FIL – Felicità Interna Lorda

« Chi crede che una crescita esponenziale possa continuare all’infinito in un mondo finito è un folle, oppure un economista. » [Kenneth Boulding]

La felicità interna lorda o FIL (in lingua inglese gross national happiness – GNH) è il tentativo di definire – con un evidente ammiccamento ironico, ma con altrettanto evidenti intenti sociologici – uno standard di vita sulla falsariga del prodotto interno lordo (PIL).

“Cos’è la felicità?”

Negli Stati Uniti e in molti Paesi industrializzati viene identificata spesso con il denaro.Gli economisti misurano la fiducia dei consumatori sul presupposto che il risultato in numeri riveli qualcosa in termini di progresso e benessere pubblico. Il prodotto interno lordo, o PIL, viene normalmente utilizzato come espressione sinottica del benessere di una nazione.

Ma il piccolo regno del Buthan alle pendici dell’Himalaya la pensava diversamente.

Nel 1972, alla luce delle problematiche che interessavano gli altri paesi in via di sviluppo guidati esclusivamente da parametri quali la crescita economica, il neo reggente del Buthan King Jigme Singye Wangchuck, decide di considerare prioritaria nel suo Paese la FIL, cioè la Felicità Interna Lorda, invece del PIL.

Il Dalai Lama è un convinto sostenitore della FIL. A questo proposito ha dichiarato:
«Come buddhista, sono convinto che il fine della nostra vita è quello di superare la sofferenza e di raggiungere la felicità. Per felicità però non intendo solamente il piacere effimero che deriva esclusivamente dai piaceri materiali. Penso ad una felicità duratura che si raggiunge da una completa trasformazione della mente e che può essere ottenuta coltivando la compassione, la pazienza e la saggezza. Allo stesso tempo, a livello nazionale e mondiale abbiamo bisogno di un sistema economico che ci aiuti a perseguire la vera felicità. Il fine dello sviluppo economico dovrebbe essere quello di facilitare e di non ostacolare il raggiungimento della felicità».

Considerare il FIL anzichè il PIL significa solo ammettere l’esistenza di valori superiori a quello del benessere economico. Cosa che, oggi, non è affatto scontata. Che poi non sia realmente possibile o sia difficilissimo quantificare la felicità è tutt’altra cosa. Ma ammettere che correre dietro il PIL per ottenerla è una strada sbagliata è già qualcosa. La ricchezza è una parte del benessere non tutto il benessere.

Come ci ricordano le illuminate parole di Robert Kennedy:

« Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow Jones né i successi del Paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il PIL comprende l’inquinamento dell’aria, la pubblicità delle sigarette, le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine del fine settimana… Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione e della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia e la solidità dei valori familiari. Non tiene conto della giustizia dei nostri tribunali, né dell’equità dei rapporti fra noi. Non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio né la nostra saggezza né la nostra conoscenza né la nostra compassione. Misura tutto, eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta. »

( Robert Kennedy – Dal discorso tenuto il 18 marzo 1968 alla Kansas University)

 

FONTI
http://www.facebook.com/pages/Felicit%C3%A0-interna-lorda/108147962546818?sk=info
http://www.bhutan2008.bt/en/node/317
http://it.wikipedia.org/wiki/Felicit%C3%A0_interna_lorda
http://it.wikipedia.org/wiki/Robert_Kennedy

 

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