Hourou Musuko

hourou musuko

In Hourou Musuko i protagonisti sono i conflitti, la solitudine e il senso di isolamento quando non possiamo far parte di un gruppo. Come ben sapete nella cultura giapponese il lavoro di team e in generale il concetto di gruppo sono fondamentali. Essere individualisti non è ben visto. In questo caso Takako Shimura, la mangaka creatrice di Aoi Hana, va ancora oltre, toccando temi non facili per la cultura orientale, ma a lei cari. Shuichi Nitori è un ragazzino che ha appena iniziato la scuola media. Lui non si sente pienamente un maschio. Confessa imbarazzato davanti a una telecamera immaginaria che crede che l’unica differenza tra un maschio e una femmina sia una preferenza negli abiti. Lui trova soffocante la divisa scolastica maschile. Si traveste da bambina, arrossisce se qualcuno gli dice che sembra una ragazza.
Yoshino Takatsuki è un’amica di Nitori. Anche lei non si sente pienamente femmina. Guarda con odio il seno che le sta crescendo, si fa riprendere più volte dall’insegnante di ginnastica perché non porta il reggiseno, ha un aspetto mascolino ed è appassionata di sport.

A fianco di questi due personaggi, in cerca di evasione da un mondo basato sull’apparenza e sui pregiudizi, c’è un carosello di figure esagerate, che rappresentano gli estremi della realtà moderna giapponese. Dall’amica d’infanzia innamorata di Nitori e per questo rivale di Takatsuki alla ragazza che si presenta il primo giorno di scuola con una divisa maschile, dalla senpai che esige il saluto ogni volta che viene incrociata a scuola all’amico con problemi d’identità sessuale e innamorato dell’insegnante. Sarebbe un errore prenderli come personaggi reali: sono maschere che rappresentano un aspetto di un’età che porta le prime emozioni ma anche i primi dubbi, le prime domande sulla propria identità.

Ed è proprio l’indagine su questa identità a svilupparsi attraverso gli episodi, in un crescendo di consapevolezza e sicurezza che porta alla definizione di se stessi, all’accettazione della propria “diversità” rispetto al modello considerato corretto ed accettabile dalla società. In breve Takako Shimura ci regala un’altra piccola perla, dalla non sempre facile visione (una trama priva di qualunque colpo di scena), ma che cerca di vedere attraverso gli incerti occhi di chi si affaccia all’adolescenza; e lo fa con tanti dubbi e domande su se stessi.

Nell’insieme quindi un buon lavoro, senza lode, ma di piacevole visione.

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