AnoHana

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Ano Hi Mita Hana no Namae o Bokutachi wa Mada Shiranai (あの日見た花の名前を僕達はまだ知らない Ano Hi Mita Hana no Namae o Bokutachi wa Mada Shiranai), letteralmente: Il nome del fiore che abbiamo visto quel giorno non lo sappiamo ancora, nota anche come AnoHana, è una serie televisiva giapponese animata, prodotta da A-1 Pictures e diretta da Tatsuyuki Nagai.

AnoHana è una serie che si può definire del genere slice of life. Soffre, come molte serie, a sbocciare nelle 11 puntate del suo svolgimento. Troppo poche per approfondire le complesse meccaniche psicologiche dei suoi protagonisti. Abbastanza per legarti alla storia e appassionarti.

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La storia ruota attorno a un gruppo di sei amici composto da Jinta, Yukiatsu, Poppo, Menma, Anaru e Tsuruko, rispettivamente tre ragazze e tre ragazzi. Una tragedia li ha divisi quand’erano piccoli e, perdendosi di vista, i ragazzi sono cresciuti diventando per certi versi ciò che non sarebbero voluti essere. Quando diversi anni dopo, una di loro, Menma, si presenta a casa di Jinta chiedendogli di realizzare il suo più grande desiderio, il gruppo, che lo voglia o meno, sarà costretto a riunirsi.

Proprio Menma diventa quindi parametro di misura delle aspettative, del futuro e indiretto metro di giudizio del dolore e dell’infelicità del presente dei suoi amici. Problemi familiari, disagio sociale, il complesso dell’otaku e dell’hikikomori, il dramma del lutto, i rapporti personali e i sentimenti non confessati, le parole non dette e lasciate sospese, come spesso la cultura giapponese classica impone negli schemi comunicativi.

La serie presenta però anche due grandi difetti:

1) L’insieme di relazioni che si intrecciano tende a diventare poco credibile e quantomai artificioso. Nonostante la caratterizzazione dei personaggi sia piuttosto ben fatta, si rovina il tutto con banali e scontati triangoli amorosi che si potevano anche evitare o quanto meno non sottolineare esplicitamente.

2) La regia abusa in maniera esagerata di scene “strappalacrime”, soprattutto nel finale dove il dolore della perdita vuole essere reso vivido e nuovo nonostante realmente ancorato al passato. Una melodrammaticità quindi un po’ tendente allo stucchevole.

Detto ciò, il prodotto rimane di alta qualità, soprattutto dal punto di vista grafico e da quello musicale e vale senz’altro la pena vederlo.

 

 

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