Abbiamo tutto, ma non abbiamo più nulla

Il lavoro ha, sempre più spesso, come unico obiettivo uno stipendio.
Non è importante che il lavoro sia utile, necessario per la società o per l’individuo che lo svolge.
Lo scopo di un’attività è, di solito, il denaro che se ne può ricavare.
Denaro che serve per comprare beni inutili, prodotti da altre persone che fanno altrettanti lavori inutili. Per rendere utili beni inutili, aumentare la salivazione dei consumatori, abbiamo inventato l’industria della pubblicità. Un inganno colossale, un’autoipnosi a fini di lucro.
C’è una perdita di senso, di scopo complessivo.

L’informazione e la pubblicità, una volta separate, si sono unite, compenetrate in una forma oscena che è ovunque, che giustifica tutto. La distruzione del pianeta, la cancellazione del tempo (nessuno ha più tempo..), la perdita di significato, la mancanza di valori al di fuori di quelli economici. Abbiamo allungato la vita per non poterla vivere, siamo troppo occupati a produrre. Avere, siamo drogati dall’avere, lavoriamo per avere. Abbiamo trasformato il mondo e noi stessi in un PIL, in prodotti a scadenza.
Abbiamo tutto, ma non abbiamo più nulla.

[Pawl Hawken]

La stupenda, concisa, riflessione di Hawken sottolinea alcuni aspetti di un “modus vivendi” che si è andato a strutturare fagocitandoci quasi inconsapevolmente. Abbiamo tutto. Ma tutto cosa? Il superfluo è diventato la nostra nuova necessità. Ci hanno ingannati, ci siamo ingannati. Cos’è tutto questo se non la ricerca della felicità? Non sapendo come raggiungerla cerchiamo lungo la strada dell’effimero, dell’avere, illudendoci che il nostro desiderio venga appagato. Ma è solo un gioco di scatole vuote e colorate.
Stiamo dormendo. Questa è la realtà. Anestetizzati, drogati e accondiscendenti. Siamo scesi a compromesso con la promessa del benessere, abbiamo barattato “il pensare” con il “Grande Fratello”, la ricerca e il dubbio per facili certezze sulle quali dormire sonni tranquilli.
Ma siamo prigionieri senza speranza? o possiamo liberarci? e quale è il costo di tale liberazione? possiamo, vogliamo pagarlo?

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