L’influenza linguistica sulla percezione

ipotesi della relatività linguistica

L‘ipotesi della relatività linguistica (conosciuta anche come Ipotesi di Sapir Whorf) è recentemente stata oggetto di uno studio alla Stanford University di Palo Alto sulla percezione del colore blu in russi e inglesi. Secondo questa ipotesi, le modalità linguistiche con cui denominiamo il mondo determinano le modalità cognitive con cui lo percepiamo: parlanti di lingue differenti potrebbero dunque percepire la realtà in maniera diversa.

Tornando a russi e inglesi, la lingua russa obbliga a una distinzione terminologica fra il blu più chiaro (goluboy) e il blu più scuro (siniy) mentre in inglese il termine “blue” si usa indifferentemente per indicare un’ampia “fetta” dello spettro cromatico del blu.
Lo psicologo Jonathan Winawer e i suoi colleghi hanno provato a verificare se questa particolarità linguistica avesse qualche influenza su come i russi percepiscono le diverse tonalità del blu. Hanno dunque posto i partecipanti di fronte a una situazione come quella indicata nell’immagine in alto e chiesto loro di indicare, nel minor tempo possibile, quale dei due quadrati colorati in basso fosse dello stesso colore del quadrato presentato in alto.
I risultati hanno dimostrato che i parlanti in lingua russa avevano un vantaggio discriminativo, erano cioè più veloci a indicare il quadrato del giusto colore, se i quadrati fra cui scegliere avevano tonalità tali da ricadere in due differenti categorie linguistiche (uno siniy e l’altro goluboy). Se invece i quadrati fra cui scegliere avevano tonalità diverse, ma non tali da ricadere in differenti categorie linguistiche (entrambi siniy o entrambi goluboy) il vantaggio discriminativo veniva perso e russi e inglesi mostravano performance del tutto sovrapponibili.

A ulteriore conferma che fosse proprio la categorizzazione linguistica a influenzare la percezione del colore e non altre variabili cognitive, i ricercatori hanno provato a capire cosa accadeva inserendo un compito interferente sia verbale che spaziale, scoprendo che il vantaggio discriminativo dei russi veniva eliminato solo nel caso del compito interferente verbale (una sequenza di numeri da pronunciare ad alta voce mentre si effettuava la scelta del quadrato).

Semplificando al massimo: se la parte del cervello che gestisce il linguaggio è quella che “aiuta” i russi a discriminare meglio fra i due tipi di blu, mettendola fuori gioco con la sequenza di numeri, il vantaggio deve perdersi: i dati sono andati proprio in questa direzione.

Ma ecco un’interessante risvolto!

Se è vero che il linguaggio incide sulla percezione del mondo c’è da aspettarsi che gli effetti di questa influenza saranno  maggiori per ciò che appare nel campo visivo destro perchè è processato dall’emisfero cerebrale sinistro in cui hanno sede i centri del linguaggio.
Ulteriori esperimenti hanno confermato questa ipotesi:

13 partecipanti hanno dovuto distinguere fra 4 diverse tonalità di colore. In termini di lunghezza d’onda le tonalità differivano l’una dall’altra in misura proporzionale ed incrementale, ma due di esse erano ciò che chiamiamo “verde”, mentre le altre erano “blu”
In accordo con l’ipotesi di Sapir-Whorf i soggetti erano in grado di distinguere fra “verde” e “blu” più velocemente di quanto facessero fra due “verdi” o due “blu”, ma questo vantaggio nel tempo di reazione si verificava soltanto quando i colori apparivano nel lato destro dello spazio, confermando così l’ipotesi di ricerca.

La conclusione davvero curiosa è quindi che:

La nostra rappresentazione visiva del mondo è allo stesso tempo filtrata e non filtrata dalle categorie del linguaggio dipendentemente dal fatto che guardiamo a destra o a sinistra!

 

Considerazione:
Rimango sempre stupito dalla complessità dell’argomento della percezione. In questo articolo si sottolinea come il relativismo della soggettività possa addirittura esprimersi all’interno dello stesso individuo. I meccanismi della nostra mente sono davvero stupefacenti e chissà qanti, ancora sconosciuti, agiscono con precise routine per giungere ad un risultato cognitivo che ci pare così certo e sicuro, ma che di fatto è quanto di meno oggettivo si possa immaginare.

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2 Risposte

  1. Il concetto di percezione della realtà non è banale. Anni fa ad un corso sulle tecniche di organizzazione allo studio e tecniche di memorizzazione imparai che i neonati non conservano memoria perché non sono in grado di catalogare il mondo e gli eventi, proprio perché non ahnno strumenti di valutazione. Insomma, non sanno assolutamente cosa pensare di quel che vivono. Sono proprio i genitori che passano le loro emozioni ai figli e insegnano loro a comprendere il mondo, a gestire le sofferenze (per un neonato anche la fame è una sofferenza terribile) e a capire come valutare il mondo. Il linguaggio è un ulteriore strumento di comprensione che arriva presto, nei primi anni di vita. Il linguaggio struttura il pensiero ed è per questo che ho sempre ritenuto che ogni lingua esplicita una filosofia di vita.
    Per esempio, mi ha colpito il fatto che l’inglese abbia il verbo “to care” (io ho a cuore) mentre in italiano non esiste. Quindi il dubbio che si faccia fatica a comprendere la realtà nasce spontaneo. Ma nessuno comprende la realtà senza veli, ognuno mette tanti pensieri consci, dopo tutta la parte inconscia che ha già filtrato gli eventi. Insomma, non c’è niente di più soggettivo che della maniera di vedere la realtà che diventa poi la maniera di vedere il mondo e di porsi con gli altri.

  2. Ho completato un articolo sulle inflluenze linguistiche. Si puo’ consultare sul mio blog http://wwwtraduttoretecnico.blogspot.com/

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