarlo con calma con la propria etica, il non poter confrontarsi con altri insegnanti ecc ecc.

Certamente però bisogna considerare questi dati.

Una curiosità: Milmgram eseguì l’esperimento anche con l’assenza del professore in cabina ad incitare l’insegnante. A parte una diminuizone del dato significativa (da 62% a 25%) c’è da notare che vi furono diversi individui che bararono.
In particolare, inviarono scariche di un’intensità inferiore a quella che avrebbero dovuto inviare – e non andarono a raccontare allo sperimentatore che avevano deviato dalla procedura corretta. Quest’ultimo dato, io credo, rappresenta un tentativo da parte di alcuni individui di corrispondere alle richieste della legittima autorità e, nello stesso tempo, di minimizzare il dolore che infliggevano ad altri.
Lo spettatore «non coinvolto», come conformista

[Di seguito due video relativi ad una rivisitazione dell’esperimento fatto da una tv inglese]