Sulle Relazioni
23/03/2017

 

Già nelle prime fasi della relazione, dunque, cominciate a ricevere segnali contrastanti: lui (o lei) chiama, ma quando ne ha voglia; mostra interesse per voi, ma vi fa capire che si sta ancora guardando intorno.
Insomma, vi tiene sulle spine.
Ogni volta che vi arrivano questi messaggi contraddittori, il vostro sistema di attaccamento si mette in moto e cominciate ad essere in ansia per la relazione.
Poi, però, arriva un complimento o un gesto romantico che vi fa battere il cuore a mille e allora vi dite che, dopo tutto, è ancora interessato/a a voi: siete al settimo cielo.

Purtroppo questa sensazione di beatitudine non è destinata a durare.

In breve tempo i messaggi positivi ritornano a mescolarsi a quelli ambigui e di nuovo vi ritrovate in balia di un turbine di emozioni.
A questo punto vivete col fiato sospeso, anticipando col pensiero quel piccolo gesto, quella parola che vi rassicurerà.
Dopo aver vissuto per un po’ questa situazione, cominciate a fare una cosa molto interessante: cominciate a scambiare l’ansia, le preoccupazioni, l’ossessione e quei brevissimi momenti di gioia per amore.
Ciò che state facendo in realtà è confondere la passione con un sistema di attaccamento in azione.
Se la cosa va avanti da un po’, è come se vi programmaste per venire attratti proprio da quegli individui che hanno le minori probabilità di rendervi felici.

Avere un sistema di attaccamento perennemente attivo è il contrario di ciò che la natura aveva in mente per noi in termini di amore gratificante.
Come si è visto, una delle scoperte più importanti degli psicologi Bowlby e Ainsworth è che per crescere e prosperare come esseri umani abbiamo bisogno di una base sicura da cui trarre forza e conforto.
Perché ciò accada, il sistema di attaccamento deve essere calmo e sentirsi al sicuro.

Ricordate: un sistema in azione non vuol dire passione.
La prossima volta che uscite con qualcuno e vi trovate in preda ad ansie, insicurezze e ossessioni – per sentirvi poi una volta ogni tanto euforici – dite a voi stessi che probabilmente si tratta del sistema di attaccamento in azione e non di amore!
Il vero amore da un punto di vista evolutivo, significa pace mentale. Il detto “le acque tranquille scorrono profonde” è un bel modo per descrivere la cosa.

Fonte: Psicologia Applicata

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12 diverse tipologie di sesso
12/09/2014

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Quanti tipi di sesso esistono? Difficile darne una catalogazione, nel senso che ciascuno di noi attribuisce evidentemente valori e significati diversi ai rapporti che intrattiene nel corso della vita. È giusto così: non si può etichettare ogni aspetto della propria emotività e della propria fisicità.

È pur vero che esistono degli aspetti comuni. E certo quella tentata da Tammy Bleck sull’Huffington Post Usa è una delle più divertenti ma anche convincenti. Sembra cioè poter raccogliere con grande saggezza ogni sfumatura: dal sesso della prima volta a quello legato a una nuova relazione passando per l’epica legata al vero amore fino alle usuali e diffusissime corna e al recente boom del sesso di gruppo o sadomaso.

In fondo l’atto sessuale è sempre lo stesso: ciò che muta è il contesto, l’età dei protagonisti, la situazione psicologica ma anche, come dire, fisica. Insomma, è una grande variazione su un paradigma per forza di cose elementare. Ecco perché in fondo non è difficile fermarsi un attimo a pensare che, di quelle 12 categorie stilate da Bleck, probabilmente ne abbiamo vissute più d’una. Senza magari rendercene conto fino in fondo.

Il sesso della prima volta
Complicato, goffo, spesso poco soddisfacente, spiega Bleck. “Di solito il pensiero è più gratificante dell’atto pratico”. Non è sempre così ma certo è una storia piuttosto comune, quella di un ricordo non esattamente esaltante.

Il sesso occasionale
Fa bene o fa male? Chissà, gli studiosi si dividono. Comunque sia, per la commentatrice dell’Huffington Post non c’è da aspettarsi grande soddisfazione dalla famosa avventura di una sola notte. Insomma, la leggenda la avrebbe incensata troppo. Anche in questo caso, però, non è affatto detto…

Il sesso dei novizi
Novizi nel senso di nuova coppia. È il rapporto di chi deve conoscersi, capire bisogni e preferenze dell’altro e come procurare o procurarsi piacere. “È la fase in cui le donne continuano a indossare l’intimo e si depilano spesso mentre i maschi si spruzzano di costosissima colonia” racconta Bleck.

Il sesso del vero amore
Spesso, racconta Bleck, si confonde col precedente. Ma non ha molto a che vedere col sesso dei partner novizi. Si tratta del tipo di rapporto più complesso da trovare e che garantisce la massima emozione. Anche e soprattutto oltre le coperte.

Il sesso pigro
Qual è? Facile. Arriva un po’ dopo quello epico, di solito, “e dovrebbe essere identificato e sconfitto prima possibile”. In effetti, rischia di far scoppiare la coppia: basti pensare che nel 52% dei casi la donna cerca nuove esperienze proprio a causa sua. Meglio niente e un po’ di sano confronto, forse.

Il sesso delle corna
Come in molti hanno sperimentato, può essere bollente e molto coinvolgente. Oltre che responsabile della fine di molte storie. Ecco perché è forse il più pericoloso. Ma anche, a tratti, clamorosamente coinvolgente.

Il sesso per fare pace
Quando la finiamo? Ecco, è quel tipo di sesso lì, che arriva dopo una clamorosa discussione o un’altrettanto epica litigata. “Di solito è sincero, tenero e passionale” racconta Bleck. Ed è seguito da infinite chiacchierate in cui ci si ripromette di non litigare mai più. Fino alla prossima volta, ovviamente.

Il sesso obbligato
Che non è quello noioso. Piuttosto, è il rapporto cui un partner in qualche modo si rende disponibile per dire un grazie. Perché, insomma, ci si sente in qualche modo in obbligo verso l’altro o l’altra. Non è il massimo, è vero. Ma c’è di peggio a questo mondo.

Il sesso quando i bambini non ci sono
Di solito è selvaggio, rumoroso, ovunque. Nel senso che inizia in salotto e si trascina per tutta la casa. È il tipo di sesso che si fa quando i bambini sono al mare dai nonni e la coppia riscopre un’intimità sempre più rara. Benedetto.

L’autoerotismo
In fondo, è il sesso in solitaria. Facile, nell’immediato mediamente soddisfacente ma, come dire, senza profondità. Spesso meccanico ma dai mediocri risultati garantiti. Forse migliore di tanti altri tipi di sesso elencati in precedenza.

Il sesso di gruppo
A tre, ovviamente. Ma, per molti, il gruppo è anche più folto. È il sesso che esplode la coppia e sul quale, ovviamente, ciascuno ha le sue personalissime posizioni. Per molti è tabù, per altri un’esperienza da provare, per altri ancora la regola.

Il sesso sadomaso
Idem. Al di là delle mode degli ultimi anni (50 sfumature e compagnia) l’introduzione degli oggetti e di una mediazione spesso più psicologica che altro può intrigare molti. In fondo, si sta diffondendo molto in seguito alla crisi dei generi e al ribaltamento dei ruoli fra maschi e femmine.

Fonte: Vanity Fair

Fermo al semaforo
16/03/2013

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Ieri, fermo al semaforo mi sono voltato a guardare nella macchina affianco. C’erano due ragazzi, sulla trentina. Si sorridevano. Prima uno ha chinato la testa sulla spalla dell’altro prendendosi una carezza. Poi si sono baciati. Infine si sono accorti di essere osservati ed è scappato loro un sorriso. Si, perché anch’io stavo sorridendo, come sempre faccio quando vedo una scena, un gesto,  che mi apre il cuore. E ho pensato che forse, piano piano, davvero qualcosa sta cambiando. In meglio.

Non Lasciarmi
24/04/2011

Non Lasciarmi

Ecco un altro film interessante che mi trovo a recensire per il messaggio che porta con sé.
Tratto dal libro “Non lasciarmi” di Kazuo Ishiguro, ci racconta di una ucronia, ovvero una realtà storica diversa dalla nostra.
Una realtà dove esseri umani vengono clonati e cresciuti per essere usati come donatori di organi. Una storia drammatica che attraverso i sentimenti, l’amore, la gelosia, l’amicizia, la speranza, la ricerca di un senso della vita ci porta verso una riflessione esistenziale profonda.

In questo film  il clone non è altro che l’immagine speculare delle nostre esistenze. Proprio come loro infatti, anche noi tendiamo a non sottrarci a quello che è il nostro destino, il nostro percorso, lo accettiamo passivamente.L’infanzia finisce quando scopri che un giorno morirai“. Credo che questa frase, presa in prestito da IL CORVO, accosti l’immagine dei tre protagonisti con il nostro percorso esistenziale. I tre protagonisti hanno un vissuto alle proprie spalle che sa di incompiuto, infatti tra amori non confessati, tra incertezze e paura dell’abbandono e della solitudine, questi personaggi, giunti alla fine del proprio ciclo, non potranno far altro che rimpiangere, come tutti, le occasioni mancate. Vorrebbero poter avere altro tempo, vorrebbero poter recuperare ciò di cui loro stessi si sono depredati. Ma è troppo tardi. E’ il ciclo della vita, crudele e cinica questa prospettiva è l’unica realtà alla quale purtroppo ognuno di noi non potrà sottrarsi.

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Siamo una barca arenata nella sabbia in prossimità del mare, e purtroppo della nostra incompletezza, della nostra mancata realizzazione riusciremo a rendercene conto quando la sabbia avrà esaurito i suoi granelli nella clessidra del tempo.
[Da un commento su filmscoop]

La rassegnazione ed il senso di inesorabilità che trasmette l’intera vicenda non sono supportati da nessun elemento che li renda credibili ed accettabili. Ed è proprio questa la forza del messaggio presente nel film.

Nessuna fuga ha senso, o è possibile, perché non si fugge alla condizione umana.

Il nostro disappunto nella visione è in realtà la trasposizione della nostra vita, priva di reale libertà, inellutabile e per questo inaccettabile. E neppure il vivere il più grande dei sentimenti umani, l’amore può essere lasciapassare per la salvezza e/o chiave di comprensione della vita. Come nella stupenda riflessione del romanzo “un amore” di Dino Buzzati, L’amore non è in grado di distruggere un destino segnato dall’uomo.

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Si arriva all’epilogo smezzati, atterriti e arrabbiati. L’urlo straziante di Tommy è forse banale ma puntualissimo. Fortunatamente questa sincronia emozionale non si rompe, al contrario si realizza compiutamente nel finale. Il pensiero che emerge, sapientemente accompagnato dalla bravura del regista Mark Romanek,  trova sfogo nelle ultime parole di Kathy. Una riflessione essenziale e limpida, una chiusura pressoché perfetta: non vi è davvero differenza tra cloni e originali.

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Whisper of the Heart: “I sussurri del cuore”
12/01/2011

Dallo Studio Ghibli, ecco un’altra piccola perla d’animazione che fa della semplicità il suo pregio più grande. Sceneggiato da Hayao Miyazaki e diretto dal defunto Yoshifumi Kondo, “Mimi wo Sumaseba” è una bella storia sentimentale e un po’ fiabesca, dall’atmosfera tranquilla e romantica, caratteristica tipica dei film Ghibli, e ben realizzata (la grafica è sempre di alto livello). Uscito nel 1995.

Ancora una volta assistiamo ad una vicenda di crescita, anche se in questo caso è meglio dire “presa di coscienza”, quella che la protagonista Shizuku fa dopo aver conosciuto Seiji, quando comprende che bisogna saper sfruttare il proprio talento e guardare al futuro, ma senza perdere di vista le cose presenti. È un film adatto anche ai bambini, ma non perde mai maturità e coerenza, regalandoci un risultato poetico ed affascinante. Il tema principale della colonna sonora è “Country Roads” di John Denver, splendidamente riarrangiata.

Con quest’opera semplice ma profonda, si vuole sottolineare  il passaggio dall’età adolescenziale a quell’adulta, non solo affrontando il tema dell’amore ma anche il modo di rapportarsi agli altri. Tutto questo esprimendolo in maniera poetica e divertente allo stesso tempo, con ritmi spensierati, delicati e vitali.

Yoshifumi Kondo, sarebbe dovuto succedere al Maestro Miyazaki alla guida dello Studio Ghibli. Ennesima dimostrazione, se mai ce ne fosse bisogno, che lo Studio è stato la fucina di alcuni dei migliori registi d’animazione di tutti i tempi.
Whisper of the Heart è il primo e finora unico anime dello Studio Ghibli tratto da uno shôjo manga (l’omonimo splendido “Mimi o sumaseba” di Aoi Hiiragi), un inno alla poesia del quotidiano, ai sogni e alla fantasia. E il tutto si conclude con un finale delicatissimo, non spettacolare né chiassoso, ma che forse proprio per questo riesce a toccare corde più profonde.

L’amore ai tempi di Internet
09/09/2010

Viviamo un’epoca di cambiamenti sociali e relazionali, per lo più promossi dalle nuove tecnologie comunicative che hanno aperto scenari e possibilità prima inesistenti. La nostra è una generazione che per sviluppare un rapporto interpersonale di tipo sentimentale usava fondamentalmente la presenza fisica, il telefono e le classiche lettere.
Oggi le cose sono cambiate, i canali sono aumentati: SMS, Email, Blog, Forum, Social Network, chat ecc ecc hanno dato la possibilità alle persone di esprimersi in maniera più variegata e di poter utilizzare lo strumento che più si confà al nostro carattere o alla situazione.

Sono così nate molte relazioni, che potremmo definire da un punto di vista classico, non convenzionali. Ma la riflessione di oggi non è sulla natura, la stabilità o le caratteristiche di queste relazioni, bensì su come queste vengono percepite da chi, come noi, ha vissuto l’evoluzione, ha visto i due mondi e, direttamente o indirettamente, emette un giudizio.

Traci L. Anderson del Dipartimento di Comunicazione della Bryant University nel Rhode Island si è posta scientificamente la domanda, ovvero ha cercato di definire i parametri che definiscono le basi da cui nasce il favore o lo sfavore verso questo genere di relazioni.

a) l’affinità con internet ( il grado con cui una persona si sente “vicina” alla rete,  le attribuisce valore e importanza)

b) il tempo speso su internet (ore per settimana)

c) le credenze romantiche (quel sistema di opinioni e credenze centrato su alcuni  “ideali” di come una relazione intima si instaura e funziona, ad esempio “il grande amore si incontra una sola volta nella vita” oppure “l’amore è eterno”)

d) la percezione di realismo (il grado con cui le persone credono che quello che leggono, vedono o sperimentano in un ambiente mediatico sia rappresentativo della vita reale).

Allo studio hanno partecipanto 177 soggetti mai coinvolti personalmente in una web-relazione di nessun genere.

Cosa è emerso?
E’ apparso subito evidente che tanto più le persone intervistate avevano un’affinità con la rete e tanto più spendevano il loro tempo in relazione ad essa, tanto la loro opinione sulle relazioni web-based risultava positiva.

Per ciò che concerne il terzo parametro (le credenze e la complementarietà agli stereotipi classici della relazione romantica) è stato rilevato che più i soggetti presentavano aderenza a quei modelli, più il loro giudizio appariva sfavorevole. Il motivo è da ricercarsi probabilmente nel fatto che tali individui sono portati a idealizzare forme più “convenzionali” e tradizionali di amore, e a ritenere di assoluta importanza il desiderio sessuale .
La relazione on line risulterebbe per questi soggetti inconcepibile perché contraria a uno standard idealizzato e per la convinzione che un’attrazione sessuale non possa essere esperita con qualcuno che non si è mai conosciuto di persona.

Per ciò che concerne il quarto parametro ci si aspettava che soggetti che credono che ciò che si esprime nella rete (idee, contenuti ecc ecc) siano reali o quantomeno realistici avessero maggior favore ed accettazione nei confronti delle relazioni sentimentali on line. Invece pare non sia così. Non c’è sovrapponibilità tra ciò che è considerato “vero” e ciò che è considerato “buono” (ovvero posso credere che la rete rispecchi perfettamente la realtà ma continuare a non considerare cosa buona le relazioni che nascono tramite essa)

Il risultato finale, a prescindere dai parametri sopracitati, è stato che buona parte dei partecipanti ha giudicato questo tipo di relazioni negativo e sfavorevole.

Paura del nuovo e di ciò che non si conosce? Necessità di aderire agli schemi classici con i quali siamo cresciuti e che ci danno sicurezza? Mass Media che presentano spesso queste relazioni come potenzialmente pericolose? Probabilmente sono molti i fattori che interagiscono per determinare la poca convinzione sulla bontà di queste relazioni. Alle prossime generazioni, l’ardua sentenza!

Kiki consegne a domicilio
30/07/2010

Kiki consegne a domicilio (魔女の宅急便, Majo no takkyūbin) è un film d’animazione giapponese del 1989 diretto da Hayao Miyazaki, tratto dall’omonimo romanzo di Eiko Kodono.

La trama è semplice e lineare: una giovane strega quando raggiunge i 13 anni deve abbandonare la famiglia per vivere per un anno in una diversa città e diventare indipendente. Un rito di passaggio che non mancherà di lasciare diversi spunti di riflessione in chi si godrà questa bella pellicola.

Ciò che colpisce è la capacità del regista, il maestro Miyazaki, di raccontare una favola semplice e dai buoni sentimenti, prendendo le distantze da schemi classici come la fondamentale presenza di un cattivo. Nella pellicola capita di trovare personaggi che ispirano antipatia, ma che sono naturalmente calati in un contesto sociale cittadino e non subiscono neanche una voluta o troppo accentuata stereotipazione. Gli stessi ostacoli al successo della protagonista non sono altro che le tappe del difficile passaggio dall’infanzia alla maturità, di cui tutto il film è fondamentalmente una metafora.

L’amicizia, l’amore, l’essere invece che l’apparire, trovano tutti posto delicatamente in quest’opera. Molto consigliata la visione anche ai bambini.
I disegni sono ovviamente molto colorati e curati e sottolineano la bravura dello Studio Ghibli e dei suoi due titolari.

Father And Daugther
09/04/2010

Father And Daugther è un cortometraggio animato olandese del regista Michaël Dudok De Wit uscito nel 2000.  E’ stato premiato lo stesso anno con l’Academy Award for Animated Short Film.

La storia è una delicata metafora. Attraverso l’amore che lega padre e figlia si dipana lo svolgersi dell’esistenza lungo le tappe della vita. I legami che esistono e che sono indistrittubili, sui quali si costruisce il nostro modo di essere e di vedere il mondo. Un percorso naturale ed obbligato che impatta tutti. Da vedere qui in basso:

Aoi Hana (“Sweet Blue Flowers”)
21/01/2010

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Ancora una volta mi trovo a recensire un anime che non vedremo in Italia.

Aoi Hana è una storia del genere shōjo-ai, ovvero sentimentale-emotivo tra due ragazze. La censura italiana giudicherebbe pericoloso, fuorviante e plagiante far vedere alla nostra gioventù un animazione nel quale si parla esplicitamente di amore lesbico. In giappone, invece, non solo questo genere di pubblicazioni (anche questo anime è una trasposizione fedele del relativo manga) sono molto apprezzate, ma hanno anche tutta una serie di sotto generi “Yuri” (il cui significato letterale è giglio ed è il modo con cui un giapponese chiama una lesbica):

1) shounen yuri” (scritto da uomini per uomini);
2)shoujo yuri” (scritto da donne per donne)
3)yuri” (scritto da lesbiche per lesbiche).

Ma tutti questi sottogeneri sono comunque sempre yuri. In definitiva, è yuri ogni storia con donne innamorate di (o che provano attrazione sessuale verso) altre donne.

Fatta questa premessa, parliamo dell’anime.
Aoi Hana si presenta come una storia molto dolce e romantica, mai volgare, sul filo emotivo dei sentimenti che le protagoniste provano, scoprono, vedono crescere e talvolta congelarsi nell’evolversi delle relazioni.
Ma soprattutto è una storia che racconta di amicizia e di accettazione. Un mondo ideale dove al massimo c’è sorpresa ma mai pregiudizio, con personaggi in bilico tra i classici stereotipi e una realistica espressione di vita quotidiana.

Cosa faresti se ti dicessi che mi sono innamorata di una ragazza e non di un ragazzo” chiede una delle studentesse alla sua amica.
Farei comunque il tifo per te” risponde l’altra.

Questo è il messaggio scritto tra le righe.

Tuttavia verrebbe da pensare che la società giapponese sotto questo aspetto sia decisamente più avanti della nostra.
Ebbene non è così. L’attrazione per persone dello stesso sesso, soprattutto nell’età adolescenziale è ritenuta naturale in Giappone, più che in Occidente. L’infatuazione, lo scambio di doni, il confondere l’ammirazione per una persona più grande che assume il ruolo di idolo per qualcosa di diverso, e per concludere addirittura baci (soprattutto fra le ragazze) e carezze sono considerate norma nella vita scolastica dei giapponesi.
Nell’età adulta però è considerato necessario e opportuno che ci si identifichi sessualmente e si prenda il proprio posto nella società, il che rende gli omosessuali oggetto di pregidiuzio e diffidenza proprio come in occidente.

Per chi volesse vedere gli 11 episodi:

http://www.jigoku.it/anime-streaming/aoi-hana/1349/episodio-1/#

Libertà e Amore
20/01/2010

Libertà e Amore sono comunemente considerati termini antitetici e inconciliabili.
Occupano lo stesso spazio e non può esserci l’aumento di volume di uno senza il restringimento dell’altro.
Non solo, colui che si innamora si ritrova doppiamente incatenato: la prima volta perché perde se stesso e la propria autonomia psicologica, la seconda perché il suo desiderio primario, unico e alienante, diventa il possesso dell’altro.

Non è un caso che “innamorarsi” si esprima nella lingua francese con tomber amoureux e nell’inglese to fall in love Il concetto di caduta non è positivo. I “caduti” in guerra.

Ho scelto di iniziare questa riflessione con queste affermazioni perché le ritengo sostanzialmente vere, ma estremamente riduttive.
L’amore, come qualsiasi altro sentimento, ma forse per la sua natura più di altri, si può esprimere in una scala qualitativa assai variegata e intimamente legata al grado evoluttivo di chi lo genera.

Il più basso livello d’amore è quello egoistico, dipendente, oppressivo e possessivo, soffocante e cieco.
Il più alto è quello che quasi come un anelito di infinito si presenta indipendente, privo di legame, assoluto e che non nasce da un “do ut des” ma vive di vita propria e non si aspetta nulla dall’altro. Un amore maturo.

Ma come possono persone nevrotiche, infelici, ignoranti, egoiste, addormentate, produrre un sentimento di quest’ultimo tipo?
Ecco che appare quindi evidente come la capacità di amare sia naturale espressione della propria interiorità.

Ed ecco che alla luce di queste considerazioni si possono comprendere le parole di Osho sull’amore:

“Qualunque cosa distrugga la libertà non è amore.
Deve trattarsi di altro, poichè amore e libertà vanno a braccetto, sono due ali dello stesso gabbiano.
Ogni volta che vedi il tuo amore in conflitto con la tua libertà, significa che stai facendo qualcos’altro in nome dell’amore”.