“Scusa, come hai detto che ti chiami?” – Teoria dell’Interferenza

 

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Secondo la teoria dell’interferenza l’informazione appena immessa nella memoria a breve termine viene “scacciata via”, e in definitiva rimpiazzata, dall’informazione in entrata immediatamente successiva: sensazioni alla stretta di mano, impressioni dell’altro, emotività propria, altre informazioni intervenienti sulla persona che ci viene presentata (ad esempio: lui è Luca, è il fratello di Carolina).

L’interferenza dell’informazione successiva si verifica perché la mente non ha il tempo di fare un’operazione fondamentale per conservare il ricordo nella memoria a breve termine: la reiterazione. E’ noto che, se apprendiamo un numero di telefono e lo ripetiamo più volte nella nostra testa o ad alta voce, il ricordo di quel numero resta disponibile, almeno per il tempo necessario a fare la telefonata.

Se qualcosa interviene a impedire o a interrompere la reiterazione (di cui non necessariamente siamo consapevoli), un numero appena ascoltato viene dimenticato immediatamente.

L’interferenza non si verifica però soltanto quando un’altra informazione interviene dopo l’apprendimento, come nel caso dell’ informazione interna o esterna successiva all’ascolto del nome di qualcuno che ci viene presentato (interferenza retroattiva).

Esiste anche una interferenza proattiva che ha luogo quando il materiale che interferisce è appreso prima dell’elemento da ricordare.

Facciamo questo esperimento.

Leggete soltanto una volta questa lista di parole e immediatamente dopo prendete un pezzo di carta e, senza rileggere, provate a ricordare le parole lette nell’ordine in cui vi vengono in mente.


TAVOLO, NUVOLA, LIBRO, ALBERO, CAMICIA, GATTO, LUCE, BANCHINA, GESSO, FIORE, OROLOGIO, PIPISTRELLO, TAPPETO, ZUPPA, CUSCINO.

Se siete come la maggior parte delle persone, scoprirete che riuscite a ricordare più facilmente le parole che si trovano all’inizio della lista (effetto di priorità) e le parole che si trovano alla fine della lista (effetto di recenza).

La probabilità che ricordiate correttamente le parole che si trovano al centro della lista è decisamente inferiore.

Per rappresentare graficamente questo fenomeno, immaginate di porre sull’asse delle ascisse la posizione seriale di ciascuna parola (dove TAVOLO è 1 e CUSCINO è 15) e sull’asse delle ordinate la percentuale di ricordo corretto. Otterrete la famosa curva di posizione seriale.

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Curva di posizione seriale

Le parole all’inizio della lista sono soggette alla interferenza retroattiva (come il nome del nostro nuovo conoscente) perché subiscono soprattutto l’interferenza del materiale appreso dopo di esse (tutte le altre parole che seguono).

Invece le parole alla fine della lista sono soggette all’interferenza proattiva in quanto subiscono l’interferenza di tutto il materiale appreso prima di esse (tutte le parole che precedono).
La sfortuna delle parole che stanno nel mezzo è quella di risentire di entrambi i tipi di interferenza, con esiti nefasti sulla loro ricordabilità.

Applicazioni pratiche? La prossima volta che incontrate “Luca”, ripetetevi in testa il suo nome prima di fare (e pensare) a qualunque altra cosa. Avrete qualche chance in più di evitare di chiedere dopo pochi minuti: “come hai detto che ti chiami?

Fonte:

http://psicocafe.blogosfere.it/

La Terza Onda

12/01/2012 - Una Risposta

«Come hanno potuto, i tedeschi, sostenere di essere stati all’oscuro del massacro degli ebrei? Come hanno potuto, cittadini, ferrovieri, insegnanti, medici sostenere di non avere saputo dei campi di concentramento e dei forni crematori? Come hanno potuto, i vicini di casa e forse anche gli amici dei cittadini ebrei, sostenere di non essere stati lì, mentre tutto questo accadeva?»
[Ron Jones, professore di Storia presso la Cubberley High School, Palo Alto, California]

Fu proprio per rispondere all’incredulità dei suoi allievi che non capivano come si potesse instaurare una dittatura, un pensiero unico imposto; come fosse possibile che l’etica e la capacità di giudizio del singolo individuo fossero a tal punto sopite da accettare l’inaccettabile;  che il professore decise di promuovere un esperimento. Un esperimento il cui obbiettivo era:

Dimostrare agli studenti che le masse sono facilmente manipolabili e che quindi sarebbe ancora  possibile una dittatura

Jones diede vita ad un movimento chiamato “The Third Wave” (“La terza onda”) e convinse i suoi studenti che era necessaria l’eliminazione della democrazia con il motto “Forza attraverso la disciplina, forza attraverso l’unione, forza attraverso l’azione, forza attraverso l’orgoglio”.

Egli scrive che iniziò il primo giorno dell’esperimento con cose semplici come il corretto modo di sedersi, addestrando gli studenti finché questi erano in grado di arrivare dall’esterno della classe fino alle proprie sedie e prendere posizione nel modo corretto in meno di 30 secondi senza fare alcun rumore. Procedette quindi con una ferrea disciplina in classe emergendo come una figura autoritaria.Viene inserito anche un rigido regolamento disciplinare, imponendo ai ragazzi di alzarsi prima di parlare, di rispondere in modo coinciso alle domande e di  chiamarlo “Signor Jones”.
Nel secondo giorno organizzò le cose in modo da mescolare la sua classe di storia in un gruppo con un supremo senso della disciplina e della comunità. Creò un saluto simile a quello del regime nazista e ordinò ai membri della classe di salutarsi vicendevolmente in quel modo anche al di fuori della classe. Ognuno di loro si attenne a questo comando.
A questo punto l’esperimento prese vita per conto suo, con studenti che da un po’ tutta la scuola vi si univano: il terzo giorno la classe si allargò dagli iniziali 30 studenti a 43 partecipanti. Tutti gli studenti mostrarono un drastico miglioramento nelle loro abilità accademiche e una motivazione straordinaria. Jones istruì gli studenti su come fare un’iniziazione ai nuovi membri, e per la fine del giorno il movimento aveva già oltre 200 partecipanti. E nasce una vera e propria dittatura: i dissidenti vengono ostracizzati, i membri del movimento cominciano a spiarsi a vicenda, e gli studenti che si rifiutano di aderire vengono accusati.

È al quarto giorno di esperimento che Jones decide di porre fine al movimento perché ne sta perdendo il controllo. Annunciò così ai partecipanti che il movimento era solo una parte di un movimento a livello nazionale e che nel giorno seguente un candidato presidenziale del movimento ne avrebbe annunciato pubblicamente l’esistenza. Jones ordinò agli studenti di partecipare ad una manifestazione a mezzogiorno del giorno dopo per testimoniare all’annuncio.
Invece di un discorso televisivo del loro leader, agli studenti venne però presentato un canale vuoto. Dopo alcuni minuti di attesa, Jones annunciò che tutti loro avevano preso parte ad un esperimento sul fascismo e che tutti quanti avevano volontariamente creato un senso di superiorità che i cittadini tedeschi avevano nel periodo della Germania nazista. E così l’esperimento finì.

In meno di una settimana Jones era riuscito a manipolare una massa di giovani, portandoli a obbedire ciecamente ai suoi ordini.
Lo stesso Jones dirà “Un’esperienza che non rifarei mai. Mi sono imbattuto in un lato primordiale della psiche umana che potrebbe essere utile conoscere”.

Nonostante l’interessante tema sia per la psicologia sia, in generale, per lo studio del comportamento umano l’esperimento (a causa anche dei limitati dati a disposizione) non trovò grande seguito.

Su questo esperimento è stato scritto un libro e successivamente girato un film intitolato “L’Onda”

AnoHana

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Ano Hi Mita Hana no Namae o Bokutachi wa Mada Shiranai (あの日見た花の名前を僕達はまだ知らない Ano Hi Mita Hana no Namae o Bokutachi wa Mada Shiranai), letteralmente: Il nome del fiore che abbiamo visto quel giorno non lo sappiamo ancora, nota anche come AnoHana, è una serie televisiva giapponese animata, prodotta da A-1 Pictures e diretta da Tatsuyuki Nagai.

AnoHana è una serie che si può definire del genere slice of life. Soffre, come molte serie, a sbocciare nelle 11 puntate del suo svolgimento. Troppo poche per approfondire le complesse meccaniche psicologiche dei suoi protagonisti. Abbastanza per legarti alla storia e appassionarti.

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La storia ruota attorno a un gruppo di sei amici composto da Jinta, Yukiatsu, Poppo, Menma, Anaru e Tsuruko, rispettivamente tre ragazze e tre ragazzi. Una tragedia li ha divisi quand’erano piccoli e, perdendosi di vista, i ragazzi sono cresciuti diventando per certi versi ciò che non sarebbero voluti essere. Quando diversi anni dopo, una di loro, Menma, si presenta a casa di Jinta chiedendogli di realizzare il suo più grande desiderio, il gruppo, che lo voglia o meno, sarà costretto a riunirsi.

Proprio Menma diventa quindi parametro di misura delle aspettative, del futuro e indiretto metro di giudizio del dolore e dell’infelicità del presente dei suoi amici. Problemi familiari, disagio sociale, il complesso dell’otaku e dell’hikikomori, il dramma del lutto, i rapporti personali e i sentimenti non confessati, le parole non dette e lasciate sospese, come spesso la cultura giapponese classica impone negli schemi comunicativi.

La serie presenta però anche due grandi difetti:

1) L’insieme di relazioni che si intrecciano tende a diventare poco credibile e quantomai artificioso. Nonostante la caratterizzazione dei personaggi sia piuttosto ben fatta, si rovina il tutto con banali e scontati triangoli amorosi che si potevano anche evitare o quanto meno non sottolineare esplicitamente.

2) La regia abusa in maniera esagerata di scene “strappalacrime”, soprattutto nel finale dove il dolore della perdita vuole essere reso vivido e nuovo nonostante realmente ancorato al passato. Una melodrammaticità quindi un po’ tendente allo stucchevole.

Detto ciò, il prodotto rimane di alta qualità, soprattutto dal punto di vista grafico e da quello musicale e vale senz’altro la pena vederlo.

 

 

Banksy

The greatest crimes in the world are not committed by people breaking the rules but by people following the rules. It’s people who follow orders that drop bombs and massacre villages”  [Banksy]

Banksy (Bristol, 1974 o 1975) è un artista inglese.

È uno dei maggiori esponenti della street art. Si sa di lui che è cresciuto a Bristol ma la sua vera identità è tenuta nascosta. Le sue opere sono spesso a sfondo satirico e riguardano argomenti come la politica, lacultura e l’etica. La tecnica che preferisce per i suoi lavori di guerrilla art è da sempre lo stencil, che proprio con Banksy è arrivato a riscuotere un successo sempre maggiore presso street artists di tutto il mondo. I suoi stencil hanno cominciato ad apparire proprio a Bristol, poi a Londra, in particolare nelle zone a nordest, e a seguire nelle maggiori capitali europee, notevolmente non solo sui muri delle strade, ma anche nei posti più impensati come le gabbie dello zoo di Barcellona.

Una figura irriverente, intelligente, fuori dagli schemi che attraverso lo strumento visivo e ribelle della street art ha saputo lanciare messaggi profondi e provocatori. Un genio che sottolinea le idee e non chi le promuove, restando in un impenetrabile anonimato, proprio nell’epoca dell’immagine.

“Fa tutto questo e resta anonimo. Penso che questo sia fantastico. Nei nostri giorni tutti tentano di essere famosi. Ma lui ha l’anonimato.” [Brad Pitt]

La potenza del suo gesto sta nel deturnare immagini note trasformandole in icone destabilizzanti. Due bobbies che si baciano appassionatamente, i protagonisti di Pulp Fiction che brandiscono banane…

“Aspetto fondamentale dell’arte di Banksy è lo sfruttamento spericolato di superfici con divieto di affissione (di solito, pareti di edifici), il che la qualifica subito come illegale, perseguibile, esecrabile, destinata alla rimozione. È un’arte per sua natura precaria e “a tempo”, che le amministrazioni locali danno ordine di cancellare con una mano di bianco. Anche se si tratta di opere riconosciute e valutate, sul mercato dell’arte, con cifre a cinque-sei zeri. Banksy agisce sul territorio consapevole della “caducità” dei propri interventi, manco fossero installazioni di land art, castelli di sabbia o sculture di ghiaccio. Una consapevolezza che ha funto da volano per l’immagine di un artista che ha saputo fare della precarietà un punto di forza e dell’“evento” una logica permanente, opportunamente rigenerata”. [dal sito http://www.indie-eye.it]

 

There’s nothing more dangerous than someone who wants to make the world a better place.” [Banksy]

Stupende le opere create sul famoso muro della Cisgiordania.

 

Gli Errori della Mente

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I processi automatici sono processi cognitivi che si verificano senza controllo conscio e senza necessità di sforzo attentivo ed elaborazione intenzionale. Si pensi alla guida dell’automobile su strade familiari, con un tempo sereno, senza traffico: si potrebbe giungere tranquillamente a casa, pensando ai casi propri, senza aver fatto minimamente attenzione al proprio piede sull’ acceleratore, alla propria mano sul cambio o sullo sterzo e neppure alla strada talvolta.
I processi automatici sono utilissimi, ma possono condurci a commettere degli errori che chiameremo, più propriamente, lapsus.


James Reason nel suo libro Human Error del 1990 ha descritto i diversi tipi di lapsus illustrandoli con esempi della vita quotidiana in cui tutti possiamo riconoscerci.
Proviamo dunque a vedere quali sono:

Errori di cattura. Si verificano quando vogliamo deviare da una routine, ma non prestiamo sufficiente attenzione. Il risultato è quello di venir “catturati” dal processo automatico e impossibilitati a deviare dalla routine stessa.
Lo psicologo William James nel 1890 fornì un esempio di questo lapsus: eseguì automaticamente un comportamento usuale, togliendosi i vestiti del giorno per indossare il pigiama e andare a letto, ma presto realizzò di aver avuto in realtà l’intenzione di cambiare abbigliamento per recarsi a cena fuori!

Omissioni. Se un’attività di routine viene interrotta, alcuni passaggi della routine stessa possono non venire più eseguiti.
Esempio: se si viene distratti mentre ci si sta recando in un’altra stanza per prendere qualcosa (ad es. se squilla il telefono), può succedere di tornare indietro senza aver preso quella certa cosa.

Perseveranze. Dopo che un’attività di routine è stata completata, uno o più passaggi della stessa possono venir ripetuti.
Esempio: se si viene distratti appena dopo aver avviato la macchina, può accadere di girare la chiave dell’accensione un’altra volta.

Errori di descrizione. Consistono nell’attuazione di uno schema comportamentale corretto sull’oggetto sbagliato.
Nel riporre i cibi dopo un pasto, può succedere per esempio di mettere il gelato nella credenza e la zuppa avanzata nel congelatore.

Errori guidati dai dati. L’informazione sensoriale in ingresso arriva a sopraffare la sequenza automatica.
Esempio: avendo l’intenzione di comporre un numero di telefono familiare, se udiamo qualcuno pronunciare ad alta voce un’altra serie di numeri, possiamo finire a comporre questi altri numeri invece delle cifre che avevamo in mente un attimo prima.

Errori di attivazione associativa. Le associazioni consolidate possono innescare una routine automatica errata.
Ad esempio, nell’attesa che qualcuno giunga alla porta, se squilla il telefono, si potrebbe rispondere “entra!”.  A me succede qualche volta di dire “Pronto!” …al citofono.

Errori da perdita di attivazione. L’attivazione di una routine può essere insufficiente per arrivare ad una completa esecuzione della stessa.
Capita quando per esempio “sentiamo” di dover andare in una certa stanza per fare qualcosa e poi, arrivati lì, ci chiediamo: “che cosa ci sono venuto a fare?”

Fontehttp://psicocafe.blogosfere.it

Obsolescenza Programmata

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L’obsolescenza programmata  è una politica di deliberata progettazione di un prodotto con una vita utile limitata, che quindi diventerà obsoleto o non funzionante dopo un certo periodo. Ciò si può ottenere costruendo i beni in oggetto con materiali di qualità inferiore, oppure seguendo canoni costruttivi tali da rendere impossibile o troppo costosa la loro riparazione una volta che dovessero guastarsi.

Un modo molto più sottile per rendere prematuramente obsoleto un prodotto che ancora funziona è quello di immetterne sul mercato dopo poco tempo una nuova versione dotata di maggiori optional, preferibilmente dopo una adeguata campagna pubblicitaria che induca nel consumatore finale l’idea che la sua “vecchia versione” del prodotto sia ormai sorpassata ed inadeguata.

Si noterà che eventuali riparazioni di un oggetto guasto risultano, la maggior parte delle volte, talmente costose da dissuadere il cliente, che finisce per acquistare un sostituto nuovo di zecca. Tutto ciò va a produrre una quantità disarmante di rifiuti.
Tipico esempio di Obsolescenza Programmata è quello delle lampadine alogene, le lampade a incandescenza che erano praticamente perfette e programmate per essere eterne, quindi non funzionali al mercato. Allora, dopo qualche ricerca “scientifica” si è riusciti a ottenere quanto il mercato richiede: anche le alogene dopo un po’ si fulminano, si bruciano e vanno sostituite.
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Centennial Bulb, la lampadina californiana accesa da 110 anni!

Serge Latouche, famoso economista, professore universitario e filosofo definisce la società dei consumi come una forma di “totalitarismo soft”, destinato però a crollare:
«La società occidentale per secoli ha fatto fatica a crescere, perché si produceva molto ma non si consumava abbastanza. Solo dopo la seconda guerra mondiale si è trovata la “soluzione”: la società dei consumi, la crescita infinita per l’eternità. Che poggia su tre pilastri: la pubblicità, il credito, l’obsolescenza programmata. La pubblicità crea il desiderio di consumare, rende perennemente insoddisfatti di ciò che abbiamo: porta l’infelicità perché dobbiamo essere infelici in modo da desiderare sempre qualcosa da comprare.Ma per farlo servono sempre più soldi e ci indebitiamo. Ed ecco che il credito fornisce i mezzi per consumare. Infine c’è l’obsolescenza ricercata, programmata: siamo costretti a consumare, perché i nostri oggetti si rompono molto più di prima e riparare costa più che comprare oggetti nuovi, i quali costano poco perché sono prodotti con lavoro pagato niente». 

Il fatto è che nella maggior parte dei casi abbiamo perso ogni capacità, anche solo di iniziativa, riguardante la riparazione degli oggetti che ci circondano e che ovviamente in certi casi non possiamo avere dall’oggi al domani (come si può poi avere la competenza di riparare una fotocamera elettronica?)
“Chi per caso si ritrova in casa un vecchio frigorifero degli anni cinquanta, comprende quali passi da gigante abbia nel frattempo compiuto l’industria. Il frigo degli anni cinquanta infatti non si romperà mai – un clamoroso errore di progettazione! I bellissimi frigoriferi moderni invece, riescono ad unire ad un aspetto sano, funzionale ed indistruttibile, l’invisibile garanzia di una data di autodistruzione prefissata…..” 
(Liberamente tratto da un’ articolo di Roberto Quaglia per Delos)

Interessante considerare anche l’Obsolescenza Percepita, la quale serve per convincerci a gettar via cose perfettamente funzionanti o utilizzabili. Cambia il design in modo da rendere immediatamente visibile l’epoca dell’acquisto. Se indossiamo scarpe o giubbotti di tre anni fa tutti se ne accorgono all’istante.

Fonti:
http://magazine.liquida.it/2011/01/03/lobsolescenza-programmata-i-beni-di-consumo-sono-progettati-per-scadere-in-fretta/
http://www.nanopress.it/curiosita/2011/06/14/in-california-c-e-una-lampadina-accesa-da-110-anni_P1985123.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Obsolescenza_pianificata

Il Consumismo e le Relazioni Umane

03/11/2011 - Una Risposta

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“Sarebbe molto più facile uscire dall’ondata di depressione a cui stiamo assistendo se non avessimo paura di ammettere che la nostra società di consumi ci rende infelici”   [Bruce E. Levine]

Se cerco di immaginarmi il nuovo aspetto che il dispotismo potrà avere nel mondo, vedo una folla innumerevole di uomini eguali, intenti solo a procurarsi piaceri piccoli e volgari, con i quali soddisfare i propri desideri” [Alexis de Tocqueville, prima metà dell'800]

Il consumismo ha finito per incidere, anche sui nostri valori fondamentali, sui principi e parametri di riferimento della nostra vita. Un consumismo sinonimo di svendita, saldo, superofferta, ribasso, prezzo scontato, offerta speciale, promozione, etc.. ha finito per trasmettere un senso di liquidazione, svalutazione e perdita di valore anche a virtù, principi e ideali. Onestà, moralità, integrità, lealtà, rispettabilità, serietà, decenza, correttezza… tutto finito nel supermercato dei valori, tutto relativo e prescindibile, tutto in vendita e al tempo stesso deprezzato: prendi tre paghi uno.

L’antitesi classica e tormentata tra essere e avere è stata così felicemente risolta e superata: ha vinto l’avere, non c’è dubbio.

E le persone sono cambiate anch’esse, adeguandosi. Il vero segno distintivo dei nostri tempi non è, come si potrebbe credere, internet o il telefonino, ma il degrado dei rapporti umani, la perdita di Umanità. Tutto e tutti tendono a diventare cose, merci da comprare, vendere, scambiare.

Si è quel che si ha.

Le relazioni si riducono a favori da ricevere, promettere e scambiare. Tutto e tutti hanno il cartellino del prezzo. Ogni cosa ha un suo valore: conoscenze, amicizie, informazioni, affetti. Ecco a cosa ci ha portati, gradualmente e senza accorgercene, il consumismo: persone come oggetti e oggetti come persone. Cani accuditi e viziati come figli, figli trascurati e abbandonati come cani.

Un mondo in cui la gentilezza è scambiata per debolezza, la sensibilità per ingenuità, l’educazione per formalismo, l’intelligenza per pedanteria, la serietà per pesantezza.

Un mondo in cui si rivendica con orgoglio e si esibisce sfacciatamente in pubblico ciò di cui ci si dovrebbe vergognare privatamente, mentre si umilia e insolentisce quello che andrebbe ammirato e portato ad esempio.

La ragione è semplice: lo standard di condotta, di intelligenza, di capacità, di moralità, va livellato verso il basso in modo che tutti si sentano partecipi di un’unica grande famiglia. La persona troppo intelligente “deve” essere pesante, perché il consumismo vuole una massa stupida. La persona sobria “deve” essere percepito come manchevole e insufficiente, perché il consumismo deve alimentare il consumo. La persona seria “deve” essere uno disturbato, perché la superficialità, la leggerezza, la frivolezza sono il motore del consumo. I meccanismi virtuosi di emulazione sociale sono saltati, oggi si esalta e ammira Fabrizio Corona, non Leonardo da Vinci.

Pasolini scriveva che “la società preconsumistica aveva bisogno di uomini forti, e dunque casti. La società consumistica ha invece bisogno di uomini deboli, e perciò lussuriosi. Al mito della donna chiusa e separata (il cui obbligo alla castità implicava la castità dell’uomo) si è sostituito il mito della donna parte e vicina, sempre a disposizione, l’obbligo che impone la permissività: cioè l’obbligo di far sempre e liberamente l’amore”.
 La è donna ridotta ad oggetto e felicissima di esserlo, perché raccoglie attenzioni e diventa centro del consumo: consumo di beni e consumo del suo corpo. Il femminismo è servito solo a “rivalutare” l’oggetto.

Ci si ribellava prima ad essere oggetto di uso sessuale remissivo e rassegnato, si è felicissime oggi che si è ugualmente oggetto di uso sessuale, ma in modo glamour e charmante.

Fonti:
http://revolucionyhumanismo.blogspot.com/2009/04/world-wide-style-culture.html

Usagi Drop

Usagi Drop

Usagi Drop è il classico slice of life relativo ad un trentenne che si ritrova a far da tutore alla figlia del nonno. Abituato ad una vita da single e da senza-prole, vale a dire una vita incentrata sul lavoro e sulle bevute, Daikichi si ritrova improvvisamente a dover fronteggiare la vita genitoriale, per di più con una bambina di già 6 anni.

Il tema del cambiamento e della scoperta di una nuova dimensione di vita sarà quindi motore di una crescita psicologica del protagonista e di una autoconsapevolezza che renderà Daikichi davvero un uomo relaizzato.

Le tematiche trattate, pur essendo pesanti (la morte e l’abbandono soprattutto) vengono lette e raccontate con la doppia lente del mondo adulto di Daikichi e quello infantile di Rin. Un intreccio azzeccato che porta lo spettatore ad essere partecipe in maniera realistica e credibile ad una “fetta di vita” di questa coppia nata quasi per caso.

Qui trovate gli episodi in streaming ITA:
http://www.itastreaming.info/serie/Usagi-Drop/

Daikichi e rin

 

Di seguito la opening:

Oggi arrivano i barbari

Aspettando i barbari (Le invasioni barbariche)
Konstantinos Kavafis (1863-1933)

Che aspettiamo, raccolti nella piazza?
Oggi arrivano i barbari.
Perché mai tanta inerzia nel Senato?
E perché i senatori siedono e non fan leggi?
Oggi arrivano i barbari.
Che leggi devon fare i senatori?
Quando verranno le faranno i barbari.
Perché l’imperatore s’ è levato
così per tempo e sta, solenne, in trono,
alla porta maggiore, incoronato?
Oggi arrivano i barbari
L’imperatore aspetta di ricevere
il loro capo. E anzi ha già disposto
l’offerta d’una pergamena. E là
gli ha scritto molti titoli ed epiteti.
Perché i nostri due consoli e i pretori
sono usciti stamani in toga rossa?
Perché i bracciali con tante ametiste,
gli anelli con gli splendidi smeraldi luccicanti?
Perché brandire le preziose mazze
coi bei ceselli tutti doro e argento?
Oggi arrivano i barbari,
e questa roba fa impressione ai barbari.
Perché i valenti oratori non vengono
a snocciolare i loro discorsi, come sempre?
Oggi arrivano i barbari:
sdegnano la retorica e le arringhe.
Perché d’un tratto questo smarrimento
ansioso? (I volti come si son fatti serii)
Perché rapidamente le strade e piazze
si svuotano, e ritornano tutti a casa perplessi?
S’ è fatta notte, e i barbari non sono più venuti.
Taluni sono giunti dai confini,
han detto che di barbari non ce ne sono più.
E adesso, senza barbari, cosa sarà di noi?
Era una soluzione, quella gente.

Steins Gate

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Le più moderne teorie sul viaggio del tempo sono lo sfondo di questo anime uscito nel 2011.
Una trama ben articolata, complessa, ricca di colpi di scena e degli inevitabili paradossi che i viaggi temporali portano inevitablmente nel loro DNA. Rintarō Okabe, giovane scienziato autodefinitosi “pazzo”, scopre casualmente il modo per mandare SMS nel passato. Una catena di esperimenti e di inaspettati cambimenti nella realtà lo porteranno nel mirino di una potente organizzazione chiamata SERN che mira ad utilizzare la manipolazione del tempo per governare il mondo. Ma le modifiche alla realtà che il giovane scienziato apporta, conducono la sua linea temporale ad accadimenti disastrosi e inaccettabili. Inizierà così una corsa “all’indietro” per eliminare ogni traccia del suo passaggio e delle sue alterazioni.

L’anime basa l’approfondimento psicologico dei personaggi sulla figura spaccona ed esagerata di Okabe e sul suo rapporto con gli altri membri del gruppo, prima fra tutte Kurisu Makise, la cui esistenza segnerà indelebilmente le scelte nel passato nel presente  nel futuro dello scienziato.

Ottima grafica e buona colonna sonora per un prodotto che sa tenere vivo l’interesse attraverso le 24 puntate. Consigliato a tutti. Per vederlo in streaming sub ita: http://webanimex.com/episodi-in-streaming/anime/s/steinsgate-subita

SteinsGate

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