Le mamme mediocri

Oggi voglio parlare di un articolo che  mi è stato segnalato da un utente di questo blog, Elora.

“Nel 1998 il ministro della Sanità Bernard Kouchner aveva firmato un decreto che proibiva di rimborsare il latte in polvere alle puerpere. Mi è sembrato un cambio di linea sulla maternità. Volevano a ogni costo incoraggiare, forzare moralmente le donne ad allattare… E a causa di questa politica di pressioni e colpevolizzazioni, ho constatato un rovesciamento dei valori, che minacciava la libertà delle donne”.
[Elisabeth Badinter]

Questo è l’incipt che ha dato il via per una riflessione della scrittrice e che ha portato alla pubblicazione del suo ultimo libro “La donna e la madre”, un atto d’accusa alla retorica familista imperante che vuole porporre modelli di mamma perfetta e che porta la donna ad avere sensi di colpa dovuti all’inadeguatezza (spesso sottolineate da persone di contorno come madri, suocere, amici ecc ecc). La riflessione tuttavia riguarda anche la presa d’atto del fatto che la conciliazione tra lavoro e famiglie è nella stragrande maggioranza dei casi una favola. La grande rivoluzione femminista degli anni 60 è stata un enorme fallimento in quanto ha portato le donne ad essere stressate, isteriche e infelici con la casa, i bambini, il proprio lavoro, la famiglia da gestire in una giostra che avrebbe potuto funzionare solo sé:

1) La cultura maschile si fosse resa più responsabile nella divisione del peso delle incombenze familiari (e l’errore fu il non pensare che i maschi di allora erano cresciuti da madri che avevano una diversa  e più antica ottica di famiglia)

2) Se la società e nello specifico il mondo del lavoro si fossero evoluti davvero nelle pari opportunità (mentre ancora oggi esiste discriminazione economica tra i sessi)

3) Se non ci fosse un conflitto di interessi tra i modelli consumistici che ci presentano una donna  bella, in carriera e performante e la realtà di un modello di donna mamma che ovviamente non riscuote lo stesso successo.

4) Se le donne per avere pari opportunità degli uomini avessero cercato un modello alternativo invece che scimmiottare quello già esistente e criticato maschile (ed ecco apparire donne negli anni 60 che fumano, dicono parolacce, che si conformano al modello che stavano combattendo)

Senza creare una digressione troppo accentuata sul femminismo che non è l’argomento di oggi, c’è da sottolineare come la Badinter punti il dito assegnando colpe a psicologi infantili che scoraggiano le donne lavoratrici, i militanti della Lega Latte e le neofemministe.

A proposito del tornare ad usare i pannolini di stoffa la giovane mamma Cécile Duflot, segretaria dei Verdi Francese disse convinta che: «li laveranno gli uomini». Finché ci saranno donne come questa, con interi camion di prosicutti sugli occhi, a dipingere queste irrealtà, dubito che possa mai nascere un dibattito costruttivo e reale sulla condizione delle mamme di oggi.

Su tutto dovrebbe imperare la libertà di scelta. Ma anche la consapevolezza delle responsabilità delle proprie scelte.

Avere figli deve essere una gioia, non un sacrificio. E non è nemmeno uno status symbol. Le rinunce connesse alla maternità devono essere valutate e accettate. E’ un compito difficile, ma ricco di soddisfazioni.

Non esiste la madre perfetta e i modelli che ci vengono presentati possono anche essere valutati e successivamente scartati. Soprattutto nell’ottica che questi modelli vengono spesso creati per motivi economici che nulla hanno a che fare con il nostro benessere.

Ergo, se la suocera vi critica perché non siete una buona madre (perché volete uscire la sera, volete lavorare, volete farvi un viaggio senza figli, usate gli omogenizzati e non bollite e frullate verdure, andate in palestra ecc ecc ) pensate solo che è cresciuta con un modello familiare completamente diverso dal vostro e che sta ragionando in maniera coerente con la propria esperienza di vita. Mandatela diplomaticamente a quel paese e non ascoltatela!

Detto ciò….siamo proprio sicuri che il vecchio modello fosse così terribile? Sono più felici le donne di oggi o quelle di 70 anni fa?

Annunci

2 Risposte

  1. Evviva i genitori imperfetti!
    E poi ci si chiede il perchè sia così alto il numero delle neo-mamme che cadono in depressione. Meno male che le donne hanno un sacco di risorse e dalle depressioni si esce anche creando un blog (ce ne sono tantissimi!)…
    Quando nacque Gaia sono stata a casa due mesi, ho lasciato la cucciola ai nonni (santi nonni!), per ritornare al mio lavoro sottopagato di libera professionista… scelta sbagliatissima, ma dettata da esigenze economiche (non si vive d’aria ed amore…).
    Non credo che 70 anni fa le donne fossero felici, ma credo che adesso stiamo pagando per la troppa presunzione dimostrata nel voler fare troppo.
    Diventare madre è una scelta importante, che richiede tempo e pazienza. Nessuno nasce madre, e ogni madre è uguale a se stessa. Ma è anche vero che essere madre non vuol dire annullare la donna ed è proprio la serenità di quest’ultima che garantisce la serenità dei propri figli.
    Come al solito siamo gente che fatica a trovare il giusto mezzo!

  2. Io ho partorito la seconda bambina da due mesi e mezzo. Credevo che sarebbe stato più facile, e per certi versi lo è stato, ma per altre cose mi sono ritrovata ad avere una lucidità maggiore e ad accorgermi di cose che con la prima non avevo visto.
    Non mi sono mai sentita guidata nelle scelte, quasi obbligata, come in questa situazione. Ho avuto la percezione che si volessero nascondere le informazioni alle mamme.
    Ricordo che nei giorni successivi, quando sono tornata a casa, pensavo: ma possibibile che nel 2010 il corpo della donna sia ancora questo garnde sconosciuto? Perché non si dice tutta la verità?
    Che questa verità consiste in tante piccole sciocchezze taciute, ma che ledono soprattutto la femminilità, che è un concetto diverso dalla maternità.
    Essere donna non vuol dire per forza in automatico accettare senza problemi le difficoltà del diventare mamma.
    E io ho sentito tanto la costrizione di dover annullare me stessa per il bene dei figli. Cosa che non vorrei per forza fare, ma che diventa quasi costrizione. Posso pensare con la mia testa, ma non è facile ignorare gli sguardi accusatori dei parenti, delle persone che ti vivono vicino.
    Per la prima figlia ho rinunciato alla mia carriera, scegliendo di traslocare per il suo bene perdendo così il lavoro che mi piaceva.
    Ho perso amici, ho rinunciato ai miei hobby. In fin dei conti, quando si diventa genitori questo è normale. Con la seconda ho scoperto che avrei dovuto rinunciare anche a quel poco di bellezza che mi era rimasta. Ed io non sono nemmeno portata per fare la casalinga!
    Non so, credo che approfittare di un normale periodo di fragilità della donna per guidarla secondo il volere altrui sia una delle cose più scorrette che si possa fare.
    Io sono arrivata acomprare l’antidepressivo, ma mi sono obbligata a non prenderlo. Di certo la società non mi aiuta, né lo fa mia suocera! Come dissi anni fa a mia madre: una donna si ritrova da sola, nella sua vita, sempre. E prima se ne rende conto meglio è per lei.
    Scusate lo sfogo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: