Quando c’era Marnie – When Marnie Was There (Omoide no Mānī)
08/06/2015

Omoide no Mānī

 

Quando c’era Marnie (思い出のマーニー Omoide no Mānī?, lett. “Marnie dei ricordi”) è un lungometraggio d’animazione giapponese diretto da Hiromasa Yonebayashi e prodotto dallo Studio Ghibli, basato sul romanzo Quando c’era Marnie di Joan G. Robinson e uscito nelle sale cinematografiche giapponesi il 19 luglio 2014

Il film danza tra realtà e atmosfere oniriche, esponendo sentimenti e turbamenti della giovane protagonista Anna, alla ricerca di se stessa e di un posto in un mondo che non sente suo e al quale non crede di appartenere. Inaridita nel cuore, depressa nella sua sofferenza, incontrerà la mano tesa e al contempo bisognosa di Marnie. Ed è attraverso la condivisione e l’accettazione dei proprio timori che il disagio perde consistenza facendo fiorire la giovane Anna e facendole comprendere di essere amata al di là del tempo e delle condizioni. Una storia d’amore assoluta e totale che si dipana mano a mano che i segreti vengono svelati in un percorso narrativo ben cadenzato e coinvolgente.

Un film da vedere, che sente l’influenza di Hayao Miyazaki, della sua poesia, negli sguardi, nei paesaggi, ma che in qualche modo ha l’ambizione di fare un passo oltre per acquisire una propria originale individualità.

Bella e azzeccata la colonna sonora di Priscilla Ahn.

HAL (Haru)
07/10/2014

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Hal (ハル Haru) è un film d’animazione prodotto da Wit Studio e diretto da Ryōtarō Makihara. Uscito l’ 8 giugno 2013. Breve di durata, ma intenso di sentimenti ed emozioni, ruota attorno alla perdita della persona amata e all’incapacità di accettare questa realtà e farsene una ragione.

I protagonisti sono due ragazzi che si amano. Uno dei due perisce in un incidente. Per l’altro inizia un calvario al termine del quale sembra non esserci luce. Nella città dove si svolge tutta la vicenda, si trova un centro di assistenza che gestisce dei robot umanoidi, uno dei quali prenderà le sembianze del defunto e aiuterà l’altro ad accettare questa situazione. La vicenda drammatica si svilupperà svelando il passato di Hal attraverso le sue vecchie cattive compagnie; e il rapporto con Kurumi, attraverso i cubi di Rubik utilizzati come sistema di comunicazione tra i due. Sfondo dell’opera è l’accostamento tra la vita tradizionale giapponese e la tecnologia robotica di un futuro ancora utopico.

Carina ed orecchiabile l’ending musicale, Owaranai Uta.

Potete vederlo in streaming qui:
http://www.animetube.it/component/contushdvideoshare/player/hal/hal-il-film

Isshuukan Friends “One Week Friends”
01/09/2014

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“Raccoglierò tutto ciò che perderai lungo la via, perché voglio rivedere quel tuo splendido sorriso, ancora e ancora, all’infinito”

Isshuukan Friends è una serie anime in 12 puntate tratta dal manga di Matcha Hazuki.
La trama non è particolarmente originale e parte dallo spunto offerto dalla protagonista femminile Kaori Fujimiya che, in seguito ad un incidente, sviluppa l’handicap di una perdita di memoria a breve termine che le fa dimenticare i suoi amici ogni fine settimana.

Facile intuire come psicologicamente questo diventi un problema relazionale che la porta ad isolarsi per non ferire le persone che la circondano.

Yūki Hase decide di impegnarsi per dare alla sua compagna di classe la felicità e la spensieratezza che la sua vita meriterebbe avvicinandosi con grande fatica a e sofferenza personale.

Qual è il trauma psicologico che si cela veramente dietro questa particolare patologia? si sta parlando davvero di amicizia o nascerà l’amore tra i due? L’anime non da risposte davvero soddisfacenti a queste domande basilari e quindi risulta privo di reali colpi di scena. In breve fatica a decollare e non va oltre la breve trama già esposta. Manca di un vero Climax.

La storia finisce quindi per essere zuccherosa, sottolineando come importanti i piccolissimi successi che i due protagonisti ottengono nel rendere il loro rapporto qualcosa di speciale, nonostante si azzeri di settimana in settimana, ma non arriva da nessuna parte; neanche nello sviluppare i rapporti tra i personaggi secondari.

In sintesi, un buon prodotto che poteva spingersi oltre ma che non l’ha fatto.
Le sigle di apertura e chiusura sono rispettivamente “Niji no kakera” (“Frammenti di arcobaleno”), scritta e composta da Ai Kawashima e cantata da Natsumi Kon, e “Kanade” (“Sinfonia”) di Sora Amamiya, una cover del singolo del 2004 dei Sukima Switch.

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Wolf Children “Ookami Kodomo no Ame to Yuki”
20/02/2014

Locandina

Wolf Children” è la terza grande opera di Mamoru Hosoda.
Se “La ragazza che saltava nel tempo” è il film che l’ha fatto conoscere al mondo e “Summer Wars” quello che ci ha confermato la bravura del regista, quest’ultima fatica rappresenta la sua consacrazione.

Hana è una studentessa universitaria di Tokyo come tante altre, che si innamora di un ragazzo conosciuto durante le lezioni. Il ragazzo, particolarmente schivo e riservato, inizialmente la evita, ma poi, pian piano, i due iniziano a frequentarsi. Avranno due figli insieme: la prima, Yuki, e il secondo, di un anno più giovane, Ame.
“Wolf Children” racconta la storia di una famiglia ordinaria, se non fosse, però, per un “piccolo” particolare: Ookami, il padre, è in realtà un uomo-lupo ed è in grado di assumere liberamente le due forme. Purtroppo, però, il suo istinto animale lo condurrà a una fine prematura e quindi Hana dovrà crescere i due ragazzi da sola. Fare la madre è un mestiere difficile, figuriamoci quando si devono allevare due bambini che sono per metà lupi e solo per metà umani e che, soprattutto inizialmente, non sono nemmeno in grado di controllare la propria trasformazione.

La componente sovrannaturale non deve però far pensare che ci troviamo di fronte a un film sui licantropi, perché “Wolf Children” è un film che parla della famiglia e può essere benissimo la nostra storia, solo con qualche inconveniente in più. Questa componente fantastica ha l’unico scopo di enfatizzare le varie problematiche della vita umana.

Yuki e Ame sono due ragazzi completamente diversi: la prima è una ragazza vivace ed espansiva, il secondo è un ragazzo decisamente più chiuso e introverso, che fatica a socializzare con gli altri. La possibilità per loro di trasformarsi in lupo viene usata con estrema maestria in più occasioni: inizialmente per rimarcare come per un genitore sia difficile crescere e comprendere a fondo i propri bambini, poi per mostrare le difficoltà degli adolescenti nel conoscere sé stessi, e successivamente per sottolineare come per ognuno di noi arrivi il giorno in cui bisogna compiere scelte importanti per il proprio futuro.

 Ma quest’opera è anche una metafora o lo è almeno nella misura in cui tenta di spiegare la realtà in termini irreali. Ecco che la storia di una madre e di due figli-lupo diventa la storia di ogni madre e di ogni figlio. Hosoda si serve dei tratti bestiali dei bambini per rendere evidente la rappresentazione dei loro istinti e della loro impulsività. La natura dicotomica dei bambini-lupo è invece il riflesso della conflittualità intrinseca nell’adolescenza, della ricerca di identità e della paura di scoprire parti di sé stessi selvagge e incontrollabili.

Ma “Wolf Children” racconta anche dell’amore sconfinato di una madre per i suoi figli ed è la sua semplicità a renderlo straordinario. La storia non è ricca di colpi di scena e il tutto si svolge in maniera piuttosto prevedibile e lineare, ma Hosoda è un maestro nell’offrire un realismo delle relazioni umane unico, e proprio per questi motivi, il film è capace di coinvolgere ed emozionare con una dolcezza e delicatezza estreme.

“Hosoda cosparge di luce la poesia della vita, perché tutti possano osservarla: i percorsi montuosi, una collina innevata, il romanticismo di camminare vicino senza neppure sfiorarsi, un piatto caldo preparato con cura, i piccoli istanti irripetibili che si vivono nel crescere delle nuove vite, l’impresa di non insegnare loro semplicemente a sopravvivere, ma di renderli in grado di decidere autonomamente come vivere”. [Commento su AnimeClick]

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Fonte: Diversi commenti all’opera espressi su AnimeClick e riformulati.

Sakamichi no Apollon (Kids on the Slope)
28/08/2012

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Un anime breve (12 episodi) ma intenso, dove il jazz è il vero assoluto protagonista.

Amicizia, amore e adolescenza. Sono queste le “tre A” che in “Sakamichi no Apollon” si intrecciano con maestria per creare un racconto coinvolgente e ricco d’emozioni.
Il timido Kaoru, la dolce Ritsuko e il rissoso Sentarou non sono gli unici personaggi della nostra storia. Attorno a loro gravitano anche, ad esempio, la bella Yurika Fuchizaki, ragazza di un anno più grande che si unirà presto al loro gruppo; Junichi Katsuragi, taciturno studente universitario amico di Ritsuko e Sentarou sin dall’infanzia.

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Nonostante occupino una gran parte della vicenda, tuttavia, le storie d’amore non sono l’unico né il principale tema di “Sakamichi no Apollon“. Lo spettatore se ne accorge man mano che il cerchio si stringe in direzione del finale e la storia d’amore di Kaoru e Ritsuko si fa da parte, mentre la narrazione si concentra quasi unicamente su un altro tipo di rapporto, quello dell’amicizia che lega l’introverso pianista al robusto batterista.

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E’ un’amicizia sincera, fortissima, quella fra i due ragazzi, che matura pian piano, fra momenti di grande sensibilità, man mano che entrambi scoprono qualcosa di più di loro stessi e si fanno forza vicendevolmente. Un’amicizia salda, che non teme litigi, gelosie, fraintendimenti, intromissioni o separazioni. I momenti in cui suonano insieme, facendo diventare un tutt’uno il ritmo che scaturisce dai loro strumenti per creare una grande armonia, del resto, sono fra i ricordi più piacevoli delle loro vite piene di problemi e travagli. Diversi, estranei, eppure in un certo senso intimamente molto simili, i due ragazzi superano insieme, a suon di musica, i rispettivi problemi, creando e consolidando un meraviglioso legame l’uno con l’altro.
Delicato, emozionante e sentimentale, il legame d’amicizia fra i due ragazzi è il vero e proprio fulcro dell’intera vicenda, che può quindi essere letta non soltanto come una concatenazione di storie d’amore, non soltanto come la storia di un gruppo di ragazzi nel Giappone degli anni ’60, ma anche e soprattutto la storia di due grandi amici che fra musica, dramma ed emozioni, si comprendono l’un l’altro, crescono e vivono insieme la loro adolescenza, in previsione di un finale dove sarà proprio l’amicizia fra i due ragazzi, ora uniti da un profondo legame che supera il tempo, le diversità, la lontananza e qualsiasi altro tipo di sentimento, a rappresentare la chiave di volta.

[Fonte: Kotaro – Animeclick]

Hotarubi no Mori e (Into the Forest of Fireflies Light)
21/06/2012

Letteralmente “Alla foresta dei bagliori di lucciola” è un mediometraggio di 45 minuti del 2011 a cura della Aniplex tratto dall’omonimo manga di Yuki “Natsume Yūjin-Chō” Midorikawa.

Hotaru Takegawa è una ragazza che da bimba si perse nella foresta di una montagna e venne aiutata da Gin, uno strano ragazzo con una maschera di coniglio, che le rivela di non essere umano e se venisse toccato scomparirebbe. Questo è che quel che ha dovuto fare il Dio della montagna per salvarlo e renderlo parte della Foresta.

Una favola, triste e dall’equilibrio delicato che ci racconta di spiriti, di volpi che si trasformano, di presenze antiche e immortali che si contrappongono all’infinita caducità della vita di Gin, metafora potente dell’effimera e limitata vita umana.

Hotarubi no Mori e” possiede una delicatezza evocativa, misteriosa, mistica e fiabesca, come se per percepire cose del genere si debba essere bambini innocenti, bambini nel cuore. E con il timore che con l’età non si sia più in grado di vedere quel mondo, come nel romanzo di Buzzatiana memoria “Il segreto del Bosco Vecchio“.

Così la delicata amicizia si trasforma in un amore impossibile e quindi invincibile. Tuttavia i due riusciranno a vivere in maniera totale tutti i momenti passati insieme durante la stagione estiva fino ad un finale che, nonostante il dolore e la sofferenza inevitabili, non presenterà alcun pentimento bensì solo consapevolezza di quanto si è ricevuto nel provare sentimenti tanto forti, il cui calore scalderà il cuore di entrambi per sempre.

Per quanto concerne il comparto sonoro spicca la sigla finale “Natsu o Miteita ((夏を見ていた)” eseguita da Shizuru Ōtaka

Paranoia Agent
04/06/2012

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Prima e ultima serie televisiva del grande Satoshi Kon, prematuramente scomparso, pertanto imperdibile.

Paranoia Agent è alienazione, solitudine, suicidio. E’ la necessità di evadere dalla realtà stressante ed iperproduttivista del Sol Levante. Ma è anche espressione dell’estrema fragilità e complessità della mente umana. E’ il desiderio di fuga dall’inaccettabile che si scontra con rimorso e autocolpevolezza. E’ una serie di maschere che aiutano ad esorcizzare il peso di tutto questo. Che tengono al sicuro e che  spingono all’oblio, dove i ricordi possono solo fare del male.

Ma soprattutto è Shonen Bat, il misterioso aggressore fornito di mazza da baseball che incarna la figura di colui che aiuta ad espiare.

Satoshi Kon indaga ancora una volta a fondo nell’animo umano e nei meccanismi della mente. Ci racconta che c’è una via di uscita al labirinto senza fine e senza speranza. Ma ci rammenta che presto o tardi torneremo a perderci in esso. Ma soprattutto scende alle cause di questa paranoia collettiva, alla società, ai suoi modelli e alle sue follie.

Chi è realmente Shonen Bat? Sarà necessario arrivare alla fine dell’opera per gustare un finale che dipana l’intricata trama e che ci porta ad una riflessione sull’eterno ritorno e sulla ciclicità dei comportamenti umani.

Millennium Actress
11/04/2012

Lo scomparso Satoshi Kon, firma un’opera che rappresenta la sua maturità come regista. Una piccola grande epopea che racconta di un amore e della sua ricerca attraverso i ricordi e l’iconografia precisa ed evocativa della cultura giapponese e della sua evoluzione.

Un percorso che attraversa la storia recente del Giappone, dall’invasione della Cina, passando per la Seconda Guerra Mondiale e il successivo dopoguerra,  arrivando agli anni Sessanta. Un percorso costruito attraverso le pellicole della protagonista Chiyoko ma che di fatto è “comparsa” rispetto alla potenza della memoria che torna travolgente nel tentativo di ricostruire un’intera vita di speranza e amore.

I due intervistatori diventano inesorabilmente parte della storia, sublimati nel racconto con un sorprendente messa in scena, innescando il corto circuito di film nel film. Ill regista ci presenta un excursus di storia del cinema che si svolge davanti agli occhi dello spettatore in un turbine di immagini dove finzione e realtà si fondono rivelando la  grande metafora del senso dell’Esistenza.

Una profonda riflessione filosofica sulla vita, che porterà l’attrice protagonista a viaggiare nel tempo dei suoi ricordi fino ad un inverosimile futuro, sempre alla perenne rincorsa, più che ricerca, dell’uomo amato, sempre più vicino ad afferrarlo ma mai abbastanza.

C’è qualcosa di indubbiamente profondo nella storia della protagonista che cerca per tutta la vita un uomo, e per trovarlo diviene attrice e non fa altro per tutta la vita che rappresentare questa sua inappagata ricerca nei suoi film. Realtà e finzione, vita e teatro si confondono, si mischiano indissolubilmente, come in un caleidoscopio, un gioco di specchi. Esisteva veramente quell’amore o era anche quello solo una rappresentazione? è più importante il possesso o la ricerca della cosa amata?” [Animeclick]

Steins Gate
15/09/2011

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Le più moderne teorie sul viaggio del tempo sono lo sfondo di questo anime uscito nel 2011.
Una trama ben articolata, complessa, ricca di colpi di scena e degli inevitabili paradossi che i viaggi temporali portano inevitablmente nel loro DNA. Rintarō Okabe, giovane scienziato autodefinitosi “pazzo”, scopre casualmente il modo per mandare SMS nel passato. Una catena di esperimenti e di inaspettati cambimenti nella realtà lo porteranno nel mirino di una potente organizzazione chiamata SERN che mira ad utilizzare la manipolazione del tempo per governare il mondo. Ma le modifiche alla realtà che il giovane scienziato apporta, conducono la sua linea temporale ad accadimenti disastrosi e inaccettabili. Inizierà così una corsa “all’indietro” per eliminare ogni traccia del suo passaggio e delle sue alterazioni.

L’anime basa l’approfondimento psicologico dei personaggi sulla figura spaccona ed esagerata di Okabe e sul suo rapporto con gli altri membri del gruppo, prima fra tutte Kurisu Makise, la cui esistenza segnerà indelebilmente le scelte nel passato nel presente  nel futuro dello scienziato.

Ottima grafica e buona colonna sonora per un prodotto che sa tenere vivo l’interesse attraverso le 24 puntate. Consigliato a tutti. Per vederlo in streaming sub ita: http://webanimex.com/episodi-in-streaming/anime/s/steinsgate-subita

SteinsGate

Kawamo o Suberu Kaze (A Wind Skimming the River’s Surface)
05/09/2011

Kawamo o Suberu Kaze (A Wind Skimming the River's Surface)

Visione leggera (un unico episodio di soli 24 minuti) ma profonda per il baratro emotivo celato sotto la superficie del fiume.
Noriko, dopo aver vissuto diversi anni in America, torna nella sua città natale in Giappone, Kanazawa. Lo fa insieme al suo figlio di quattro anni, Motoki. Quando era in Giappone, Noriko, sognava di trasferirsi in una città diversa, conoscere un uomo che l’apprezzasse dotato di un certo carisma, per non finire come una delle tante donne “normali” che si confondono nella massa. Proprio come sua sorella, così potenzialmente ricca di prospettive, di bellezza di qualità che hai suoi occhi diventa quasi irriconoscibile quando rimane incinta e si sposa.

Il ritorno a casa non è in questo caso foriero di nostalgiche riflessioni sul passato, di facili rammarichi e scontati “se”. Tutto questo c’è già. Nasce prima e si sublima, si sottolinea. Noriko ne cerca le radici che già conosce per rivederle oggi, vivide e potenti. Per dare un senso compiuto alla sofferenza interiore che la consuma, per chiudere un cerchio rimasto, per lei, inesorabilmente aperto.

Uno spaccato chiaro e diretto, dai contorni secchi, che delimita una vita perfetta e lineare come quel fiume imbrigliato nelle sponde di cemento che l’accoglie al suo ritorno. Una vita di forzata felicità apparente, che nasconde una profnda infelicità.

E’ possibile scaricarlo qui :

http://fansubnostrano.blogspot.com/2011/08/otona-joshi-no-anime-time-special.html