Libertà e Amore

Libertà e Amore sono comunemente considerati termini antitetici e inconciliabili.
Occupano lo stesso spazio e non può esserci l’aumento di volume di uno senza il restringimento dell’altro.
Non solo, colui che si innamora si ritrova doppiamente incatenato: la prima volta perché perde se stesso e la propria autonomia psicologica, la seconda perché il suo desiderio primario, unico e alienante, diventa il possesso dell’altro.

Non è un caso che “innamorarsi” si esprima nella lingua francese con tomber amoureux e nell’inglese to fall in love Il concetto di caduta non è positivo. I “caduti” in guerra.

Ho scelto di iniziare questa riflessione con queste affermazioni perché le ritengo sostanzialmente vere, ma estremamente riduttive.
L’amore, come qualsiasi altro sentimento, ma forse per la sua natura più di altri, si può esprimere in una scala qualitativa assai variegata e intimamente legata al grado evoluttivo di chi lo genera.

Il più basso livello d’amore è quello egoistico, dipendente, oppressivo e possessivo, soffocante e cieco.
Il più alto è quello che quasi come un anelito di infinito si presenta indipendente, privo di legame, assoluto e che non nasce da un “do ut des” ma vive di vita propria e non si aspetta nulla dall’altro. Un amore maturo.

Ma come possono persone nevrotiche, infelici, ignoranti, egoiste, addormentate, produrre un sentimento di quest’ultimo tipo?
Ecco che appare quindi evidente come la capacità di amare sia naturale espressione della propria interiorità.

Ed ecco che alla luce di queste considerazioni si possono comprendere le parole di Osho sull’amore:

“Qualunque cosa distrugga la libertà non è amore.
Deve trattarsi di altro, poichè amore e libertà vanno a braccetto, sono due ali dello stesso gabbiano.
Ogni volta che vedi il tuo amore in conflitto con la tua libertà, significa che stai facendo qualcos’altro in nome dell’amore”.

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5 Risposte

  1. Sai, a volte si perde proprio di vista il significato profondo dell’amare, per tutti i motivi che tu sopra hai descritto.
    Credo che essere felice della felicità dell’altro, anche quando questo significa lasciarlo libero di andare lontano da te, sia tra le cose più difficili da sentire vere dentro noi stessi.
    Si, lo si fa, lo si dice, lo si pensa, ma quanto profondamente ci si sente realmente felici?
    Io sono sfortunatamente una persona molto possessiva e ultimamente sto cercando di lavorarci un po’ sopra… anche perchè essere un genitore possessivo è l’ultima cosa che vorrei per mia figlia, e il pensiero che più mi aiuta è quello di vedere l’amore come un qualcosa di estremamente mio e basta. Porlo all’esterno porta soltanto al generare, più o meno inconsciamente, aspettative ed illusioni.
    Non so se riesco a spiegarmi è un po’ difficile, e la serata passata a stirare camicie di Fabio, mi ha regalato un gran bel mal di schiena.. Ovviamente lui non mi ha chiesto di stirare, sa quanto odi fare la massaia, ma ho scelto liberamente di farlo, e sono stata estremamente contenta di vederlo riporre le camicie nell’armadio tronfio e felice perchè domani finalmente ne potrà indossare una… sarà amore, forse, sicuramente è stato un bel momento…

  2. Temo che amore abbia un significato troppo vasto per esere compreso da un’unica parola.
    L’amore nei confronti di una persona, nel coniuge, ha già di per sé molte sfaccettature. Riporto una suddivisione che ho letto in un libro e che mi è piaciuta molto: un amore infantile è simile a quello che un bambino nutre nei confronti della propria madre: ed è l’amore che porta ad uccidere la/il proprio coniuge quando questi decide per la separazione (casi tragici di cui ogni tanto si sente parlare al telegiornale).
    L’amore “adulto” è quello pieno di passione, quello coinvolgente, quello che non chiede con chi si è stati prima o dopo, ma con i quali ci si da e si chiede il 100% nel momento in cui si sta insieme.
    L’amore maturo è quello che accetta l’altro anche nei suoi difetti. E’ forse l’amore più difficile.
    Nella mia mente, l’amore per un figlio è l’immensità stessa: sarà che ho una bambina e presto ne avrò due, ma mi ci perdo in questo sentimento.
    Spero che le mie figlie siano capaci di essere felici, è l’unica cosa che desidero per loro. So che non sono mie, come io non ero dei miei genitori. Ma so che come io conservo con affetto i miei nel mio cuore, benché sia scappata di casa a suo tempo, così un figlio porta in sé i propri genitori. Farò di tutto perché quell’impronta di me sia un goccio di felicità.
    L’amore è libertà? Non lo so, non capisco l’amore e forse non so molto nemmeno di libertà. L’amore per il mondo, per il prossimo, l’amore per la vita, forse queste sono davvero una rappresentazione della libertà. L’accettazione del mondo per come è e per come si offre, intendere la difficoltà di vivere che tutti hanno come un’opportunità per far brillare ognuno come un diamante, forse questo è amore e libertà.

  3. Tutto sta nel tipo di vita che vogliamo-riusciamo a vivere…dipende se consideriamo la passione un valore o un disvalore. Credo la passione sia la spinta più vitale, più animale, più forte che l’uomo abbia tra i sui stimoli. Poi c’è la valenza ascetica, quella che porta ogni uomo – chi più chi meno – a tendere ad uno stato di armonia con il resto della natura che ci circonda. L’uno è fuoco, l’altro è acqua. Uno tende al movimento incessante alla totale assenza di equilibrio, l’altro tende alla stasi. Se penso al principio dell’entropia (che semplificando, semplificando è quello che coinvolge ogni cosa in natura e presuppone il fatto che ogni nascita corrisponda ad un esplosione di energia che poi più o meno velocemente tende alla quiete…come un sasso lanciato nel mare: genera onde concentriche che mano a mano che crescono e si ricompongono con l’immensità dell’acqua, si riducono e scompaiono) …dicevo, è un po’ come se l’uomo cercasse di opporsi a questo principio della natura. E’ chiaramente una sfida persa in partenza. C’è chi lo comprende prima e riesce a perseguire la via ascetica con serenità (che poi è forse il modo migliore per preparasi al nuovo stato che per tutti verrà, in cui si tornerà ad essere parte del tutto) e chi vi si oppone per una forza interiore, per testardaggine, per talento, per…amore!..(alcuni degli uomini che hanno fatto cose mirabili (non necessariamente grandi uomini) erano o sono mossi da questo “sacro fuoco”) ….fa parte di noi. …Non so se è il nostro peccato originale che dobbiamo espiare e che ci rovina la vita o se fa parte di quella follia che ci fa sentire vivi, non l’ho ancora capito :)!….però per tornare alla parola amore, credo che il “problema” nasca dal solito fatto che il linguaggio usa la stessa parola per cose molto diverse: l’amore armonico e l’amore emotivo. L’uno riguarda l’uomo verso l’universo tutto e l’altro l’uomo verso un singolo elemento (donna, uomo, arte, potere, successo). Il desiderio e la passione sono verso un elemento singolo, sempre. Privano, isolano, esaltano, esasperano, stordiscono, inebriano, emozionano e fanno sentire unici e speciali. Queste non sono forme “basse” dell’amore. Nessuno ne può fare veramente a meno per troppo tempo. C’è chi le demonizza (anche i buddisti, tanto liberali, in questo sono un po’ estremisti) ma se fan parte della nostra natura, forse non dobbiamo far altro che trovare un modo per gestirle, anche se forse son fatte proprio per non essere gestibili…boh!! L’unica cosa di cui son convinto è che stiamo parlando di due cose così diverse che quasi non hanno elementi in comune, solo che, quando in un rapporto a due l’amore emotivo si consuma, l’uomo saggio (che sa che non vivrà all’infinito e che non può ripetere le stesse esperienze ad oltranza) cerca di riconvertire i resti dell’uno nell’altro, aprofittando della omonimia di questi due stati per ingannarsi un po’ e stemperare la difficoltà di questa esperienza, che in un modo o nell’altro viviamo tutti in questa fase della vita adulta. Ma questa è solo la premessa e sarebbe un lungo discorso….. ….ci vediamo a cena una sera di queste? 🙂

  4. Io penso che ciò che noi intendiamo come “amore ascetico” o come dici tu “amore armonico”, in realtà poco abbia a che fare con l’amore inteso verso la propria compagna. In un certo senso questo amore non è neanche un sentimento nell’etimologia classica del termine, ma una condizione mentale. Così come la felicità, quella vera, è il frutto di un educazione mentale, così lo è anche quell’amore, che nulla ha a che fare con la passione.
    In questo senso mi sento di vedere questo tipo di amore universale diverso, come uno stadio più evoluto di quel sentimento. Una volta che lo si produce, come si può rimanere gretti, egoisti, schiavi?

    “L’amore è fine a se stesso, e nell’amore non c’è più ego. Quando siete senza ego, c’è amore. Allora potete dare senza chiedere in cambio niente. date perché dare è bellissimo, dividete perché dividere è stupendo …”

    [Bhagwan Shre Rajneesh, Il seme della ribellione, Vol. I, p. 91, Re Nudo Ed. 1979]

  5. E’ curioso pensare che l’amore totale sembra corrispondere all’egoismo totale: si compiace di quello che si ama, e a tratti si dá all’amato solo per il desiderio di compiacersi di alimentare quell’amore e soddisfare il proprio bisogno di dare. In realtá é la gratuitá assoluta dell’amore, ma puó essere un chiave di lettura alternativa, magari un po’ semplicistica, ma perché escluderla?

    Detto questo, saró tacciata di super-egoismo!
    Grazie Dome per i tuoi spunti di riflessione sempre azzeccati!

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