Quando gli occhi dicono tutto.
11/03/2013

Questa è la storia di uno sguardo.
Uno sguardo che ci racconta il potere delle emozioni. Al di là delle scelte razionali, degli egoismi e della vita.

La Storia:

Negli anni ’70, l’artista serba Marina Abramovic ha vissuto un’intensa storia d’amore con l’artista tedesco Ulay (Frank Uwe Laysiepen). Per 5 anni hanno vissuto insieme in un furgone dedicandosi all’arte. Quando hanno sentito che il loro rapporto stava finendo, hanno deciso di dirsi addio. Non un addio qualunque: un saluto cercato, profondo e sublimato. Unico.  Marina decide di partire dal lato orientale della Muraglia Cinese sulle sponde del Mar Giallo, mentre Ulay dalla periferia sud occidentale del deserto del Gobi. I due cammineranno novanta giorni per poi incontrarsi a metà strada dopo aver percorso entrambi 2500 chilometri, abbracciarsi dirsi addio, per sempre. 23 anni più tardi, nel 2010, quando Marina era già un artista consacrata, il MoMa di New York dedicò una retrospettiva al suo lavoro. In questa retrospettiva, Marina si è seduta per tre mesi, sei giorni su sette per 7 ore condividendo un minuto di silenzio con ogni sconosciuto che si sedeva di fronte a lei.

 

Ulay arrivò senza che lei ne fosse a conoscenza… a voi la visione.

 

 

Summer Wars
01/10/2010

Summer Wars (サマーウォーズ) è un film anime fantascientifico del 2009 prodotto dallo studio giapponese Madhouse e diretto da Mamoru Hosoda (“la ragazza che saltava nel tempo”).

Il film è uscito nelle sale giapponesi il 29 luglio 2009. Ha ottenuto la nomina al Golden Leopard al Locarno International Film Festival del 2009, ed è stato premiato come migliore film d’animazione al Mainichi Film Concours ed ai Japanese Academy Awards del 2010.

La trama parte da un contesto abbastanza realistico:
OZ,  social network di enormi proporzioni con oltre 1 miliardo di iscritti.
Da questo mondo virtuale è possibile fare qualsiasi tipo di operazione nel mondo reale. Al suo interno si può fare qualsiasi cosa, dal passatempo al lavoro professionale, tanto che si può dire che la vita di tutti i giorni dipenda dai meccanismi di quello che è più di una semplice proeizione futura di Facebook.

La storia verte sullo studente delle superiori Kenji Koiso, un mago in matematica, con problemi di socializzazione. Spende la maggior parte del suo tempo nella realtà virtuale. All’inizio delle vacanze estive gli viene offerto un lavoro da Natsuki, la ragazza più popolare della scuola; quest’ultima infatti, spiega che vorrebbe una mano a celebrare il novantesimo compleanno della nonna. Sebbene Kenji non conosca esattamente i dettagli del piano, accetta la proposta e parte con la compagna.

Senza approfondire esageratamente la storia e finire a fare spoiler, si può dire che l’opera è fondamentalmente corale. Il vero protagonista è l’insieme dei personaggi che compongo l’enorme famiglia di Natsuki e le relazioni che tra essi esistono. Individui diversi che mantengono un legame profondo con la propria identità familiare rappresentata dalla “Matrona” nonna.

La scopertà di questa potente identità familiare porterà Kenji ad uscire dal suo contesto solitario e a scendere in campo contro il “pericolo” che sta sorgendo su OZ.

Ma al di là delle implicazioni familiari e di quel sentimento di appartenenza che il regista vuole sottolineare, c’è anche una profonda riflessione sulla realtà virtuale e sui social network. Vengono mostrate entrambe le facce di un sistema tanto stupefacente quanto pericoloso (probabile futura evoluzione dei sistemi oggi esistenti). Uno strumento tanto potente che  innegabilmente può presentare dei possibili risvolti negativi.

Il vero messaggio di Summer Wars sta qui, ossia nella doppia anima della tecnologia, in grado di realizzare prodigi favolosi, come anche di essere temibile se sfruttata male.

Una tecnologia che, priva di scrupoli e controllo, può produrre eventi disastrosi; ma che se calata in un contesto di regole morali, impegno sociale, responsabilità e saggezza, non può che far emergere tutte le sue positive qualità.

E’ possibile trovarlo in streaming su Megaupload o su torrent.

La Neuroeconomia e il Neuromarketing
03/08/2010

Questa neonata disciplina, punto di incontro fra neurologia ed economia, ha destato una grande interesse da parte di chi si occupa di branding, di pubblicità e di marketing. Lo scopo è comprendere come le emozioni influenzino le nostre scelte in fatto di decisioni economiche quali ad esempio la scelta di un prodotto/marchio rispetto ad un altro o un investimento in borsa.

Il primo articolo sperimentale, datato 2001, “A Functional Imaging Study of Cooperation in Two-Person Reciprocal Exchange” e stato seguito da diversi studi che hanno fatto emergere alcuni particolari comportamenti del nostro cervello.

Ad esempio che il cervello valuta il rischio e la ricompensa separatamente. Quello che gli economisti chiamano “utilità attesa” appare un costrutto unitario soltanto a fini esplicativi, il cervello non esibisce infatti l’esistenza di un comando e di un controllo centralizzato.

Le applicazioni della nuova disciplina sono futuristiche: corsi di formazione per gli investitori per settare le proprie emozioni o per sondarne l’obiettività in anticipo con degli scan del cervello, previsioni  del collasso di una bolla di prezzo, anticipazioni psicologiche sulla fluttuazione dei mercati“. [Psicocafé]

La Psicostoria di Hari Seldon non sembra più tanto fantascienza!

Interessante l’esperimento di Neuromarketing effettuato al Baylor College of Medicine di Houston da Read Montague:

Ad un un gruppo di volontari venne data da assaggiare una Coca e una Pepsi (due bevande dal contenuto chimico identico), senza che i soggetti sapessero se si trattasse dell’una o dell’altra e verificò che nessuno di essi era in grado di percepire alcuna differenza.

Nella sessione sperimentale successiva invece, quando ai soggetti veniva rivelato il marchio, la propensione per la Coca-Cola aumentava a dismisura.

A livello neurale si osservò che nel cervello venivano attivate ulteriori aree rispetto a quella della corteccia prefrontale ventro mediale (VMPFC) che è coinvolta nell’elaborazione sensoriale.

Nel caso della Coca Cola si attivavano  anche l’ippocampo e la corteccia prefrontale dorsolaterale (DLPFC),  aree note per essere implicate nell’elaborazione emotiva, la seconda in particolare nel controllo cognitivo e nella memoria di lavoro.

Il risultato di questo test è che il cervello non si limiterebbe a gustare la bevanda, bensì elaborerebbe cognitivamente il marchio, richiamando tutte le informazioni culturali (pubblicitarie) che possiede su di esso e si farebbe influenzare dalle emozioni  positive sapientemente associate all’informazione culturale.

La prossima volta che scegliete una bevanda, riflettete su quanto il suo marchio genera emozionalmente in voi, potreste rimanere stupiti!

NB
Il Neuromarketing non ha alcuna relazione con la comunicazione subliminale, vietata proprio in virtù della scorrettezza nei confronti dell’acquirente.

  • il neuromarketing tende ad appagare le preoccupazioni coscienti che rallentano la decisione di acquisto, offrendo soluzioni e vantaggi concreti al cliente.
  • le tecniche subliminali tendono invece ad utilizzare canali emozionali paralleli per indurre (non invogliare) inconsapevolmente all’acquisto di un prodotto.

    [Citazione Wikipedia]