Le barriere
06/04/2013

calcio

Oggi riporto questa bellissima lettera di una signora, apparsa su Specchio dei Tempi.
Con semplicità, rappresenta l’aspetto che più mi piace nelle persone intelligenti: l’osservazione scevra da giudizi e la successiva riflessione. Il tema sono le barriere culturali e come essere risultino tanto più evidenti (e pertanto illogiche) nei bambini, che le assorbono, le fanno proprie e, infine, le subiscono.

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Torino, giardinetto di estrema periferia. Seguo con lo sguardo i miei due figli in una complicata azione di gioco: anche loro malati di calcio, quello che ti porta su un campetto di erba e fango con le scarpe da ginnastica e la maglia del tuo idolo addosso.

Mi avvicina un ragazzino color dell’ebano, i suoi occhi luccicano di un chiarore in netta antitesi col colore della sua pelle.

«“Posso giocare?” mi chiede riconoscendo in me un’autorità che non ho. “Certo” gli rispondo, “però trovati un compagno se no siete dispari”. Lui aspetta, ma muove gambe e piedi tradendo la sua impazienza. Arrivano altri ragazzini, chiedono di giocare e finalmente si buttano nella mischia: il numero quadra.

Un quarto d’ora più tardi arrivano due ragazzine, le gonne lunghe e variopinte ne chiariscono la provenienza: il vicino campo nomadi. Stessa domanda di poco prima, sempre a me che -ora ho capito- sono stato individuato quale Mister.

“Non so” prendo tempo, mentre si avvicina un drappello di calciatori.

«“Possiamo giocare anche noi?” ripetono direttamente ai coetanei che, sudati, le guardano ostili. “No” risponde secco il ragazzino di colore, ormai titolare.

«“E perché?” rispondono piccate e in coro le due bambine. “Perché siete femmine” è la sentenza dell’atleta africano.

«“E allora?” risponde la più alta delle due, “tu sei negro, però ti hanno fatto g iocare!”

Non ho un finale da raccontare, l’ora del rientro era arrivata. Ho chiamato i miei figli e, tornando a casa, ho riflettuto sulle barriere che, nonostante qualunque sforzo, continuano salde a mantenere la posizione.

Eroi e società
09/02/2010

Brad Pitt interpreta Achille in una scena del Film Troy

L’eroe, il modello, il mito…essi rispondono ad una necessità umana.
L’uomo ha bisogno di modelli riconosciuti come tali per validare, raccontare, sottolineare tutti quegli elementi che costituiscono il patrimonio sociale, morale e intellettuale di una cultura.
Il modello ha lo scopo di indirizzare l’operato degli uomini sui binari scelti dalla società a cui appartiene.
In un certo senso la figura del mito e dell’eroe si condensa proprio attraverso tutte queste valenze culturali. La società in sintesi, sceglie i propri eroi.

Il mito dell’eroe guerriero dell’antichità greca incarna le necessità di emulazione di quella società. Nel medioevo il Cavaliere diviene tenutario non solo dei valori legati alla guerra (la forza, il coraggio, il sacrificio) ma anche di valori morali (il giusto, la difesa del debole, l’amor cortese ecc ecc).
Nella società contemporanea il mito rivive nelle produzioni dell’industria culturale che mettono in atto una continua rigenerazione dell’eroe. I nuovi media rielaborano questi concetti, queste nuove valenze simboliche, per presentare modelli ad un pubblico che ha bisogno di interpretare la realtà in cui vive. Ieri come oggi.

Un giovane Maradona

Ovviamente, oggi, i modelli seguiti sono diversi da quelli prodotti dalla cultura antica. Lo sportivo, il cantante, l’attore di successo…I loro comportamenti sono stati osservati e ripetuti, e sul loro esempio si sono cimentati all’emulazione i  giovani in cerca di un’identità. Essi sono e sono stati nell’immaginario collettivo importanti quanto gli antichi eroi, hanno creato dei modelli di comportamento, dei nuovi stili di vita.

Ed ecco la riflessione di oggi:
Se diamo per assunto che l’eroe è prodotto della società, sulla base delle necessità della stessa di creare modelli da seguire ed emulare, per dare forza alle basi culturali su cui essa stessa si poggia; è possibile capire quali siano i valori della nostra cultura semplicemente osservando quali siano gli eroi riconosciuti oggi come tali.
Cosa ci rivelano, quindi, eroi moderni come Che Guevara, Maradona, Freddy Mercury, l’Uomo Ragno, Ghandi?

Vi lascio con una leggendaria parodia del cantante idolo Elvis fatta da Val Kilmer nel film “Top Secret”: