Perché la nostra generazione è infelice
07/01/2014

L’articolo che qui riporto, tradotto in italiano dal blogger che cura “concettodelsolk” , è un’interessante, quanto in realtà superficiale, analisi della generazione di giovani americani definiti GYPSY.
Non è così semplice definire cosa sia la felicità e cosa generi il suo opposto. E’ invece semplicistico presentare l’approccio positivo ad una crisi mondiale che ha tolto speranze, opportunità e prospettive con un banale “lavorate di più, aspettatevi di meno“.

Detto ciò è curioso notare come vi siano naturali differenze di approccio a certe tematiche, soprattutto lavorative, tra americani ed europei e, nello specifico, di noi italiani.

“E siccome il mondo reale (con le dovute eccezioni) considera anzitutto il merito”.
Qui ci può scappare una sonora risata… in Italia il concetto di merito è scomparso da decenni, sostituito prima dal servilismo, poi dal clientelismo.

“La maggiorparte delle persone presenta una inflazionata versione della propria esistenza.”
Questo vale probabilmente per gli americani medi: qui abbiamo professionisti del vittimismo e della lamentela.
Potrebbe andare tutto bene, ma è meglio non farlo notare. Meglio far sempre credere agli altri che i nostri problemi sono reali e più grossi dei loro. Meglio ricevere commiserazione e “poverino” che ammettere che su certi aspetti tutto sommato non potremmo lamentarci per niente. Ma per capire questo bisogna essere italiani.

Ora vi lascio all’articolo:

Perchè la nostra generazione è infelice

Questo articolo del blog waitbutwhy.com non è scritto da me. Io l’ho solamente tradotto.
Mi sembrava interessante renderlo disponibile ad un pubblico di lettori non anglofoni.

 

 

Dì ciao a Lucy.

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Lucy fa parte della Generazione Y, la generazione nata nel periodo compreso tra il fine anni ’70 e la metà degli anni ’90. Fa anche parte della cultura yuppie che costituisce una larga parte della Generazione Y (Gen Y).

(nota del traduttore: Per approfondire, leggi a proposito degli yuppie qui)

Mi piace descrivere gli yuppie della Gen Y con un acronimo — Li chiamo “Gen Y protagonists & special Yuppies”, o GYPSY. Un GYPSY è un sottotipo di yuppie, che pensa di essere il protagonista di una storia molto speciale.

Dunque, Lucy sta vivendo la sua vita GYPSY ed è molto rincuorata per il fatto di essere Lucy. L’unico problema al riguardo è il seguente:

Lucy è infelice.

Per comprendere il perchè di ciò, dobbiamo inanzitutto definire e comprendere cosa renda felice o infelice un individuo. Deriva tutto da una semplice formula.

2013-09-15-Geny2.jpg[FELICITÀ= REALTÀ – ASPETTATIVE]

E’ tutto piuttosto lineare — quando la realtà della vita di un individuo supera le sue aspettative, egli è felice. Quando al contrario risulta inferiore alle aspettative, egli è infelice.

Per ritornare al contesto di cui accennavo, introduciamo nel discorso i genitori di Lucy:

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I genitori di Lucy sono nati negli anni 50. Loro sono i cosiddetti “baby boomer” (n.d.t.: per approfondire qui). Furono cresciuti dai nonni di Lucy, membri della “Grande Generazione”, che è cresciuta durante la Grande Depressione è che ha combattuto la Seconda Guerra Mondiale, e soprattutto non sono assolutamente da definire GYPSY.

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[femminuccie]

I nonni di Lucy erano ossessionati dalla sicurezza economica e accudirono i loro figli insegnando loro i valori della sicurezza nel lavoro, della praticità. Volevano che i propri figli facessero crescere un prato molto più verde e rigoglioso di quello che avevano coltivato loro. Dunque i genitori di Lucy sono cresciuti con la prospettiva di ricercare una prospera e stabile carriera. Qualcosa di simile a questo:

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Gli fu insegnato che niente e nulla poteva fermare il loro progredire professionale, ma al tempo stesso appresero che servivano anni di duro lavoro affinchè il prato rigoglioso potesse essere realizzato.

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[Grafico raffigurante la soddisfazione lavorativa dei baby boomers in funzione degli anni]

Dopo aver vissuto il periodo hippie (che è diverso da Yuppie), i genitori di Lucy intrapresero le loro carriere. Nel periodo a cavallo tra ’70, ’80 e ’90, il mondo ha vissuto una prosperità economica mai vista prima. I genitori di Lucy fecero anche meglio di quanto si aspettavano. Questo li rese gratificati ed ottimisti.

Ciò determinò nei GYPSY una enorme fiducia e speranza per il futuro, al punto che gli obiettivi raggiunti dai genitori riguardo sicurezza economica e prosperità sembravano oltremodo obsoleti. Un prato rigoglioso, per i GYPSY, doveva avere anche i fiori.

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Questo aspetto ci svela un primo ed importante aspetto dei GYPSY:

I GYPSY sono selvaggiamente ambiziosi.

 

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[Penso che potrei diventare Presidente, ma è davvero la politica la mia vera vocazione? No… sarebbe una soluzione troppo definitiva]

I GYPSY hanno bisogno di molto più che un bel giardino di sicurezza e prosperità. Il fatto è che un prato verde e rigoglioso non è adeguatamente eccezionale o sufficientemente unico per un GYPSY. Mentre per i Baby Boomer esisteva il Sogno Americano, i GYPSY desiderano vivere il loro sogno personale.

Cal Newport, in un suo articolo, fa notare che il trending di popolarità della frase “follow your passion” (segui le tue passioni) è aumentato negli ultimi 20 anni, come potete vedere da questo grafico su Google Ngram viewer, uno strumento che mostra quanto sia presente una certa frase nei testi scritti in un ben delineatoperiodo di tempo.
Lo stesso Ngram viewer mostra che la frase  ”a secure career” (una carriera sicura) è andata fuori moda, mentre la frase “a fullfilling career” (una carriera stimolante) è divenuta molto popolare.

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Giusto per esser chiari, i GYPSY vogliono la prosperità economica esattamente come l’hanno voluta i loro genitori — semplicemente essi vogliono anche essere soddisfatti dalla propria carriera in un modo che i loro genitori non hanno neanche preso in considerazione.

Ma accade anche qualcos’altro. Mentre le ambizioni e gli obiettivi di carriera della Gen Y sono diventati sempre più alti ed esigenti, Lucy ha ricevuto anche un secondo messaggio, durante la sua infanzia:

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[tu sei speciale]

Questo suggerisce un secondo aspetto dei GYPSY:

I GYPSY vivono di illusioni.

Lucy si è convinta che “sicuramente tutti vorranno ottenere un futuro soddisfacente, ma io sono particolarmente brillante e, di fatto, la mia vita e la mia carriera saranno ancor più luminose di quelle degli altri”.
Cosi, in un mondo dove tutti sognano il prato rigoglioso coi fiori,ogni singolo GYPSY pensa di essere destinato a qualcosa di ancora più grande –

Un unicorno scintillante al di sopra del prato fiorito.

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[confronto tra aspettative di carriera di Lucy con quella degli altri]

 

Ma perchè si definisce illusione? Perchè questo è quello che tutti i GYPSY pensano, il chè contraddice la definizione stessa di speciale:

spe-cia-le | ‘spe’ʧale |
aggettivo
Relativo ad una specie. Singolare, diverso.

 

Considerata questa definizione, che sul piano emotivo per i GYPSY ha valore di “migliore”, il resto della gente non è da considerarsi speciale — altrimenti “speciale” non vorrebbe dire nulla.

Anche adesso, i lettori GYPSY stanno pensando, “Interessante… ma in realtà io faccio realmente parte di questi pochi speciali” — è qui sta il problema.

Una seconda illusione entra in gioco una volta che i GYPSY entrano nel mercato del lavoro. Mentre i genitori di Lucy erano convinti che tanti anni di duro lavoro e sacrifici avrebbero determinato un successo professionale, Lucy considera il successo di carriera come un fatto dovuto, dato che si tratta di una persona eccezionalmente particolare come lei. Per lei è solo una questione di tempo e di scegliere quale direzione prendere. Le sue aspettative pre-lavorative dunque somigliano ad una cosa del genere:

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[“Aspettiamo che il mondo veda quanto meravigliosa io sia”]

Sfortunatamente, la cosa buffa riguardo la realtà è che essa si rivela essere non cosi semplice. Il fatto strano riguardo la carriera lavorativa è che si rivela essera decisamente difficile e complicata.Grandi successi hanno bisogno di anni di sangue, sudore e lacrime per essere raggiunti — inclusi quelli che non prevedono fiori e unicorni — ed anche le persone di maggior successo difficilmente stanno combinando/hanno combinato qualcosa di grande nel periodo dei loro primi 20-30 anni di vita.

Ma i GYPSY semplicemente non accettano questo fatto.

Paul Harvey, un professore della University of New Hampshire ed esperto dei GYPSY, nel corso di una sua ricerca, e ha affermato che la Gen Y ha “irrealistiche aspettative e si mostrano restii ad accettare dei feedback negativi al riguardo,” e “una inflazionata visione di se stessi.” Harvey dice che “le aspettative non corrisposte, in persone con forte autostima ed autoreferenzialità, sono una grande fonte di frustrazione. Essi fanno riferimento a dei livelli di rispetto e considerazione che non sono in linea con le loro effettive abilità e sacrifici, dunque è probabile che non raggiungano quei premi e riguardi che si aspettano.”

A quelli che assumono nelle proprie aziende dei membri della Gen Y, Harvey suggerisce di fare una domanda durante il colloquio, “Ti senti in genere superiore ai tuoi colleghi/compagni di corso/etc.., e se sì, come mai?” Egli dice che “se il candidato risponde di sì alla prima parte ma rimane interdetto sul ‘perchè’, possibilmente c’è un tendenza all’autoreferenzialità. Questo è dovuto al fatto che le percezioni autoreferenziali sono di solito basate su un senso di superiorità e di merito infondato. Gli han lasciato credere, attraverso esercizi di costruzione di autostima eccessivi durante l’adolescenza, di essere in qualche modo speciali ma allo stesso tempo senza includere una giusta motivazione a questa credenza.”

E siccome il mondo reale (con le dovute eccezioni) considera anzitutto il merito, durante gli anni di college Lucy si trova a vivere questa situazione:

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[Le aspettative di Lucy non corrispondono alla realtà]

L’estrema ambizione di Lucy, accompagnata da un’arroganza che deriva dalle illusioni provocate dall’eccessiva autoreferenzialità, l’ha costretta a vivere il periodo degli studi con una enorme aspettativa. E la realtà, messa a paragone con le sue aspettative, fa risultare l’equazione [felicità= realtà – aspettative] con un valore negativo.

E va sempre peggio. Oltre a questo, i GYPSY hanno un altro problema che si applica a tutto il resto della generazione Y:

I GYPSY si sentono presi in giro e ridicolizzati.

Sicuramente, alcuni coetanei dei genitori di Lucy hanno avuto più successo di quanto essi abbiano avuto. Anche se nel corso degli anni in famiglia di Lucy si parlava della vita di altre persone, per la maggior parte dei casi loro non sapevano realmente che cosa ne fosse stato di tante e tante persone con le loro rispettive carriere.

Lucy, al contrario, si trova costantemente ridicolizzata e rinfacciata da un fenomeno contemporaneo: Facebook Image Crafting (Le vite degli altri raccontate su facebook).

I social network creano un mondo per Lucy dove:

A) Qualsiasi cosa stiano facendo gli altri la fanno alla luce del giorno.
B) la maggiorparte delle persone presenta una inflazionata versione della propria esistenza.
C) Le persone che sottolineano aspetti della loro vita e del loro lavoro sono di fatto quelli a cui il lavoro (o le relazioni) sta procedendo alla grande.

Tutto ciò lascia supporre a Lucy, erroneamente, che tutti quanti stiano facendo grandi progressi, lasciando a lei ulteriore commiserazione:

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[il giardino dei vicini è più alto e più verde]

Ecco il motivo per cui Lucy è infelice, o al limite, un pò frustrata e inadeguata. Infatti, probabilmente la sua carriera può anche essere partita bene, ma su di lei è comunque calato un senso di delusione ed amarezza.

Alcuni consigli per Lucy:

1) Rimani selvaggiamente ambiziosa. Il mondo contemporaneo è pieno di opportunità per cogliere fiori e soddisfazioni. La direzione da prendere può non sempre essere chiara, ma si andrà delineando col tempo — l’importante è buttarsi a capofitto su qualcosa.

2) Basta col pensare di essere speciali. Perchè, di fatto, non sei speciale. Tu sei come tutte le altre giovani persone senza esperienza che non hanno molto da offrire. Potrai diventare davvero speciale quando lavorerai duramente per tanto tempo.

3) Ignora tutti gli altri. Il giardino dei vicini che sembra sempre più verde, è roba vecchia. Eppure nel mondo virtuale cui siamo abituati, il giardino dei vicini sembra un parco glorioso ed immenso. La verità è che tutti gli altri sono indecisi, dubbiosi e frustrati quanto te. Se tu porti a termine i tuoi obiettivi, non avrai altre ragioni per invidiare gli altri.

 

fonte: http://www.waitbutwhy.com/2013/09/why-generation-y-yuppies-are-unhappy.html

La crisi spiegata in modo semplice
28/11/2012

 

la crisi

Helga è la proprietaria di un bar, di quelli dove si beve forte.
Rendendosi conto che quasi tutti i suoi clienti sono disoccupati e che quindi dovranno ridurre le consumazioni e frequentazioni, escogita un geniale piano di marketing, consentendo loro di bere subito e pagare in seguito. Segna quindi le bevute su un libro che diventa il libro dei crediti (cioè dei debiti dei clienti).

La formula “bevi ora, paga dopo” è un successone: la voce si sparge, gli affari aumentano e il bar di Helga diventa il più importante della città.  Lei ogni tanto rialza i prezzi delle bevande e naturalmente nessuno protesta, visto che nessuno paga: è un rialzo virtuale. Così il volume delle vendite aumenta ancora.

La banca di Helga, rassicurata dal giro d’affari, le aumenta il fido. In fondo, dicono i risk manager, il fido è garantito da tutti i crediti che il bar vanta verso i clienti: il collaterale a garanzia.

Intanto l’Ufficio Investimenti & Alchimie Finanziarie della banca ha una pensata geniale. Prendono i crediti del bar di Helga e li usano come garanzia per emettere un’obbligazione nuova fiammante e collocarla sui mercati internazionali: gli Sbornia Bond.

I bond ottengono subito un rating di AA+ come quello della banca che li emette, e gli investitori non si accorgono che i titoli sono di fatto garantiti da debiti di ubriaconi disoccupati. Così, dato che rendono bene, tutti li comprano.

Conseguentemente il prezzo sale, quindi arrivano anche i gestori dei Fondi pensione a comprare, attirati dall’irresistibile combinazione di un bond con alto rating, che rende tanto e il cui prezzo sale sempre. E i portafogli, in giro per il mondo, si riempiono di Sbornia Bond.

Un giorno però, alla banca di Helga arriva un nuovo direttore che, visto che in giro c’è aria di crisi, tanto per non rischiare le riduce il fido e le chiede di rientrare per la parte in eccesso al nuovo limite.

A questo punto Helga, per trovare i soldi, comincia a chiedere ai clienti di pagare i loro debiti. Il che è ovviamente impossibile essendo loro dei disoccupati che si sono anche bevuti tutti i risparmi.

Helga non è quindi in grado di ripagare il fido e la banca le taglia i fondi.  Il bar fallisce e tutti gli impiegati si trovano per strada.
Il prezzo degli Sbornia Bond crolla del 90%.

La banca che li ha emessi entra in crisi di liquidità e congela immediatamente l’attività: niente più prestiti alle aziende. L’attività economica locale si paralizza.

Intanto i fornitori di Helga, che in virtù del suo successo, le avevano fornito gli alcolici con grandi dilazioni di pagamento, si ritrovano ora pieni di crediti inesigibili visto che lei non può più pagare.

Purtroppo avevano anche investito negli Sbornia Bond, sui quali ora perdono il 90%.
Il fornitore di birra inizia prima a licenziare e poi fallisce.
Il fornitore di vino viene invece acquisito da un’azienda concorrente che chiude subito lo stabilimento locale, manda a casa gli impiegati e delocalizza a 6.000 chilometri di distanza.

Per fortuna la banca viene invece salvata da un mega prestito governativo senza richiesta di garanzie e a tasso zero.
Per reperire i fondi necessari il governo ha semplicemente tassato tutti quelli che non erano mai stati al bar di Helga perché astemi o troppo impegnati a lavorare.

Bene, ora potete dilettarvi ad applicare la dinamica degli Sbornia Bond alle cronache di questi giorni, giusto per aver chiaro chi è ubriaco e chi sobrio

L’INPS e i Precari
09/10/2010

“Ai precari che vogliono capire quanto spetterà loro di pensione, l’Inps non fa vedere niente. Io questa la chiamo sincerità”. [Spinoza]

Questa splendida battuta satirica di Spinoza, riassume in maniera perfetta ciò che oggi sta succedendo in Italia.
La verità è talmente improponibile da dover essere tenuta nascosta. E’ necessario.

L’antefatto è semplice: sia sul web (il sito dell’INPS) sia nelle lettere che vengono mandate dallo stesso a casa dei lavoratori italiani, viene mostrato quanto questi hanno versato di contributi e quale sia la proiezione futura della pensione che percepiranno. Nulla di strano. Una moderna forma di trasparenza che aiuta i cittadini ad essere consapevoli del loro apporto in termini di contributi e li rende informati su quali saranno le loro prospettive economiche una volta raggiunta la pensione. Tuttavia ecco che i lavoratori precari (3.757.000 in Italia secondo l’ottima analisi di TuttoTrading, basata sui dati ISTAT) si ritrovano a non poter visualizzare questa informazione.

Né sul sito né sulle lettere è scritto quanto sarà la loro pensione. Un errore? I più ingenui hanno pensato questo.
Ed ecco che a seguito di interrogazioni e richieste è lo stesso presidente dell’INPS Antonio Mastrapasqua ci svela candidamente l’arcano:

“Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale”

Semplice, quanto terrificante: se l’INPS dovesse fare la simulazione della pensione per i precari, verrebbe fuori che dopo una vita di incertezze e di precariato, ma anche di contributi versati, la pensione sarebbe inferiore alla minima (460,97 euro mensili nel 2010).

Ora c’è più di una riflessione interessante che si può fare su questa notizia:

1) La scarsa eco che questa ha avuto su giornali e televisione: se un albero cade e nessuno lo sente cadere…è caduto davvero?
2) L’evidente conflitto razionale del Presidente dell’INPS che da un lato nasconde l’informazione e dall’altro svela il motivo per cui la cela.
3) Il fatto che inevitabilmente la massa si accorgerà di essere stata buggerata da questa classe politica quando questa non ci sarà più, e se la prenderà con quella di domani, magari ricordando con una certa malinconia i buffoni di corte di oggi.

Ho voluto parlare di questo argomento per farne un po’ un punto della situazione. Voglio far sapere a chi verrà domani e chi leggerà questo articolo a che degrado sia arrivato questo paese e quali già misere aspettative siano state rubate alle persone che oggi vivono questa realtà. Forse i nostri figli (io lo spero) faticheranno a capire questo malcontento, questa tristezza, questa impotenza che caratterizza il nostro tempo; così come noi abbiamo fatto qualche fatica a capire il ’68 che non abbiamo vissuto. Le lotte di una generazione spesso non vengono comprese da quelle successive. Mi chiedo come vedranno i nostri figli la nostra incapacità di lottare, questo adagiarsi nella parola crisi, questa non-azione che ha dato in mano una Nazione a delinquenti e affaristi.

 

 

 

La Crisi!
18/06/2010

La Crisi! è un altro stupendo film di Coline Serrau, datato 1992, che sicuramente pochi hanno visto.

Una grande enorme indagine sui problemi del nostro tempo, sull’egoismo, il tradimento, l’avidità. Sulle paure dell’uomo e sulla sua incapacità di trovare negli altri le stesse cause che non riesce a indentificare in se stesso.

Un film malinconico, triste e comico allo stesso tempo che passa con semplicità dal presentare gli isterici (ognuno a suo modo) personaggi che affollano la vita del protagonista, nel difficile momento della sua vita, all’approfondire con schiettezza e naturalezza le tematiche che presenta.

Cosa ci si può aspettare da un uomo che nello stesso giorno viene lasciato dalla moglie e perde il suo lavoro? che nessun amico pare disposto ad ascoltare? a quali conclusioni può giungere? Come il suo percorso di risalita dall’abisso si esprime?

La perdita dei punti fermi della vita che ci fossilizzano diventa la chiave per ripartire con consapevolezza e mettendo bene in chiaro chi siamo e cosa vogliamo: questo il messaggio del film

Non mancano vere e proprie chicche come il barbone razzista Michou (amico però di molti mussulmani) che spiega il suo pensiero ad un ricco deputato francese.

Assolutamente da vedere!

PS
Così come è da vedere “Il Pianeta Verde” della stessa regista.

Generazione Call Center
14/05/2010

Prendo spunto dall’ultimo fatto di cronaca sentito per lanciare qualche osservazione sul come e sul dove stia andando a finire il mercato del lavoro.

Sappiamo tutti come “a causa della crisi” le condizioni del lavoro siano peggiorate in maniera drastica negli ultimi 10 anni. Stare qui a parlarne e sottolinearlo sarebbe inutile. Così come è inutile dire che la crisi centri poco e relativamente nei processi che hanno portato a modificare i contratti per mettendo porcate inaudite e le varie sigle sindacali a rimanere in silenzio di fronte allo scempio fatto sui diritti dei lavoratori.

Il fiore all’occhiello di questo sistema bacato, il suo miglior prodotto è il call center. Un luogo dove ragazzi spesso con preparazioni universitarie e potenzialità vengono sfruttati, vessati e privati di qualunque aspettativa di carriera. Il tutto per uno stipendio che spesso rasenta il ridicolo e un rapporto contrattuale che raramente da un minimo di sicurezza.

Ecco il Call Center incriminato:

La “Italcarone” vendeva aspirapolveri tramite telemarketing.
La giornata si apriva sulle note dell’inno di Mameli
e intonando slogan motivazionali.

“Le persone di successo fanno ciò che i falliti non amano fare. Non dimenticare mai chi siamo: i migliori”

Questo un cartello di incitamento sequestrato.
Scattava così la gara a chi concludeva più contratti e piazzava più elettrodomestici. Se una telefonista batteva la fiacca, un frustino era pronto a punirla sulle gambe e se non faceva un certo numero di telefonate non era permesso di andare in bagno.

Per non parlare degli insulti e degli umilianti richiami se non raggiungevi gli obiettivi prestabiliti dai superiori.
L’altro lato della medaglia prevedeva premi irraggiungibili (viaggi in terre esotiche), insignificanti gadget, applausi e attestati di lode per chi perveniva a ottimi risultati.

“Ti stimo tantissimo, non provare mai a deludermi” è uno degli apprezzamenti cartacei requisiti.

Se si falliva l’obiettivo del tetto minimo di vendite, saltava il compenso. Esaurito il loro potenziale di conoscenze (parenti e amici in primis), i venditori con vari pretesti venivano licenziati. Il turnover era serrato e molti dopo qualche mese abbandonavano, stremati dalle anche 14 ore al giorno nella postazione telefonica.

Questi erano delinquenti, tutti d’accordo, ma non pensate che sia un modello isolato. Hanno solo leggermente estremizzato le teorie di vendita e marketing su cui si fanno corsi e su cui si fonda il successo di questi sistemi.

Consiglio come sempre la visione di un filmatino, tratto dal film “Tutta la vita davanti” di Virzì, anch’esso da vedere.