L’INPS e i Precari

“Ai precari che vogliono capire quanto spetterà loro di pensione, l’Inps non fa vedere niente. Io questa la chiamo sincerità”. [Spinoza]

Questa splendida battuta satirica di Spinoza, riassume in maniera perfetta ciò che oggi sta succedendo in Italia.
La verità è talmente improponibile da dover essere tenuta nascosta. E’ necessario.

L’antefatto è semplice: sia sul web (il sito dell’INPS) sia nelle lettere che vengono mandate dallo stesso a casa dei lavoratori italiani, viene mostrato quanto questi hanno versato di contributi e quale sia la proiezione futura della pensione che percepiranno. Nulla di strano. Una moderna forma di trasparenza che aiuta i cittadini ad essere consapevoli del loro apporto in termini di contributi e li rende informati su quali saranno le loro prospettive economiche una volta raggiunta la pensione. Tuttavia ecco che i lavoratori precari (3.757.000 in Italia secondo l’ottima analisi di TuttoTrading, basata sui dati ISTAT) si ritrovano a non poter visualizzare questa informazione.

Né sul sito né sulle lettere è scritto quanto sarà la loro pensione. Un errore? I più ingenui hanno pensato questo.
Ed ecco che a seguito di interrogazioni e richieste è lo stesso presidente dell’INPS Antonio Mastrapasqua ci svela candidamente l’arcano:

“Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale”

Semplice, quanto terrificante: se l’INPS dovesse fare la simulazione della pensione per i precari, verrebbe fuori che dopo una vita di incertezze e di precariato, ma anche di contributi versati, la pensione sarebbe inferiore alla minima (460,97 euro mensili nel 2010).

Ora c’è più di una riflessione interessante che si può fare su questa notizia:

1) La scarsa eco che questa ha avuto su giornali e televisione: se un albero cade e nessuno lo sente cadere…è caduto davvero?
2) L’evidente conflitto razionale del Presidente dell’INPS che da un lato nasconde l’informazione e dall’altro svela il motivo per cui la cela.
3) Il fatto che inevitabilmente la massa si accorgerà di essere stata buggerata da questa classe politica quando questa non ci sarà più, e se la prenderà con quella di domani, magari ricordando con una certa malinconia i buffoni di corte di oggi.

Ho voluto parlare di questo argomento per farne un po’ un punto della situazione. Voglio far sapere a chi verrà domani e chi leggerà questo articolo a che degrado sia arrivato questo paese e quali già misere aspettative siano state rubate alle persone che oggi vivono questa realtà. Forse i nostri figli (io lo spero) faticheranno a capire questo malcontento, questa tristezza, questa impotenza che caratterizza il nostro tempo; così come noi abbiamo fatto qualche fatica a capire il ’68 che non abbiamo vissuto. Le lotte di una generazione spesso non vengono comprese da quelle successive. Mi chiedo come vedranno i nostri figli la nostra incapacità di lottare, questo adagiarsi nella parola crisi, questa non-azione che ha dato in mano una Nazione a delinquenti e affaristi.

 

 

 

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