Joseph Ilunga Mwepu

E’ morto a 65 anni venerdì scorso a Kinshasa, oggi Repubblica Democratica del Congo, al termine di una lunga malattia. Il nome di Joseph Ilunga Mwepu non dirà nulla alla maggior parte delle persone, se si eccettuano i più grandi appassionati di calcio. Eppure il gesto per cui lui passo alla storia del football è stato visto da centinaia di milioni di persone negli anni. E’ una storia che merita di essere raccontata perché è l’esempio di come calcio e politica siano stati, da sempre, profondamente intrecciati.
E’ il 22 giugno del 1974 e l’allora Zaire (ora Repubblica Democratica del Congo) affronta nel corso della coppa del mondo di calcio, a Gelsenkirchen in Germania, il Brasile che era campione del mondo in carica. Per la prima ed unica volta nella storia del football, lo Zaire si qualifica per la fase finale del Mondiale. All’epoca, la Repubblica democratica del Congo è governata dal dittatore protagonista del colpo di stato del 1960, Mobutu Sese Seko, considerato uno dei dittatori più feroci della storia dell’Africa. Mobutu vede nel calcio uno strumento di affermazione internazionale e ricompensa i giocatori con moltissimi doni. Nella gara precedente tuttavia (dopo aver perso nella partita d’esordio 2-0 con la Scozia) lo Zaire viene sconfitto per 9-0 dall’allora Jugoslavia, una delle sconfitte più significative di sempre della storia dei Mondiali.
C’è però un’altra verità che sarà nota solo molti anni dopo. Nel periodo trascorso tra la partita con la Jugoslavia e quella con il Brasile i giocatori dello Zaire hanno ricevuto un chiaro messaggio da Mobutu: se perderete più di 3-0 con il Brasile al ritorno a casa troverete le vostre tombe. È con questo stato d’animo che i giocatori dello Zaire scendono in campo. Il Brasile è una formazione nettamente superiore alla nazionale africana. Si giunge così all’85esimo con il Brasile avanti per 3 a 0. L’arbitro fischia una punizione per il Brasile al limite dell’area africana. Rivelino, uno dei tiratori più pericolosi di sempre, si appresta a calciare. E, improvvisamente, dalla barriera Ilunga Mwepu scatta e calcia il pallone verso la tribuna. Stadio ammutolito, giocatore ammonito e brasiliani sconcertati. Il gesto sembra spezzare l’inerzia della gara. Il Brasile non trasforma la punizione e poi sembra non voler infierire: la gara finisce 3-0. Il giorno dopo i giornali di tutto il mondo ironizzeranno sul giocatore africano che non conosce i regolamenti. Mwepu divenne un’universale icona naif tanto che si realizzeranno perfino delle magliette con stampato il suo volto. Solo nel 2002 alla Bbc Mwepu racconterà la verità: «Mobutu ci aveva minacciato di morte, eravamo già sul 3-0, fui preso dal panico e calciai il pallone lontano. I brasiliani ridevano, ma non capivano cosa io provassi in quel momento». Ora che Mwepu non c’è più, potrà essere ricordato e capito. E quella punizione battuta al contrario non sarà più un simbolo di vergogna. Ma solo il gesto tentato da un uomo disperato per salvarsi la vita.

"E’ morto a 65 anni venerdì scorso a Kinshasa, oggi Repubblica Democratica del Congo, al termine di una lunga malattia. Il nome di Joseph Ilunga Mwepu non dirà nulla alla maggior parte delle persone, se si eccettuano i più grandi appassionati di calcio. Eppure il gesto per cui lui passo alla storia del football è stato visto da centinaia di milioni di persone negli anni. E’ una storia che merita di essere raccontata perché è l’esempio di come calcio e politica siano stati, da sempre, profondamente intrecciati.
E’ il 22 giugno del 1974 e l’allora Zaire (ora Repubblica Democratica del Congo) affronta nel corso della coppa del mondo di calcio, a Gelsenkirchen in Germania, il Brasile che era campione del mondo in carica. Per la prima ed unica volta nella storia del football, lo Zaire si qualifica per la fase finale del Mondiale. All'epoca, la Repubblica democratica del Congo è governata dal dittatore protagonista del colpo di stato del 1960, Mobutu Sese Seko, considerato uno dei dittatori più feroci della storia dell’Africa. Mobutu vede nel calcio uno strumento di affermazione internazionale e ricompensa i giocatori con moltissimi doni. Nella gara precedente tuttavia (dopo aver perso nella partita d’esordio 2-0 con la Scozia) lo Zaire viene sconfitto per 9-0 dall’allora Jugoslavia, una delle sconfitte più significative di sempre della storia dei Mondiali.
C’è però un’altra verità che sarà nota solo molti anni dopo. Nel periodo trascorso tra la partita con la Jugoslavia e quella con il Brasile i giocatori dello Zaire hanno ricevuto un chiaro messaggio da Mobutu: se perderete più di 3-0 con il Brasile al ritorno a casa troverete le vostre tombe. È con questo stato d’animo che i giocatori dello Zaire scendono in campo. Il Brasile è una formazione nettamente superiore alla nazionale africana. Si giunge così all’85esimo con il Brasile avanti per 3 a 0. L’arbitro fischia una punizione per il Brasile al limite dell’area africana. Rivelino, uno dei tiratori più pericolosi di sempre, si appresta a calciare. E, improvvisamente, dalla barriera Ilunga Mwepu scatta e calcia il pallone verso la tribuna. Stadio ammutolito, giocatore ammonito e brasiliani sconcertati. Il gesto sembra spezzare l’inerzia della gara. Il Brasile non trasforma la punizione e poi sembra non voler infierire: la gara finisce 3-0. Il giorno dopo i giornali di tutto il mondo ironizzeranno sul giocatore africano che non conosce i regolamenti. Mwepu divenne un’universale icona naif tanto che si realizzeranno perfino delle magliette con stampato il suo volto. Solo nel 2002 alla Bbc Mwepu racconterà la verità: «Mobutu ci aveva minacciato di morte, eravamo già sul 3-0, fui preso dal panico e calciai il pallone lontano. I brasiliani ridevano, ma non capivano cosa io provassi in quel momento». Ora che Mwepu non c’è più, potrà essere ricordato e capito. E quella punizione battuta al contrario non sarà più un simbolo di vergogna. Ma solo il gesto tentato da un uomo disperato per salvarsi la vita."

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