Il disinteresse per le grandi tragedie

Un disegno fatto da un bambino del Darfur che racconta la realtà di quella zona africana

La riflessione di oggi riguarda un atteggiamento abbastanza comune:
L’essere umano è maggiormente capace di emozionarsi, provare sincera compassione e di motivarsi al “dover fare qualcosa” per un singolo individuo piuttosto che per un gruppo numeroso.

La potenza evocativa della storia di una singola Anna Frank ci spinge a maggiori riflessioni piuttosto che una generica lettura sull’Olocausto e 6 milioni di vittime.

La storia di un bimbo malato in lotta con la vita che necessita di un trapianto di cuore tende a colpirci di più che la notizia di una tragedia umanitaria in Pakistan.

“La morte di un uomo è una tragedia, un milione di morti è statistica”

Questa è la famosa frase pronunciata da Stalin che, benché appaia triste e fredda, fa trasparire l’osservazione di un fenomeno reale. Tale intuizione si può infatti trovare, con motivazioni diametralmente opposte, in un’altra frase famosa, questa volta pronunciata da Madre Teresa di Calcutta:

“Se guardo alla massa non agirò mai, se guardo a uno solo, potrò farlo”

Esiste quindi l’esistenza di un meccanismo mentale che ci porta a ragionare in questi termini e la ricerca del Professor Paul Slovic, psicologo dell’Università dell’Oregon, svela alcuni aspetti del nostro pensare di cui vale la pena parlare.

Esistono due metodologie attraverso le quali le persone registrano la realtà che li circonda: Esperienziale e Analitico.

Il primo è di tipo affettivo, intuitivo, immediato e non verbale (ovvero tende a codificare la realtà attraverso modelli, immagini e metafore).
Il secondo è razionale, lento e logico.

L’aspetto affettivo dell’acquisizione esperienziale tende ad attribuire valori all’informazione entrante “colorandola” ed è fondamentale per promuovere le dinamiche che portano all’azione.

Tale processo si è evoluto per soddisfare uno scopo ben preciso: Proteggere l’individuo o il suo ristretto gruppo di affetti da pericoli ben visibili e immediati. Ergo tende a perdere la sua caratteristica di manipolazione emozionale dell’informazione quando si parla eventi su larga scala e distanti dal soggetto. Ecco quindi che appare fondamentale la vicinanza della vittima, dove per vicinanza si intende non solo la locazione geografica ma le similitudini tra soggetto e vittima, dove quindi l’immedesimazione può essere più forte, e ovviamente la vicinanza intesa come misura dei legami affettivi che possono intercorrere tra gli individui.

Il processo esperienziale inoltre, per essere performante nella sua immediatezza, non può che essere molto semplice e a tratti persino ingenuo.
Esso infatti ha una limitata capacità di processamento dell’informazione che lo porta a percepire, ad esempio, con maggior peso la proporzione rispetto al numero. Ovvero (diversi studi lo confermano) è ritenuto preferibile il salvataggio dell’80% di un gruppo composto da 100 individui, rispetto al salvataggio del 20% di un gruppo di 1000 individui.

Vie da sé che questa preferenza non sia né razionale né logica e che un peniero realmente analitico la smonterebbe come chiaramente errata. Ma il dato su cui riflettere è che il numero di vite salvate genera meno emozione rispetto alla proporzione sul totale.
Questa sempice metodologia infatti registra 80% come positivo e 20% come negativo, senza approfondire ulteriormente l’analisi, non avendone gli strumenti.

Ecco quindi che con questo limitato e semplice meccanismo è facile sentire l’umanità e la partecipazione emotiva verso un solo individuo ed è molto più difficile per una massa.

Questo è anche il motivo mediatico per cui per generare interesse emotivo ad un evento è fondamentale raccontarlo con immagini, volti, storie individuali che diventino rapprentative.

2 Risposte

  1. Ciao!!! Ho visto il tuo blog e ho notato che prendi in considerazione molti argomenti. E non tutti hanno la pazienza di variare così facilmente da uno all’altro.
    Però c’è una cosa che devo dirti:
    il problema di questo blog è che non è molto chiaro e magari ciò può essere causa di un degrado di visitatori nel tuo blog. Quindi se accetti un consiglio io direi di accenareal’inizio del blog, un po’ di cosa parla, giusto per orientare al meglio i tuoi visitatori. Ora vado e auguri per il tuo blog!!!!
    By Cri.Vampy

    • Ciao Cri! Intanto ti ringrazio per il tuo interesse e ti comunico che già avevo visitato il tuo blog alla ricerca di anime/novità da vedere. Hai sicuramente ragione nell’affermare che il mio non sia un blog monotematico e che non sia organizzato in modo molto lineare. Il motivo è che rispecchia esattamente una “mente libera” che saltella di qua e di là a seconda degli spunti che riceve. Lo scopo del mio Blog non è fare visite, ma riuscire a mettere per iscritto alcune riflessioni e segnalare alcuni prodotti che trovo interessanti (che siano anime, film, libri o altro). L’aspirazione è semmai che il pubblico affezionato che lo frequenta (per lo più amici) mi aiutino a far crescere le discussioni portanto il valore aggiunto delle loro considerazioni. Fondamentalmente questo è per me un diario On Line che mi piacerebbe mettere in mano a mio figlio fra diversi anni per aiutarlo a vedere i diversi punti di vista e di analisi su tematiche sempre attuali.
      Buona navigazione!

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