Non Lasciarmi
24/04/2011

Non Lasciarmi

Ecco un altro film interessante che mi trovo a recensire per il messaggio che porta con sé.
Tratto dal libro “Non lasciarmi” di Kazuo Ishiguro, ci racconta di una ucronia, ovvero una realtà storica diversa dalla nostra.
Una realtà dove esseri umani vengono clonati e cresciuti per essere usati come donatori di organi. Una storia drammatica che attraverso i sentimenti, l’amore, la gelosia, l’amicizia, la speranza, la ricerca di un senso della vita ci porta verso una riflessione esistenziale profonda.

In questo film  il clone non è altro che l’immagine speculare delle nostre esistenze. Proprio come loro infatti, anche noi tendiamo a non sottrarci a quello che è il nostro destino, il nostro percorso, lo accettiamo passivamente.L’infanzia finisce quando scopri che un giorno morirai“. Credo che questa frase, presa in prestito da IL CORVO, accosti l’immagine dei tre protagonisti con il nostro percorso esistenziale. I tre protagonisti hanno un vissuto alle proprie spalle che sa di incompiuto, infatti tra amori non confessati, tra incertezze e paura dell’abbandono e della solitudine, questi personaggi, giunti alla fine del proprio ciclo, non potranno far altro che rimpiangere, come tutti, le occasioni mancate. Vorrebbero poter avere altro tempo, vorrebbero poter recuperare ciò di cui loro stessi si sono depredati. Ma è troppo tardi. E’ il ciclo della vita, crudele e cinica questa prospettiva è l’unica realtà alla quale purtroppo ognuno di noi non potrà sottrarsi.

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Siamo una barca arenata nella sabbia in prossimità del mare, e purtroppo della nostra incompletezza, della nostra mancata realizzazione riusciremo a rendercene conto quando la sabbia avrà esaurito i suoi granelli nella clessidra del tempo.
[Da un commento su filmscoop]

La rassegnazione ed il senso di inesorabilità che trasmette l’intera vicenda non sono supportati da nessun elemento che li renda credibili ed accettabili. Ed è proprio questa la forza del messaggio presente nel film.

Nessuna fuga ha senso, o è possibile, perché non si fugge alla condizione umana.

Il nostro disappunto nella visione è in realtà la trasposizione della nostra vita, priva di reale libertà, inellutabile e per questo inaccettabile. E neppure il vivere il più grande dei sentimenti umani, l’amore può essere lasciapassare per la salvezza e/o chiave di comprensione della vita. Come nella stupenda riflessione del romanzo “un amore” di Dino Buzzati, L’amore non è in grado di distruggere un destino segnato dall’uomo.

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Si arriva all’epilogo smezzati, atterriti e arrabbiati. L’urlo straziante di Tommy è forse banale ma puntualissimo. Fortunatamente questa sincronia emozionale non si rompe, al contrario si realizza compiutamente nel finale. Il pensiero che emerge, sapientemente accompagnato dalla bravura del regista Mark Romanek,  trova sfogo nelle ultime parole di Kathy. Una riflessione essenziale e limpida, una chiusura pressoché perfetta: non vi è davvero differenza tra cloni e originali.

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Angel Beats!
06/09/2010

Eccomi a recensire un prodotto davvero interessante per l’originalità della sua trama. Angel Beats nasce da un’idea originale di Jun Maeda, che ne ha curato anche lo screenplay, con il character design originale di Na-Ga; sia Maeda che Na-Ga fanno parte della casa di produzione di Visual novel Key, di cui Maeda è uno dei fondatori. L’anime si sviluppa in 13 episodi che, per il tipo di storia e la sua potenzialità, sono davvero pochi.

In breve, tutti i personaggi sono morti e si ritrovano in una sorta di limbo-purgatorio simile ad una normale scuola superiore. La tranquillità del luogo e le sistematiche attività scolastiche hanno lo scopo di aiutare i trapassati ad abbandonare l’agitazione della loro esperienza in vita, l’attaccamento a ciò che sono stati ma, soprattutto, a superare “il non compiuto” della loro esistenza, a sublimare il loro rimpianto ed accettare le esperienze negative che li hanno segnati, chi più chi meno, in maniera drammatica. Chi riesce infine ad accettare tutto questo, pronto a reincarnarsi in una nuova vita, scompare da quel mondo.
Le cose non sono però così lineari e scontate.
I protagonisti sono infatti coloro che non accettano di partecipare a questo processo nel quale non vedono uno scopo, un progetto e soprattutto giustizia. Chi li riscatta da tutto ciò che hanno vissuto? come può Dio averli fatti soffrire tanto? con quale coraggio quel Dio chiede loro di accettare il suo progetto misterioso e di ricominciare quando loro sentono di non aver mai realmente vissuto e completato la loro vita precendente?

Ragazzi “interrotti“, astiosi verso la vita, fondamentalmente impauriti e feriti, decidono di ribellarsi a Dio cercando di sovvertire quella strana realtà di passaggio con ogni mezzo a loro disposizione.

Tenshi, una sorta di angelo controllore, ostacola i loro tentativi scatenando una guerra continua e apparentemente non risolvibile.

In questo contesto arriva Yuzuru Otonashi che, privo di ricordi riguardanti la sua morte, cercherà di capire a fondo quella realtà e il suo funzionamento, scoprendo se stesso e il suo ruolo in quel grande disegno misterioso che è l’esistenza  umana.

Trama interessante quindi, purtroppo non sviluppata con la giusta calma, ottimi disegni e il tratto identificativo di un’opera che riesce con disinvoltura a passare dal comico al drammatico con coerenza e semplicità. Da vedere, insomma, ma soprattutto da ascoltare: la colonna sonora è semplicemente strepitosa; abbraccia infatti le scene dell’anime con pezzi rock e dolcissime melodie (stupenda “Ichiban no Takaramono” che nell’episodio 10 accompagna i sogni di futuro amore di Yui).

My Soul, Your Beats! / Brave Song” nel maggio 2010 ha vinto il Disco d’Oro della Recording Industry Association of Japan per aver venduto oltre 100.000 copie.

E’ possibile scaricarlo da Megaupload (basta cercare in internet “Angel Beats megaupload”)

Father And Daugther
09/04/2010

Father And Daugther è un cortometraggio animato olandese del regista Michaël Dudok De Wit uscito nel 2000.  E’ stato premiato lo stesso anno con l’Academy Award for Animated Short Film.

La storia è una delicata metafora. Attraverso l’amore che lega padre e figlia si dipana lo svolgersi dell’esistenza lungo le tappe della vita. I legami che esistono e che sono indistrittubili, sui quali si costruisce il nostro modo di essere e di vedere il mondo. Un percorso naturale ed obbligato che impatta tutti. Da vedere qui in basso:

La Responsabilità del domani
12/03/2010

La vita è un insieme di luoghi e di persone che scrivono il tempo.
Il nostro tempo.
Noi cresciamo e maturiamo collezionando queste esperienze.
Sono queste che poi vanno a definirci.
Alcune sono più importanti di altre, perché formano il nostro carattere.
Ci insegnano la differenza tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
La differenza tra il bene e il male.
Cosa essere e cosa non essere.
Ci insegnano chi vogliamo diventare.
In tutto questo, alcune persone e alcune cose si legano a noi in un modo spontaneo e inestricabile.
Ci sostengono nell’esprimerci e nel realizzarci.
Ci legittimano nell’essere autentici e veri.
E se significano veramente qualcosa, ispirano il modo in cui il mondo cambia e si evolve.
E allora, appartengono a tutti noi e a nessuno
“.

Alcuni tra voi avranno riconosciuto l’origine di questo testo.
E alcuni lo ricorderanno letto dalla bella voce di Tognazzi.

Ricordo che quando lo vidi rimasi sorpreso dalla potenza evocativa di alcune immagini (lo svincolo di Capaci che sottolinea la parola “male”…)
e ricordo anche come, lo stesso Spot, nella versione francese, non ottenesse lo stesso effetto, legando allo stesso testo immagini che non fanno propriamente parte della nostra Italica storia.

Questo sottolinea proprio il concetto espresso da quelle parole:
Le nostre esperienze, i nostri modelli, ciò che siamo e ciò che saremo, sono legati soprattutto a questo “nostro tempo”.
Una casa costruita con migliaia di mattoni e dove ogni mattone rappresenta persone, luoghi, momenti…

Mi piace soprattutto una frase:
E se significano veramente qualcosa, ispirano il modo in cui il mondo cambia e si evolve
E’ una frase non tanto di speranza quanto di richiamo alla responsabilità.
Ci dice che noi oggi possiamo ispirare il cambiamento del domani con la nostra esistenza, con le nostre scelte, le nostre azioni, le nostre parole.

La riflessione di oggi quindi è: cosa stiamo ispirando noi oggi?

Omohide poro poro (“Only Yesterday”)
28/01/2010

Omohide Poro Poro - Anno: 1991 - Durata: 118 minuti

Omohide poro poro, letteralmente, significa “Ricordi goccia a goccia”.
Ho deciso di recensire quest’opera del maestro Isao Takahata sia nella categoria “Recensioni” che in quella “Riflessioni” e leggendo la trama capirete il perché.

La storia narra di Taeko Okajima, classica impiegata di una grande azienda di Tokyo che, a 27 anni suonati e nonostante la disapprovazione della madre, non ha ancora trovato un fidanzato.

Durante un periodo di ferie decide di tornare ai luoghi della sua infanzia, ospite della famiglia del cognato, e fare la vita di campagna che tanto la attira.

Durante il viaggio e il soggiorno ritroverà momenti dimenticati di quando era ancora bambina, l’amore infantile, la paura di diventare donna, il rapporto con la propria famiglia. Una lenta pioggia di ricordi che cadranno lentamente, ma inesorabilmente, su di lei, scavandola, colpendola, cambiandola.

Inizialmente ho pensato che il fil rouge dell’opera fosse un tema sul modello de “Alla Ricerca del Tempo Perduto” di Proust, ma mi sbagliavo.
L’opera infatti non è incentrata sul rammarico del “ciò che poteva essere” e che non si può più vivere, ma sulla profonda riflessione del “chi siamo diventati”.
Grazie alla contrapposizione tra passato e presente, in un flusso costante di ricordi e di immagini, la protagonista mette a confronto due momenti della propria vita: l’infanzia e l’inizio della maturità. Attraverso Taeko viene posta a noi la domanda: “Siamo la persona che avremmo voluto essere da bambini?”.
Rileggere i propri desideri e le proprie aspirazioni tenendo per mano quella bambina di dieci anni che si materializza al suo fianco sempre più viva, permette a Taeko di mettere in discussione ogni scelta fatta. Di poter finalmente prendere le redini della sua esistenza e mutarne il corso prima di ritrovarsi intrappolata in una vita non sua.
Questa consapevolezza della reale possibilità di cambiare la propria direzione esistenziale e di stravolgere gli equilibri acquisiti spaventa lei come spaventa noi.
Taeko fugge di fronte a se stessa ma è proprio la “se stessa” bambina a non darle pace, come un silenzioso fantasma che la riporta ad ascoltare la voce del cuore sopita. La sprona, la prende per mano e si congeda da lei solo quando quella parte di coscienza passata si sublima in quella presente rendendo la protagonista davvero consapevole di ciò che vuole dalla vita.

Se desiderate vederlo in streaming basta ricercare “omohide poro poro ita streaming” su google e lo trovate sicuramente!

L’inizio di un cammino
06/01/2010

Essere consapevoli vuol dire sapere che con il nostro atteggiamento nei confronti di noi stessi, degli altri e di ciò che stiamo facendo, possiamo determinare la qualità della nostra vita e del mondo in cui viviamo.

La realtà che ci circonda non è qualcosa di “altro” rispetto a noi. E’ intimamamente legata al nostro essere. In realtà neanche si dovrebbe parlare di legame: semplicemente non c’è alcuna divisione.

Non è il destino a costruire la nostra vita, ma è il nostro atteggiamento, la nostra risposta, la nostra reazione ai casi della vita (belli o brutti che siano) che minuto per minuto forgiano ciò che siamo e la strada che intendiamo percorrere.

Chi diviene consapevole di questo sente il motto:
“Chi lascia la vecchia via per la nuova, sa quel che lascia, non sa quel che trova”
ma lo interpreta:
“Per raggiungere un luogo che non conosci, devi prendere un cammino che non conosci”.

La nostra vita può diventare la piena espressione del nostro essere, e la vita quotidiana può diventare l’occasione per rivelarsi e sperimentare le molteplici sfaccettature della nostra natura.
La qualità della nostra vita va misurata in base a quanto sappiamo assaporare pienamente tutto ciò che l’esistenza ci offre.

L’importante, allora, non è raggiungere una meta o l’altra, ma procedere con l’atteggiamento giusto, un atteggiamento di apertura e disponibilità, di attenzione interna e di attenzione esterna, attenzione a sé e agli altri, a ciò che vogliamo dalla vita e a ciò che la vita vuole da noi.
Ci scopriremo felici con molto meno di quanto normalmente si pensa necessario, e il traguardo che ci porremo come obiettivo non sarà quantitativo, ma qualitativo.