Picchiare i bambini per educarli?

 

Il giglio nero (Mervyn LeRoy, 1956)

Nella mia esperienza di genitore e nel confrontarmi sull’argomento educativo con altre persone, mi sono accorto di quanto questo argomento sia aperto a molteplici e variegate opinioni. Mi fa specie soprattutto che persone di cultura e intelligenza giungano a conclusioni totalmente in disaccordo.

Storicamente l’uso della violenza come strumento educativo viene considerato utile, quando non addirittura fondamentale, per il raggiungimento dell’obbiettivo educativo. Si pensi che oggi, in 23 Stati degli USA (su 50), sono ancora in vigore leggi che consentono a genitori, insegnanti e educatori di infliggere pene corporali ai bambini. In Francia, secondo dati del governo, l’80 % dei genitori usa la violenza fisica per educare i figli. Esiste una percezione errata che vede l’educazione “a scapaccioni” contrapposta alla “non educazione”. Questa dualità è inconsistente: in realtà da un lato esiste l’educare con lo strumento “fisico”, dall’altro l’educare con altri strumenti (primo fra tutti il dialogo, ma non solo).

Ovviamente ciò che vuole evitare il genitore che consapevolmente decide di usare l’approccio “old style” è un’educazione permissiva, nella quale il bambino è viziato, non è educato a ricevere dei “no” fermi ad alcune sue richieste o pretese, non è abituato a vivere dispiaceri e frustrazioni, purtroppo inevitabili nella vita umana. Ed è certo che un’educazione troppo permissiva produce anch’essa gravi danni.

A questo riguardo può essere interessante un’analisi condotta nel 2009, che ha utilizzato i dati di uno studio per esplorare come i metodi educativi dei genitori si modifichino  dall’infanzia all’adolescenza e quali possano essere i fattori familiari che determinano questi cambiamenti. Lo studio coinvolgeva 500 bambini seguiti dall’età di 5 anni ai 16.
Dall’analisi è emerso che i genitori solitamente regolano il modo in cui disciplinano i loro figli in risposta alle capacità cognitive dei bambini, usando meno punizioni corporali (sculacciata, schiaffi, uso di oggetti contundenti) man mano che crescono. Quando i figli diventano grandi, le punizioni fisiche si rivelano meno efficaci.

La cosa più preoccupante che i ricercatori hanno rilevato è che se le punizioni fisiche  continuano fino all’adolescenza, i ragazzi saranno  più soggetti a questa età a manifestare problemi  comportamentali, rispetto ai figli di genitori che smettono presto di usare le mani sui loro bambini.

Tenendo in considerazioni questi risultati, gli specialisti della salute mentale e tutti coloro che lavorano con le famiglie, dovrebbero dissuadere i genitori dall’usare punizioni fisiche. Specialmente le madri che sono a più alto rischio di usare una dura disciplina fisica perchè hanno bambini il cui comportamento le mette alla prova o perchè sono preda di forte stress ambientale, dovrebbero imparare ad educare i loro figli con strategie alternative. Un basso reddito, un basso livello d’istruzione, genitori single, stress familiare e il vivere in quartieri svantaggiati, crea una costellazione di rischi che incrementa le possibilità che i genitori continuino ad usare punizioni corporali sui loro ragazzi“.
[Jennifer E. Lansford, Professore associato del Social Science Research Institute and Center for Child and Family Policy presso la Duke University]

Certamente non si può insegnare ai bambini che la violenza è un sistema per ottenere dei risultati.

Io personalmente non ho mai dovuto alzare un dito su mio figlio. Ho sempre lasciato che i suoi capricicci si esaurissero da soli dimostrandogli che si tratta di un metodo che non gli permette il raggiungimento di alcun risultato utile. E’ davvero bastato farlo poche volte perché i capricci si esaurissero quasi totalmente nei primi 3 anni di vita.
Ovviamente è necessaria molta fermezza quando vostro figlio si dispera rotolandosi per terra alla cassa del supermercato perché pretende il dolcetto che astutamente hanno messo proprio li, con gli occhi di 100 persone addosso. Alcuni non resistono alla vergogna e cercano di far terminare lo spetacolino velocemente. Concedendo, urlando o picchiando.

Detto ciò non voglio giudicare in maniera totalmente negativa chi fa uso dello “schiaffo educativo” su bambini piccoli, ma ritengo utile che sia opportuno far riflettere questi genitori sullo scopo che questo ha e sulle modalità con le quali viene distribuito.

Nello specifico credo che:

1) Lo “schiaffo” debba essere dato mantenendosi sereni e non come sfogo di rabbia. L’esprimere la propria rabbia o il proprio stress con la violenza è un messaggio educativo davvero poco sano.

2) Lo “schiaffo” non deve essere violento, ma simbolico. Non è il dolore ad educare, ma il gesto considerato “forte”.

3) Lo “schiaffo” possa avere qualche utilità quando riporta il bambino ad un senso di realtà che ha perso perchè preso da un capriccio.

Boccio invece totalmente e senza appello a chi fa perdurare questo modello educativo oltre i 5/6 anni o addirittura lo porta all’adolescenza. Per i nostri ragazzi è fondamentale lo sviluppo del dialogo, del confronto e anche dello scontro verbale, come estremo. E’ da questi confronti che il genitore deve saper uscire con dignità. Alzare le mani su un adolescente è un pò come voler chiudere il dialogo e far valere le ragioni della propria forza.

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9 Risposte

  1. da piccolo ero un discolo e ne ho prese tante (erano altri tempi); e a volte, prenderne e prenderne di più era un modo per affermare la personalità. crescendo ho imparato che il mio babbo qualche volta aveva ragione; magari avrei potuto evitare le botte ma come detto prima, erano altri tempi.
    ricordiamo però che la violenza allora era quasi la normalità, quando andavo a scuola alle elementari era normale che le maestre ci dessero le bacchettate sulle mani o ci mettessero in castigo in ginocchio sopra i ceci o i sassi

    poi sono diventato babbo anche io e mi sono ricordato delle mie esperienze: e a mio figlio ho sempre cercato prima di spiegare le cose e solo in casi estremi qualche sano e ben dato sculaccione è partito (esempio: prima volta in macchina, non toccare la maniglia perchè se la porta si apre è pericoloso..immediata azione del figlio, aveva 3-4 anni, apertura della maniglia. la macchina era ferma ma una bella sberla sulla mano non gliel’ha levata nessuno; poi ha capito e non l’ha più fatto)
    dall’età di 6 anni in poi fino ai 10 c’è stata l’occasione di solo qualche bella sgridata, specialmente quando i maschi diventano aggressivi con le mamme perchè sentono il bisogno ma anche la sofferenza per il distacco.
    e,a parte la fase adolescenziale in cui tra padre e figlio non si va mai d’accordo (perchè il figlio deve rendere indipendente la propria personalità) adesso il rapporto è aperto

  2. Il discorso è molto articolato. Purtroppo si imparara a diventare genitori solo educando e crescendo il proprio figlio e non sempre si fanno le cose giuste.
    Per essere genitori consapevoli occorre essere molto maturi e nell’Italia di oggi quasi nessuno lo è.
    Alcuni giorni fa ho letto sul giornale che ora gli psicologi hanno fatto qualche passo indietro; ora si sono resi conto che il permissivismo porta danni gravissimi e ho letto parole del tipo “a volte meglio dare al figlio una sculacciata perché la punizione è meno immediata e non sempre il bambino riesce a legarla all’errore commesso”.
    Chiaro che si parla di bambini piccoli, al massimo di 4-5 anni, ma la frase mi ha fatto sorridere, amareggiata. Io ho preso tante botte da mio padre, secondo me un po’ troppe. La cosa negativa dell’educazione che ho ricevuto è stata la scarsa autostima, cosa che ho potuto parzialmente risolvere con una lunga terapia psicologica dopo i vent’anni. E cosa in realtà mai risolta completamente.
    Solo un mese fa mi chiedevo l’origine degli errori commessi con mia figlia grande (di quasi 6 anni) e dopo un po’ di analisi ho visto che le mie titubanze sono dovute proprio alla mia mancanza di autostima e al mio eccessivo mettermi in discussione persino con lei. L’educazione non è uno scherzo, non si dovrebbe essere troppo permissivi perché si creano dei piccoli folli che credono di poter avere tutto e che sono incapaci d’essere felici. Non conosceranno mai la voglia di lottare per avere qualcosa né la soddisfazione di ottenerla dopo lunghi sforzi.
    E nello stesso tempo anche il troppo rigore è dannoso, perché crea persone introverse, insicure e che non lotteranno perché crederanno di non esserne capaci.
    Riguardo alle punizioni corporali, beh… possono essere usate purché non siano date con rabbia ma come effettivo insegnamento. Non è lo schiaffo che deve far male ma “l’onta” d’averlo ricevuto.

  3. Da piccolo,non ero un delinquente,l’unica cosa era che non mi piaceva studiare e andare a scuola e per questo non mi applicavo e prendevo brutti voti..
    Nella vita normale pero’ non ho mai fatto cazzate ed ero buono ed educato con tutti..anche a scuola con i prof..
    Mia madre e mio padre pero’ non concepivano il fatto che non andassi benea scuola e mia madre in particolar modo,mi picchiava con grande ferocia…
    Secondo me ora che sono adulto,era wsaurita per qualcosa che tutt’ora ignoro..perche’ non e’ normale una cosa cosi…Spero che nessuno ssia stato trattato cosi da bambino..Di questa cosa ne ho parlatosolo con mia moglie perche’ mi vergogno molto anche se non sono io che facevo queste cose…Ora lo posso dire anche qui a voi visto che siamo nell’anonimato..Giusto per saper i vostri pareri a proposito..
    Mia madre mi dava ceffoni fortissimi,soprattutto in testa e quando la mano le faceva male usava la ciabatta dalla parte del tacco,che faceva malissimo..in alcuni casi usava anche il manico della scopa…
    Il tutto era condito da ogni genere di insulto…quando ci penso,provo ancora una cera angoscia..e sono passati quasi 20 anni eh..
    Mi ricordo una sera,dovevo fare un compito di scienze,ero in terza media,e non ero capace…non ci capivo niente in tutte quelle formule…bene…oltre alle botte,e gli insulti,arrivarono anche gli sputi…una cosa davvero disgustosa…Se io fossi in mia madre mi vergognerei terribilmente…certe cose non si dimenticano…magari lei si..ma io no…non me le dimentichero’ mai…
    Ripeto…non so perche’ faceva cosi’..fatto sta che lo faceva e fatto sta che finite le medie sono andato a lavorare…E finalmente ho trovato la pace,,.,
    Tuttoi questo per dire che anche se mia madre mi avesse ammazzato di botte,la voglia di andare a scuola non mi sarebbe venuta lo stesso…
    In compenso la voglia di lavorarev non mi manca e ora dopo tanti sacrifici lavoro in proprio..
    Ho una figlia di 2 anni e credo che non la tocchero’ mai con un dito e ora che sono padre,non mi capacito del fatto che un genitore possa fare quello che ho subito io…
    Grazie a questo sito ho potuto sfogarmi…

    • Le tue parole ci raccontano una realtà che in qualche modo ti ha certamente toccato in profondità.
      Credo che tu non abbia ancora risolto in maniera definitiva i sentimenti che il tuo passato ha generato e che, inevitabilmente, si riflettono sul tuo presente.

      Ciò che più mi colpisce è la tua vergogna. Il tuo raccontare ad una platea solo perchè coperto dall’anonimato.

      La vittima spesso si prende sulle spalle un peso che non le appartiene. Un peso che, proprio perché non gli appartiene, non è in grado di smaltire. Se uno si è comportato male può sempre pentirsi, sinceramente. Ma se a comportarsi male è stato un altro..come possiamo pentirci noi?

      Mi sento di consigliarti di provare ad approcciarti ad uno psicologo. Potrebbe davvero aiutarti a superare un problema che, in barba agli anni passati, è ancora li, a farti soffrire.

  4. Questo articolo è veramente interessante e, soprattutto, è giusto: mi trovo d’accordo con ogni singola cosa che hai scritto. Nella mia famiglia mia madre non mi ha mai picchiata (ogni tanto qualche schiaffetto c’è stato, ma cose davvero di poca importanza e poco frequenti), però mio padre spesso alzava le mani. Non era mai troppo violento, mi tirava degli schiaffi o degli scappellotti, ma non mi sembra che mi abbia mai fatto veramente molto male. Se devo essere sincera, però, non ricordo neppure se mi faceva male o no, perché più che dal dolore in sé ero spaventata proprio da lui. Quando facevo qualcosa di sbagliato (e non ero/sono certo una figlia perfetta, eh!) alzava la voce quasi urlando e si avvicinava sempre di più, poi, a volte, mi tirava uno scappellotto o qualcosa del genere. La cosa che proprio odiavo era il momento in cui si avvicinava, perché avevo paura e NON VOLEVO avere paura. Mi sono sempre incazzata, fin da piccola, per il fatto che mio padre non mi lasciasse parlare anche se avevo torto, per il fatto che volesse chiudere il discorso con la forza e senza darmi possibilità di ribattere. Come dici tu, non è giusto che sia la forza ad educare, ed io questo l’ho sempre capito, perciò non ammettevo che mio padre mi trattasse così. Ma anche se ero decisa a tenergli testa, alla fine avevo paura e non so nemmeno io di cosa, ma proprio per quella paura alla fine ero costretta ad abbassare il capo e a subire quella che credo per me sia sempre stata un’umiliazione. Mio padre è una persona fantastica, io gli voglio molto bene, ma questo suo aspetto non mi è mai piaciuto e probabilmente neanche lui si rende conto di aver sbagliato. Ha smesso di mettermi le mani addosso da quando ho fatto più o meno 12 anni, adesso ne ho 16 e mi rendo conto che quando una persona mi si avvicina perché è incavolata e alza la voce anche se so che non mi farà niente ho comunque paura. Ho sempre desiderato che i miei genitori capissero quanto è sbagliato picchiare un figlio, anche se poco o raramente, perché i figli non vanno mai picchiati! E’ per questo che una volta, dopo che mia madre mi aveva tirato un ceffone sul braccio (non facendomi neppure tanto male), di nascosto mi sono colpita con un manico di una spazzola finché non mi è venuto un livido bluastro. Mia mamma ha pensato di essere stata lei e ci è rimasta malissimo, così mi ha comprato una cartella nuova per la scuola e non mi ha picchiata mai più. Ancora mi vergogno di essere stata così meschina da farle credere che mi avesse fatto male quando in realtà non mi aveva fatto quasi nulla. Alla fine era mio padre quello che si meritava tutto ciò, ma io sul momento ero così arrabbiata e frustrata che non ci ho pensato. Scusami se ho scritto tutto questo qua, così, ci sono persone che hanno avuto problemi molto più enormi dei miei e in confronto a loro sono stata fortunata perché a parte qualche difetto la mia famiglia è fantastica. Grazie comunque per l’articolo che mi ha fatto riflettere.

    – Tina

    P.s. E bellissimo blog!

    • Scusarti?? ogni esperienza che arriva dal profondo e trova la strada per venire a galla, visibile, è un tesoro inestimabile! Per te, perchè a volte proviamo dolore e non sappiamo veramente perchè, mentre vedere la cicatrice, sapere quanto ci è costata, piccola o grande che sia, è un modo per superare i traumi e vivere appieno la propria vita. E’ un tesoro per tutti coloro che leggono perchè davvero non c’è cosa più grande del valore umano dei nostri sentimenti, delle nostra emozioni e di come, direttamente o indirettamente, ci arricchiscono rendendoci persone migliori. Grazie Tina per il tuo contributo… e se proprio vuoi un consiglio non richiesto (a volte ho questo viziaccio) racconta queste emozioni anche ai tuoi genitori. Non certo per sottolineare un errore, una mancanza o un’imperfezione (qualunque persona matura sa di avere difetti e di aver sbagliato almeno 1000 volte nella vita), ma per dire loro che hai capito, che hai superato… e che ci si può comunque voler bene da imperfetti. Anzi, forse di più.

      • Grazie per il consiglio, lo apprezzo, anche se penso che nell’immediato non riuscirò a parlarne con loro. Ma, chissà, in un futuro, quando sarò più sicura di me stessa, magari glielo dirò.

        – Tina

  5. Il bambino troppo viziato, non sa accettare i NO… è abituato bene, appena qualcosa va storto è incapace di restare sereno.

    Il bambino troppo represso, forse è anche peggio: il caso estremo è che non si permetterebbe neppure di scegliere se il suo colore preferito è il rosso od il giallo.

    Entrambi i casi sarebbero da evitare, ma restare nel perfetto centro mi pare sia piuttosto difficile, se non un solo concetto di tendenza come la perfezione.

    Parlo da 23enne, non sposato ne con figli, quindi ben poco ne so. Tuttavia mi ritengo parte del primo caso: il bambino viziato.

    Solo… ho un quesito da porvi.
    Se il bambino viziato non accetta i “no” per dei precisi motivi, e non solo per malinconia? Ossia, li combatte portando ragioni e discorsi sensati.

    Mi ripeto, credo di far parte della cerchia viziata… ma allo stesso tempo, credo che ogni cosa “che non va” debba essere discussa: se 10 persone hanno 10 idee, ritengo spettacolare il metodo “senti tutti, valuta le varie idee e tirane fuori una che raccolga le migliori cose”.
    Un’esempio: un collega mi racconta spesso la sua esperienza al militare… mi ha raccontato del dover pulire il lavandino ogni giorno con lo spazzolino. A cosa serve? Chi comanda si pavoneggia, sulla scusa “impari ad accettare senza discutere”. E forse è proprio quello… un grosso danno… il non saper discutere.

    A voi… cosa ne pensate?
    LT4

    • Io credo che in generale un po’ tutti i bambini non sappiano facilmente accettare i NO. Il motivo è presto detto e scritto in diversi libri di pedagogia: il non accettare un consiglio, un imposizione, talvolta persino un premio, sono un modo per dire “Io esisto, io mi sono appena accorto di esistere”. Non è un caso che tra le prime parole che vengono rivolte alla mamma (molto più che al papà) vi sia il “NO”. il bambino infatti nasce e cresce dentro una mamma e si sente parte di essa, ne più ne meno di un fegato o di un polmone. Con la crescita nasce un IO, nasce una personalità, soprattutto nasce una consapevolezza di essere “altro” rispetto alla mamma. E come esprimere un concetto tanto complesso se non negando semplicemente cosa dice la mamma? Con i propri NO il bambino si presenta al mondo come individuo, rivendica la sua esistenza e la sua indipendenza.

      La perfezione educativa non esiste. Di fatto vi sono centinaia di modelli educativi che a seconda di cultura, religione e società differiscono anche sensibilmente l’uno dall’altro. Ma una cosa è certa: per crescere felice un bambino ha bisogno di amore.

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