La Campagna “Be Stupid” della Diesel

Come tutte le campagne pubblicitarie di un certo livello e stile, lo scopo è colpire. Questa operazione pubblicitaria risulta ben fatta perchè centra perfettamente l’obiettivo che si era prefissata: traghettare l’azienda da una griffe di moda a un marchio di lifestyle.

Per chi non lo sapesse ricordo che DIESEL è un’azienda di abbigliamento casual, ideata e capitanata da Renzo Rosso da Molvena (Vicenza): presente in 80 paesi con 270 negozi monomarca e 1300 milioni di euro come fatturato annuo. Per intenderci…sono quelli che ti vendono a 200 euro un pantalone trattato in modo che sembri usato…(Se gli Alieni esistono, io spero sempre che non ci studino…perché non riesco ad immaginare le risate di fronte a queste cose…)

Il messaggio pubblicitario, in sintesi, è quello di contrapporre il comportamento dell’ intelligente, razionale e un po’ noioso (smart) a quello dell’ingenuo, passionale e imprudente (stupid).

L’elogio della stupido inteso come figura creativa, fuori dagli schemi, incontrollabile e dal comportamento spesso insensato o irrazionale sarebbe pure un messaggio interessante e fuori dalle righe in una società che tende a standardizzare per poter meglio vendere e controllare. Tuttavia la vis innovativa si estingue da sé nel momento in cui il tutto viene semplicemente svilito dagli esempi beceri e sguaiati che il corredo fotografico dell’operazione presenta. Tette e culi per intenderci…che a quanto pare non devono mai mancare per attirare il grande pubblico.

Ecco l’occasione mancata (non l’errore) di questa pubblicità: poteva essere un elogio della follia e dell’umanità, come lo stupendo personaggio Dupree interpretato da Owen Wilson nel film “Io e Dupree“. Uno stupido che vive con il cuore (alcune scene di quel film, come il colloquio di lavoro, sono da antologia ndr).

Ora, la cosa interessante di tutto questo discorso è che il target per il quale l’operazione è stata studiata è quello del modello standard della nostra generazione di giovani. Quello che guarda la DeFilippi e il Grande Fratello, che ha come modelli di successo la velina e il calciatore, che si affolla al cinema a guardare l’ultimo film natalizio di Vanzina. Si, quello che se gli chiedete cosa è successo nella “Baia dei Porci“, cercherà sulle pagine di Novella 2000 un qualche gossip piccante.

Non voglio scadere in facili moralismi o diventare un distributore di etichette, ma negare la reale povertà intellettuale di una grossa fetta generazionale non è comunque utile.

In breve, la Diesel scarta il piccolo target dei ragazzi “Smart” per poter fare affari con il grande bacino degli “Stupid”. Ovviamente fa bene. E’ una s.p.a e la sua ragione sociale e fare soldi.

La riflessione di oggi è quindi: sappiamo che questo modello è un gatto che si morde la coda o , meglio, che si autoalimenta in una corsa verso il baratro culturale. Gli ignoranti chiedono pochezza e il sistema gliela fornisce rendendoli ancora più ignoranti.

E’ possibile vedere un movimento in controtendenza che risulti conveniente per il nostro sistema socio-economico? (io do per scontato che senza la convenienza difficilmente un modello attecchisce…).  O altrimenti, esiste una proiezione del dove ci porterà questo impoverimento di valori? Esiste un punto di non ritorno? esiste un fondo a cui arrivare per poter poi, necessariamente, risalire?

Può la nostra società imbarbarirsi senza limiti come ipotizzato nella metafora de  “Il Signore delle Mosche” di William Golding del 1954?

Il mio spunto finisce qui.

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