Quale Avatar? Quale Personalità?

Per accedere al mondo digitale (blog, netgames, chat, forum ecc ecc) le persone creano quello che viene definito un “avatar”, ovvero una rappresentazione immaginaria di sé stessi caratterizzata normalmente da un nick e da un’immagine (e talvolta da una firma).

Un filone di ricerca della cyberpsicologia si è concentrato proprio sullo studio delle motivazioni che spingono un individuo a scegliere un avatar piuttosto che un altro.

John Suler, uno dei più autorevoli cyberpsicologi del mondo, ha scritto un approfondito articolo intitolato appunto: “Psicologia degli Avatar e dello spazio grafico”.

Tuttavia la riflessione di oggi riguarda un altro quesito:

E’ plausibile ipotizzare che l’aspetto dell’avatar
scelto possa avere qualche effetto sul comportamento
che verrà adottato successivamente?

Hanno provato a rispondere Nick Yee e Jeremy Bailenson, entrambi della Stanford University.
I due ricercatori hanno creato una sorta di ambiente virtuale di test e hanno assegnato a due gruppi di studenti un avatar per ciascuno. E’ stato dato loro meno di un minuto per esaminare le loro nuove “anime”, in una sorta di specchio virtuale, e poi sono stati inseriti in una stanza virtuale in compagnia di un altro avatar, controllato da un aiutante all’oscuro delle finalità dell’esperimento.
Indipendentemente dalla loro altezza nella vita reale alcuni soggetti del primo gruppo hanno avuto in sorte avatar più alti dell’altro personaggio nella stanza, altri si son dovuti accontentare di avatar più bassi.
Nel secondo gruppo di studenti metà degli avatar assegnati rappresentavano volti più attraenti di quelli della controparte, l’altra metà erano invece meno attraenti.
Il compito affidato a tutti era quello di accordarsi con l’altro personaggio nella stanza per dividere una somma di denaro.

Risultati:
I ricercatori hanno riscontrato che le persone a cui era stato dato un avatar virtuale più alto erano negoziatori più aggressivi, mentre quelli con l’avatar più basso erano più inclini a scendere a compromessi anche quando questo non era proprio nel loro interesse.
Coloro che avevano un avatar meno attraente inoltre, mentre parlavano con l’altro personaggio, si fermavano mediamente un metro più lontano da lui di quanto facessero quelli a cui era stato assegnato un avatar attraente.
Studi di questo tipo sono di grande fascino per più di un motivo.
In primo luogo ci informano dell’importanza, anche e soprattutto off line, dell’immagine corporea percepita da noi stessi e dagli altri nell’esplicazione del comportamento sociale.

Jeff Hancock, psicologo alla Cornell University di New York, sottolinea quanto sia sorprendente la velocità con cui può essere modificato il proprio comportamento.
In generale questa plasmabilità e questa rapida adattabilità sembrano dare ragione a certe ardite ipotesi psicologiche di inesistenza strutturale dei caratteri e delle personalità.

Secondo alcuni infatti ciascuno è sempre diverso, minuto dopo minuto: il prodotto, se vogliamo, di variabili individuali e di contesto in uno stato di continua e perenne riorganizzazione.

Questo interessante modo di vedere la questione mi pare riportare a certe tematiche Buddhiste che tendono a vedere l’essere umano come un continuo attimo presente senza passato e senza futuro. Un costante PANTA REI (“Tutto Scorre”) che ci rende sempre nuovi ad ogni momento.

 

2 Risposte

  1. Questo discorso è molto affascinante e secondo me il gioco di ruolo potrebbe essere un suo filone non trascurabile.
    Nel gioco di ruolo si sceglie un proprio personaggio e molto varia in funzione dell’approccio al gioco di ruolo da parte della persona coinvolta.
    Nella mia esperienza ho visto che spesso si tende a fomare amicizia tra persone i cui personaggi sono amici e legati in qualche maniera.
    Di solito, però, questa regola è ancor più forte quando i giocatori sono di sesso differente.
    Gioco da moltissimi anni e ho visto spesso fenomeni del genere. O forse è quello che ho vissuto io.
    Mi è capitato in più occasioni di diventare amica di persone i cui personaggi erano collaboratori del mio.
    Io mi faccio influenzare molto dagli avatar che scelgo; in qualche maniera vivo attraverso quei personaggi e le loro emozioni influenzano le mie.
    Al momento ho un personaggio stupido, approssimativo e volubile e temo che questo renda più volubile anche me. Giustifico più facilmente i miei comportamenti volubili e ultimamente ho l’impressione che anche gli altri giocatori tendano a confondermi con il mio personaggio. Cosa che mi manderebbe su tutte le furie visto il tipo di personaggio che sto giocando.
    Ma in soldoni, tornando all’argomento del post, è naturale aspettarsi che una persona si muova in funzione dell’immagine mentale che ha di sé stesso. E se questa immagine cambia, il comportamento cambia con lui. Se ci si sente in ga,ba, si offrirà un comportamento diverso da chi sdi vede imbranato. L’immagine mentale è il risultato dell’opinione che si ha di sé, di quanto si crede nei propri ideali e all fine, di quanta autostima si ha.
    Quando ci si esprime attraverso un pc, non si passa completamente sé stessi, ma solo una parte. E proprio per il fatto che “il tempo passa e tutto cambia” è normale che un po’ di insicurezza faccia avvicinare la nostra immagine mentale a quella che vediamo riflessa nel pc.
    Insicurezza di come si è veramente, insicurezza nelle proprie certezze. Insomma, io credo che l’immagine mentale che abbiamo di noi stessi cambi giorno per giorno e daltronde, “solo gli stolti non hanno dubbi.”

    • A questa riflessione aggiungerei anche un altro aspetto “psicologico”: nel gioco di ruolo spesso si da spazio a lati della nostra personalità che nella vita reale non hanno spazio. Poiché ciascuno di noi ha mille aspetti che lo caratterizzano ma alcuni, i più forti, sono quelli che in qualche modo lo determinano e lo definiscono è naturale che gli altri rimangano in disparte (ad esempio il lato femminile di un uomo duro e burbero, o il lato infantile e irresponsabile di un uomo squadrato, sicuro e inamovibile). Ecco, talvolta questi aspetti, proiettati in un altro sistema (un’interpretazione gdr o uno spazio virtuale) con variabili d’ambiente differenti producono presupposti per diversi equilibri tra gli elmenti caratteriali che ci compongono. Ecco quindi che il timido impiegato dalla testa bassa può muoversi con disinvoltura come eroico paladino dal cuor di leone.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: